NISCEMI (CL) – A quasi trent’anni dalla frana che nel 1997 colpì Niscemi, il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare Nello Musumeci torna a puntare i riflettori su una vicenda che, secondo lui, è stata “messa da parte” per troppo tempo. In un’intervista rilasciata a La Sicilia, Musumeci parla apertamente di un lungo silenzio e solleva interrogativi sulle decisioni prese allora e rimaste incompiute.
“Qualcuno nel tempo ha avuto interesse a far calare il sipario su quella frana del 1997, lasciata nel dimenticatoio per decenni”, afferma il ministro, che invita a rileggere la storia di Niscemi alla luce di ciò che non è stato fatto.
Musumeci su Niscemi, “Cent’anni? No: cento case. E ne hanno demolite solo 25”
Il punto centrale, per Musumeci, riguarda gli interventi decisi all’epoca: nel 1997 si stabilì di abbattere cento abitazioni, ma – sottolinea – ne sarebbero state demolite soltanto 25. Da qui la domanda, secca: che fine hanno fatto le altre? E perché un piano di messa in sicurezza definito urgente all’epoca è rimasto sostanzialmente a metà?
Un interrogativo che riporta al tema delle responsabilità amministrative e della continuità istituzionale: chi doveva completare quelle demolizioni e perché non è accaduto.
Musumeci e gli anni alla Regione: “Niscemi? Mi chiesero solo una strada”
Musumeci ricorda anche la sua esperienza da presidente della Regione Siciliana. Nei cinque anni a Palazzo d’Orléans, racconta, l’unica richiesta ricevuta dal Comune di Niscemi avrebbe riguardato la riparazione di una strada provinciale crollata.
“Abbiamo realizzato quell’opera in poco tempo e speso 1,2 milioni di euro. Ma non si è mai parlato del pericolo frana per l’abitato”, sostiene. Un passaggio che, nell’impostazione del ministro, evidenzia come l’attenzione istituzionale si sia concentrata su interventi puntuali, lasciando sullo sfondo la questione strutturale del rischio.
Ciclone Harry e frane: “Due scenari diversi”
Nel ragionamento di Musumeci rientra anche il confronto tra emergenze recenti e criticità storiche. Sul ciclone Harry, che ha colpito la Sicilia con mareggiate e danni lungo le coste, il ministro osserva che “i danni potevano essere limitati” se in passato fossero state costruite infrastrutture adeguate di difesa.
Diverso, invece, il caso di Niscemi: “La frana temo fosse inarrestabile già dopo l’evento del 1997”, aggiunge, lasciando intendere che in quel momento si sarebbe dovuto intervenire con misure drastiche e definitive, non rinviabili.
Un dossier che torna d’attualità
Le parole del ministro riportano il dossier Niscemi al centro del dibattito pubblico, tra domande sul passato e nuove urgenze di prevenzione. Il tema, ancora una volta, è quello della sicurezza del territorio: non solo fondi e cantieri, ma anche scelte politiche e amministrative che, se rimandate, finiscono per trasformare il rischio in una condizione permanente.
La politica regionale e il tema del “bis”: il passaggio su Schifani
Nell’intervista c’è spazio anche per la politica regionale e per il dibattito sul secondo mandato. Alla domanda se gli bruci ancora non aver potuto completare il secondo mandato da governatore, Musumeci risponde di no, rivendicando la scelta fatta nel 2022 per evitare fratture nella coalizione: “Sono stato io a dire: se sono divisivo faccio un passo di lato, per non spaccare il centrodestra. E l’ho fatto, con un pizzico di amarezza, certo, ma con la serenità di avere lasciato una Regione migliore di quella che ho trovato. Però aspetto ancora di sapere perché ero diventato divisivo…”.
Quanto alla possibilità che Schifani possa succedere a se stesso, Musumeci evita giudizi diretti: “Non faccio pagelle. Auguro al presidente Schifani buon lavoro”. Poi aggiunge un elemento politico: secondo l’ex governatore, Schifani “sa che dal governo Meloni ha avuto e continuerà ad avere tutto quello che chiede per l’Isola”, mentre sul bis la decisione, dice, spetta alle forze politiche del centrodestra. “Ormai in Italia non c’è più una regola sugli uscenti”, conclude, citando come esempi la Sicilia nel 2022, il Molise nel 2023 e la Sardegna nel 2024.



