Il procuratore di Gela, Salvatore Vella, annuncia la possibile conclusione della prima fase dell'inchiesta a un anno dalla frana. Sotto la lente degli investigatori i lavori di consolidamento mai realizzati, la gestione delle acque e gli interventi nelle zone a rischio
Potrebbe arrivare entro gennaio 2027 la conclusione della prima fase delle indagini sulla frana di Niscemi, il movimento franoso che ha interessato un fronte di oltre quattro chilometri nell’area a ridosso del centro storico del comune nisseno.
A renderlo noto è il procuratore capo di Gela, Salvatore Vella, che coordina il pool di magistrati impegnato da mesi nella ricostruzione delle responsabilità legate al dissesto idrogeologico e agli interventi di messa in sicurezza del territorio.
Tredici le persone attualmente indagate, tra cui gli ultimi quattro presidenti della Regione Siciliana, dirigenti regionali e rappresentanti dell’associazione temporanea di imprese incaricata dei lavori di consolidamento dopo la frana del 1997, opere che non sarebbero mai state realizzate.
“Sono fiducioso, per come stiamo lavorando, e ritengo che la prima fase dell’inchiesta sulla frana di Niscemi possa andare alla conclusione indagini entro il prossimo gennaio, quindi a un anno dai fatti”. Sono le parole del procuratore Salvatore Vella, che conferma l’avanzamento dell’attività investigativa condotta dalla Procura di Gela.
L’inchiesta punta a ricostruire le eventuali responsabilità amministrative e operative connesse alla mancata realizzazione degli interventi necessari per la sicurezza del territorio, attraverso l’esame di documenti, contratti, provvedimenti e accertamenti tecnici.
L’attività della Procura si concentra su tre distinti periodi, considerati fondamentali per ricostruire le vicende che hanno preceduto il più recente movimento franoso.
Il primo riguarda gli anni dal 1997 al 1999, dalla precedente frana fino alla sottoscrizione del contratto per la realizzazione delle opere di mitigazione del rischio, interventi che non furono poi eseguiti.
Il secondo periodo comprende gli anni dal 2010 al 2016, quando il contratto venne risolto per inadempimento, senza che successivamente fossero realizzate le opere previste.
La terza fase riguarda invece il periodo dal 2016 a oggi, durante il quale gli investigatori stanno verificando gli interventi effettuati, le eventuali omissioni e le condizioni del territorio.
Tra gli aspetti maggiormente approfonditi dagli investigatori figurano le opere di consolidamento mai realizzate, i sistemi di gestione delle acque bianche e nere e la realizzazione di interventi edilizi nelle aree classificate come zona rossa.
Si tratta di elementi considerati rilevanti per comprendere l’evoluzione del dissesto e verificare se eventuali carenze nella gestione del territorio possano aver contribuito ad aggravare la situazione.
Gli accertamenti riguardano anche la documentazione amministrativa relativa agli interventi programmati negli anni e alle decisioni assunte dagli enti competenti.
Da mesi proseguono le acquisizioni documentali, le verifiche tecniche e le audizioni delle persone coinvolte nell’indagine.
Diversi indagati sono già stati ascoltati dai pubblici ministeri, che operano in stretta collaborazione con la Squadra Mobile di Caltanissetta, il Servizio Centrale Operativo (Sco) di Roma e il Commissariato di Polizia di Niscemi.
A supportare l’attività investigativa sono inoltre tre consulenti tecnici, incaricati di approfondire gli aspetti specialistici relativi al movimento franoso, alle caratteristiche del territorio e alle opere di prevenzione e consolidamento.
La Procura punta dunque a completare il primo segmento dell’inchiesta entro gennaio, a distanza di un anno dalla frana che ha interessato il territorio di Niscemi.
L’eventuale conclusione delle indagini preliminari rappresenterebbe un passaggio importante per definire le posizioni delle persone coinvolte e valutare i successivi sviluppi giudiziari.
Le responsabilità restano tutte da accertare e per i tredici indagati vale il principio della presunzione di innocenza fino a un’eventuale condanna definitiva.
L’obiettivo degli investigatori è ricostruire quanto accaduto nell’arco di quasi trent’anni, chiarendo perché gli interventi programmati per la messa in sicurezza del territorio non siano stati realizzati e quali conseguenze possano aver avuto le eventuali omissioni.