L’ex presidente dell’Assemblea regionale siciliana dovrà pagare 31.103 euro, oltre ad altri 11.660 euro in solido con l’ex autista Maurizio Messina. Accolte parzialmente le richieste della Procura contabile.
La Corte dei Conti ha condannato Gianfranco Miccichè per danno erariale legato all’utilizzo illecito dell’auto blu durante il suo incarico di presidente dell’Assemblea regionale siciliana. L’ex presidente dell’Ars dovrà versare 31.103 euro, oltre a ulteriori 11.660 euro in solido con l’ex autista Maurizio Messina, in favore dell’Assemblea.
Per Messina è stato inoltre disposto il pagamento di 13.591 euro. Entrambi dovranno rimborsare allo Stato anche le spese legali, quantificate in 1.669 euro.
La sentenza, datata 10 giugno e successivamente depositata, è stata pronunciata dalla sezione giurisdizionale della Corte dei Conti. Il collegio era composto dalla presidente Anna Luisa Carra e dai magistrati Francesco Antonino Cancilla e Salvatore Grasso.
Al centro del procedimento contabile ci sono decine di episodi contestati dalla Procura regionale, secondo cui l’autovettura di servizio sarebbe stata utilizzata per esigenze estranee all’attività istituzionale. Tra questi figurano spostamenti tra Palermo e Cefalù per accompagnare componenti della segreteria e familiari di Miccichè, oltre al trasporto di piante, medicinali e generi alimentari destinati a necessità personali.
Le contestazioni comprendono anche sette episodi di utilizzo dell’auto istituzionale per l’acquisto di sostanze stupefacenti. Su questo punto, i giudici hanno evidenziato la distrazione di risorse pubbliche verso finalità private e illecite, prive di collegamento con l’interesse dell’Ars.
Nella motivazione, il collegio sottolinea che l’impiego del mezzo, dell’attività dell’autista e delle relative risorse per questi scopi risulta incompatibile con i doveri connessi alla disponibilità di un’auto di servizio.
Il procedimento riguardava anche il non corretto impiego dell’assistente parlamentare Scardina e l’indebito rimborso di alcune spese di missione. La Procura aveva avanzato richieste per complessivi 109.397 euro: la ricostruzione accusatoria è stata accolta soltanto in parte.
Il giudizio contabile resta distinto dal processo penale, nel quale Miccichè è imputato per truffa e peculato. Messina era già stato condannato dalla Corte dei Conti, con un’altra pronuncia, per danno d’immagine all’Ars.