Le presunte consegne di denaro riprese dalla Polizia
Consegne di denaro in auto, somme fino a 6mila euro e un involucro nascosto all’interno di un orologio a pendolo. Sono alcuni degli elementi raccolti dalla Polizia nell’inchiesta per corruzione che coinvolge Gaetano Armao, ex vicepresidente della Regione Siciliana ed ex presidente della Commissione tecnica specialistica per le autorizzazioni ambientali.
La Procura di Palermo ha chiesto l’arresto di Armao e dell’avvocato Pierluigi Matta, anche lui indagato e ritenuto dall’accusa il collegamento tra l’ex vicepresidente e gli imprenditori coinvolti. Per altri sei indagati sono stati chiesti gli arresti domiciliari, mentre per un’altra persona il divieto di dimora.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Armao sarebbe stato ripreso in più occasioni durante presunte consegne di denaro.
Agli atti dell’inchiesta ci sono le immagini degli incontri con Matta. Secondo l’accusa, il denaro sarebbe stato generalmente trasferito in tranche fino a 6mila euro attraverso un meccanismo che avrebbe previsto, inizialmente, bonifici sul conto dell’avvocato.
Le somme sarebbero state formalmente giustificate come compensi per consulenze che, secondo gli investigatori, non sarebbero mai state effettuate. Matta avrebbe quindi prelevato parte del denaro per consegnarlo ad Armao.
Diverse consegne sarebbero avvenute direttamente in automobile.
In una delle sequenze inserite nella richiesta di arresto, Matta si troverebbe in auto insieme ad Armao. Approfittando di un rallentamento dovuto al traffico, secondo la ricostruzione investigativa, l’avvocato avrebbe estratto dalla tasca interna della giacca una mazzetta avvolta in una busta di plastica.
“Mettili qua“, avrebbe detto Armao, indicando il vano centrale della consolle ed evitando così, secondo gli investigatori, il passaggio diretto del denaro.
L’ex vicepresidente avrebbe anche commentato la busta utilizzata per custodire i soldi facendo riferimento a un “sacchetto dell’immondizia“.
Poco dopo avrebbe domandato: “Questo per cos’è?“. Matta avrebbe risposto: “Agosto“.
Una conversazione che, secondo gli inquirenti, sarebbe indicativa del fatto che la presunta consegna si inserisse in un sistema di versamenti periodici. Armao avrebbe quindi recuperato la busta e messo il denaro nella tasca della giacca.
Un altro episodio documentato dagli investigatori risale al 9 febbraio 2026.
Secondo quanto ricostruito, Matta avrebbe raggiunto l’automobile di Armao per lasciare sul sedile posteriore il cappotto che gli era stato affidato insieme a una busta di carta. Gli agenti avrebbero successivamente osservato Armao controllare le tasche del soprabito, mentre Matta gli indicava una di queste.
Una volta individuato ciò che cercava, Armao avrebbe detto al legale: “Grazie di tutto“.
Nel tardo pomeriggio, tornato nel proprio studio, l’ex vicepresidente sarebbe stato ripreso dalle telecamere mentre estraeva dalle tasche del cappotto un involucro di carta.
Il pacchetto sarebbe stato quindi nascosto in un contenitore cilindrico collocato all’interno di un orologio a pendolo. Per gli investigatori, anche le modalità con cui sarebbe stato custodito il denaro rappresenterebbero un elemento a sostegno della presunta natura illecita delle somme.
Una parte dell’indagine riguarda i rapporti con il gruppo CVA, attivo nel settore delle energie rinnovabili.
Secondo l’ipotesi accusatoria, le presunte somme sarebbero state corrisposte in cambio di favori. Armao, nella sua veste di presidente della Commissione tecnica specialistica per le autorizzazioni ambientali di competenza regionale, avrebbe garantito una trattazione più rapida e favorevole delle pratiche della società valdostana sottoposte alla Commissione.
Le intercettazioni avrebbero registrato anche conversazioni relative alle verifiche sull’ottemperanza alle prescrizioni ambientali riguardanti progetti per nuovi impianti.
“E mandamele… le avete mandate?“, avrebbe chiesto Armao riferendosi, secondo gli investigatori, alla documentazione relativa agli adempimenti.
In un’altra conversazione avrebbe indicato ai vertici della società le modalità con cui inoltrare una richiesta e avrebbe individuato il referente della Commissione al quale affidare la pratica.
Gli elementi raccolti sono confluiti nella richiesta di misura cautelare avanzata dalla Procura di Palermo. La richiesta riguarda Armao e Matta, mentre per altri sei indagati sono stati chiesti i domiciliari e per un’altra persona il divieto di dimora.
Sulle richieste dovrà pronunciarsi il gip dopo gli interrogatori preventivi previsti dalla normativa.
Tutte le circostanze riportate rappresentano ipotesi formulate dall’accusa nella fase delle indagini e dovranno essere verificate nel corso del procedimento. Per Armao, Matta e gli altri indagati resta ferma la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.