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02.05.2020

Mancati pagamenti Inps, la denuncia di un padre in cassa integrazione: “Non ho ancora visto un centesimo”

di Redazione
Mancati pagamenti Inps, la denuncia di un padre in cassa integrazione: “Non ho ancora visto un centesimo”

CATANIA –A oggi noi non abbiamo ricevuto nemmeno un centesimo da parte dell’Inps, assolutamente!“, è questa la testimonianza di Giuseppe Bonaccorsi, dipendente privato di una nota sala Bingo catanese e padre di 4 figli minori, ormai da quasi due mesi in cassa integrazione.

Contattato telefonicamente dalla nostra redazione, il lavoratore ci racconta le lunghe attese e le difficoltà sostenute per sperare di riuscire finalmente a ottenere la liquidità prevista dal decreto “Cura Italia”.

Sono in cassa integrazione dal 10 marzo per tutte le 9 settimane fino all’11 maggio. Inizialmente l’azienda aveva detto con una comunicazione che doveva essere dal 10 marzo al 3 aprile, poi hanno visto che le cose non andavano come dovevano e hanno aggiunto le altre settimane fino ad arrivare fino all’11 maggio“, racconta.

Una situazione che tocca pure la moglie di Bonaccorsi, dipendente privata di un’altra azienda anch’essa in cassa integrazione dall’inizio dell’emergenza Covid-19. “Mia moglie lavora fino al mese di marzo e dal primo di aprile viene messa anche lei in cassa integrazione fino al giugno“, ci spiega.

Nel frattempo – continua Bonaccorsi – si è detto che si dovevano bloccare i mutui, ma io sto aspettando da mercoledì scorso, da quando si è sbloccato con il decreto attuativo la situazione prevedeva il blocco del mutuo. Da una settimana aspetto i moduli che mi mandano tramite mail da compilare e da inviare, secondo prassi, alla Consap che ha 15 giorni di tempo, così come la banca con altri 5 giorni di tempo“.

Mi sono trovato comunque a pagare la rata di marzo, la rata di aprile e, come previsto, anche quella di maggio senza avere un centesimo. Ho parlato pure con la banca, perché oltre al mutuo ho anche un prestito, e mi è stato detto che i prestiti non vengono bloccati. Ovviamente le utenze arrivano e si devono pagare normalmente, perché non è stato riportato nulla a riguardo. Non è una bellissima situazione“.

In tutta Italia l’azienda ha 17 sale distribuite sul territorio, però non so se la cassa integrazione è stata ricevuta anche nelle altre zone. Io parlo a livello di sala nostra insieme ai miei colleghi. Noi, del settore del gioco, non siamo citati in nessun passaggio di questa Fase 2. Non sappiamo niente, è come se in un momento come questo ci dovessimo vergognare di richiamare i nostri diritti. È sempre un lavoro che fa mangiare tantissime famiglie, non ci nascondiamo dietro il dito“, denuncia il dipendente.

La disperazione è tanta e i problemi non riguardano soltanto il lato economico, ma anche quello sociale e psicologico a causa di un lockdown prolungato che pone molti in una situazione di sofferenza anche tra le mura domestiche. “Non abbiamo dei castelli, non avendo case grandissime si impazzisce. Stare sempre insieme, 24 ore su 24, la casa può anche diventare piccola per tutti i residenti. Anche per i bambini stessi, che non so nemmeno quando usciranno e come potranno reagire.

“Il mio appello – conclude Bonaccorsi – è che qualcuno possa farsi avanti, la burocrazia è quello che ci sta ammazzando. Come sappiamo siamo in Europa, però negli altri Stati europei non è così. In Sicilia già eravamo già ultimi, adesso con questa situazione lo siamo ancora di più“.

Immagine di repertorio