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21.10.2026

Autotrasportatori, scontro tra Cts e Aias dopo l’accordo con Salvini: Richichi respinge le accuse di minacce e violenze

di Redazione | 3 min di lettura

Il Cts denuncia pressioni sui camionisti intenzionati a tornare al lavoro e chiede l’intervento delle forze dell’ordine. Il presidente dell’Aias replica: «Ma quali violenze?». Assemblea decisiva all’Interporto di Catania.

Autotrasportatori, scontro tra Cts e Aias dopo l’accordo con Salvini: Richichi respinge le accuse di minacce e violenze

La revoca del fermo proclamata dal Comitato Trasportatori Siciliani non chiude la protesta dell’autotrasporto nell’Isola. Anzi, nelle ultime ore si è aperto un duro confronto interno alla categoria tra il Cts guidato da Salvatore Bella e l’Aias presieduta da Giuseppe Richichi, che non condivide l’esito del tavolo con il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini e annuncia nuove valutazioni nel corso dell’assemblea convocata all’Interporto di Catania.

A innescare lo scontro sono state anche le accuse lanciate dal Cts, che ha denunciato presunte minacce ai danni degli autotrasportatori intenzionati a riprendere regolarmente il lavoro, chiedendo l’intervento di prefetto e questore di Catania nelle aree del casello di San Gregorio e del porto. Bella ha parlato di colleghi che sarebbero stati ostacolati e intimiditi durante la protesta.

Richichi: «Ma quali violenze?»

Accuse che Giuseppe Richichi respinge nettamente.

«Ma quali violenze? Le uniche violenze sono quelle che subisce la povera gente che sciopera per il caro gasolio», afferma il presidente dell’Aias, contestando la ricostruzione del Cts.

Richichi sostiene che la protesta abbia coinvolto gran parte del comparto e critica soprattutto gli effetti dell’accordo raggiunto a Milano.

«Tutti gli autotrasportatori siciliani e non solo hanno fatto i blocchi e i fermi e quelli dell’intermodalità si sono presi i soldi senza fare niente. Ora vedremo il da farsi», dichiara.

Il riferimento è alle misure discusse nel confronto con il governo nazionale e, in particolare, alle risorse destinate all’intermodalità. Secondo Richichi, quanto ottenuto finora non sarebbe sufficiente a rispondere alle ragioni che hanno portato una parte degli autotrasportatori siciliani alla mobilitazione.

Il nodo dell’accordo con Salvini

Il Comitato Trasportatori Siciliani aveva annunciato la revoca del fermo dopo l’incontro di Milano con Salvini e il viceministro Edoardo Rixi, mantenendo tuttavia lo stato di agitazione in attesa della soluzione delle questioni ancora aperte.

Una scelta che ha ridimensionato sensibilmente la protesta ma che non è stata condivisa dall’Aias.

Richichi ridimensiona anche la portata delle concessioni ottenute durante il confronto: «Ieri a Milano sono stati “sganciati” solo i soldi per il mare bonus e si sapeva».

Per il presidente dell’associazione, dunque, restano sul tavolo i problemi strutturali che avevano dato origine alla mobilitazione, a partire dal caro carburante e dall’aumento dei costi sostenuti dalle imprese di autotrasporto.

Le accuse del Cts

La posizione del Comitato è diametralmente opposta. Bella ha denunciato pubblicamente episodi che, secondo il Cts, avrebbero impedito ad alcuni trasportatori di tornare al lavoro, parlando anche di danneggiamenti e intimidazioni e sollecitando una maggiore presenza delle forze dell’ordine. Il Comitato sostiene che la quasi totalità dei propri associati intenda riprendere normalmente l’attività.

Si tratta, allo stato, di accuse formulate dal Cts e contestate dall’Aias, sulle quali non risultano nel materiale disponibile accertamenti giudiziari definitivi.

Il confronto tra le due anime della protesta si sposta così dal tavolo nazionale agli snodi siciliani nei quali nei giorni scorsi si erano concentrati i presidi.

Assemblea all’Interporto di Catania

L’attenzione è adesso rivolta all’assemblea dell’Aias all’Interporto di Catania, dove Richichi e gli autotrasportatori che non si riconoscono nell’intesa raggiunta dal Cts decideranno come proseguire la mobilitazione.

«Andiamo all’assemblea e vedremo il da farsi», conclude Richichi.

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