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10.10.2026

Sicilia, 7,9 miliardi di euro evasi in un anno. Ma i Comuni recuperano appena 5 mila euro

di Chiara Borzì | 2 min di lettura

Il quadro, dunque, restituisce un’attività di collaborazione con il fisco che, in gran parte dei comuni siciliani, non si traduce in risultati economici apprezzabili

Sicilia, 7,9 miliardi di euro evasi in un anno. Ma i Comuni recuperano appena 5 mila euro

Quasi 8 miliardi di euro di imposte e contributi sottratti al fisco in un anno, ma un’attività di contrasto che, sul fronte della collaborazione tra Comuni e Agenzia delle Entrate, produce risultati ancora esigui. È il quadro che emerge dal rapporto dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, pubblicato oggi, 10 ottobre, che mette a confronto le dimensioni dell’evasione fiscale in Italia con le somme riconosciute agli enti locali che contribuiscono a individuarla.

In Sicilia il gettito evaso è stimato in 7 miliardi e 941 milioni di euro nel 2023, ultimo anno per il quale sono disponibili i dati riportati nell’analisi. L’importo colloca l’Isola tra le regioni con il maggiore ammontare di imposte e contributi sottratti alle casse pubbliche. Il peso dell’evasione, misurato in rapporto al gettito incassato, raggiunge il 18 per cento, contro una media nazionale del 12,1 per cento. Un divario di quasi sei punti percentuali che evidenzia la distanza tra la Sicilia e il dato italiano.

A fronte di questa dimensione del fenomeno, la partecipazione dei Comuni all’attività di accertamento resta limitata. Nel 2024 soltanto 13 amministrazioni siciliane hanno trasmesso segnalazioni qualificate all’Agenzia delle Entrate, ottenendo nel 2025 un contributo economico per la collaborazione prestata. Si tratta di una quota ridotta rispetto ai 391 Comuni presenti nell’Isola. Le segnalazioni riguardano situazioni sospette individuate attraverso le informazioni disponibili sul territorio e possono interessare, tra gli altri ambiti, attività economiche, redditi immobiliari non dichiarati, residenze fittizie all’estero e disponibilità patrimoniali non coerenti con i redditi dichiarati.

Il dato più significativo riguarda le somme riconosciute alle amministrazioni locali. Tra i capoluoghi siciliani, Marsala è quello che ha ottenuto il contributo più elevato, pari a 2.427 euro. Seguono Messina, con 1.385 euro, e Palermo, con 738 euro. A Catania sono stati riconosciuti 530 euro, mentre Regalbuto ha incassato 540 euro. Gli importi scendono a 355 euro per San Pietro Clarenza, 325 per Monterosso Almo, 140 per Pachino, 100 per San Giuseppe Jato, 84 per Ragusa, 83 per Paternò, 73 per Piazza Armerina e appena 7 euro per Agrigento.

Il quadro, dunque, restituisce un’attività di collaborazione con il fisco che, in gran parte dei comuni siciliani, non si traduce in risultati economici apprezzabili. Il rapporto della Cgia precisa che i contributi sono legati alle segnalazioni effettuate nel 2024 e riconosciuti nel 2025. Non rappresentano, quindi, il totale delle somme recuperate dall’amministrazione finanziaria nell’Isola, ma misurano il ritorno economico attribuito agli enti locali per il loro apporto all’accertamento dei tributi erariali.

La Cgia segnala inoltre che il coinvolgimento dei comuni incontra ostacoli concreti. Le segnalazioni devono essere circostanziate e sostenute da informazioni attendibili, mentre gli uffici locali spesso dispongono di organici ridotti e competenze non sufficienti per svolgere questo tipo di attività. La formazione del personale e una collaborazione più strutturata con l’amministrazione finanziaria potrebbero quindi contribuire a migliorare i risultati.

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