Il commissario straordinario Alessandro Delle Donne: "Abbiamo contribuito a far emergere l'anomalia". Sotto inchiesta gli interventi eseguiti all'ospedale San Giovanni di Dio. Un indagato licenziato, verifiche sul possibile danno erariale
Oltre 100 interventi per l’impianto di protesi peniene eseguiti all’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento, con costi che sarebbero stati addebitati al Servizio sanitario nazionale anche in assenza dei requisiti previsti dai Livelli essenziali di assistenza (Lea). È quanto emerge dall’inchiesta della Procura che vede cinque medici indagati e sulla quale interviene il commissario straordinario dell’Asp di Agrigento, Alessandro Delle Donne.
L’Azienda sanitaria provinciale rivendica di aver contribuito a far emergere le presunte irregolarità, avviando verifiche interne dopo aver riscontrato un incremento sospetto del numero di interventi e un afflusso significativo di pazienti provenienti da altre regioni, attirati anche da promozioni diffuse sui social network.
A chiarire la posizione dell’Azienda sanitaria è lo stesso commissario straordinario, che sottolinea le iniziative intraprese per verificare quanto stava accadendo all’interno dell’ospedale agrigentino. “L’Asp ha contribuito a far emergere l’anomalia, dopo il sospetto incremento del numero di interventi e dell’afflusso di pazienti da fuori regione attratti anche da promozioni sui social, avviando verifiche interne, licenziando uno degli indagati, segnalando la vicenda all’assessorato regionale alla Salute e garantendo piena collaborazione alla magistratura”.
Secondo quanto riferito da Delle Donne, dunque, l’Asp aveva già avviato accertamenti amministrativi e adottato provvedimenti nei confronti di uno dei professionisti coinvolti, oltre a informare l’assessorato regionale alla Salute.
Al centro dell’inchiesta vi è la presunta imputazione al Servizio sanitario nazionale dei costi relativi agli interventi chirurgici, anche nei casi in cui non sarebbero stati rispettati i criteri previsti dai Lea.
L’Asp ha annunciato ulteriori iniziative per tutelare le risorse pubbliche e l’immagine dell’azienda.
“A tutela delle risorse pubbliche e dell’immagine dell’ente, l’Asp ha già disposto una integrazione istruttoria per una più completa segnalazione alla Procura regionale della Corte dei Conti e procederà alla costituzione di parte civile nel procedimento penale, non appena ne ricorreranno i presupposti processuali”, ha spiegato Delle Donne.
Il commissario ha inoltre precisato che, qualora le responsabilità venissero definitivamente accertate, l’azienda agirà nelle sedi competenti per ottenere il risarcimento sia dell’eventuale danno erariale derivante dall’utilizzo indebito di risorse pubbliche, sia del danno all’immagine subito dall’Asp.
Particolarmente duro l’intervento del commissario straordinario sulle possibili conseguenze della vicenda per i pazienti e per l’immagine della sanità agrigentina.
“L’Asp di Agrigento ha molte criticità: una mobilità passiva insostenibile, liste di attesa da abbattere, pronto soccorso sotto pressione, una risposta assistenziale sicuramente migliorabile. Ma non può essere associata, agli occhi dell’opinione pubblica nazionale, a un simbolo fallico”.
Delle Donne ha quindi espresso una netta condanna delle condotte oggetto dell’inchiesta, sottolineando come eventuali abusi possano aver penalizzato pazienti con necessità sanitarie più urgenti.
“Quel simbolo rappresenta un esempio deplorevole di pochi soggetti, dei quali è oggi messa in discussione la serietà professionale e deontologica, e di altri che evidentemente ne hanno fruito sorpassando pazienti ben più bisognosi ed oncologici, oltre che in danno delle casse pubbliche e della collettività”.
Il commissario straordinario ha ribadito la volontà di difendere il lavoro dei circa 5.000 operatori dell’Asp di Agrigento, che quotidianamente garantiscono l’assistenza sanitaria sul territorio.
L’azienda intende evitare che le presunte condotte di un numero ristretto di professionisti possano compromettere la credibilità dell’intero sistema sanitario provinciale.
Parallelamente all’inchiesta penale, proseguiranno quindi gli approfondimenti amministrativi e contabili per verificare l’eventuale utilizzo improprio di fondi pubblici.