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30.09.2026

Aeroporto di Comiso, il conto delle emergenze lo pagano i lavoratori: “Organici insufficienti e carichi sempre più pesanti”

di Redazione | 5 min di lettura

Per CGIL e Filt CGIL è quindi necessario cambiare impostazione. Comiso non può essere utilizzato soltanto come aeroporto di supporto quando l’Etna impone limitazioni operative allo scalo di Catania

Aeroporto di Comiso, il conto delle emergenze lo pagano i lavoratori: “Organici insufficienti e carichi sempre più pesanti”
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Un sopralluogo per verificare direttamente le condizioni operative dello scalo e raccogliere le criticità di chi ogni giorno lavora all’aeroporto di Comiso. È da qui che parte la nuova denuncia della CGIL di Ragusa e della Filt CGIL, che chiedono una strategia strutturale per il sistema aeroportuale del Sud-Est siciliano.

“Difficoltà già emerse più volte”

Nel corso della visita effettuata ieri, il segretario generale della CGIL di Ragusa, Giuseppe Roccuzzo, e il segretario generale della Filt CGIL Ragusa, Filippo Scollo, hanno avuto modo di confrontarsi con lavoratori e operatori dello scalo, raccogliendo un quadro che conferma difficoltà già emerse più volte, soprattutto in occasione delle emergenze che coinvolgono l’aeroporto di Catania.

“Problema non solo infrastrutturale”

“Abbiamo voluto vedere direttamente cosa accade quando Comiso è chiamato improvvisamente a sostenere una parte consistente del traffico deviato da Catania”, dichiarano Roccuzzo e Scollo. “Il problema non è soltanto infrastrutturale. Esiste una questione altrettanto importante che riguarda l’organizzazione del lavoro, le dotazioni di personale e la capacità dello scalo di affrontare picchi di traffico che ormai non possono più essere considerati eventi eccezionali”.

Il grido d’allarme dei lavoratori

Un grido d’allarme arriva infatti dagli stessi lavoratori e dalle lavoratrici dell’aeroporto. Durante le emergenze sono chiamati a sostenere carichi di lavoro particolarmente pesanti e, nei periodi di maggiore traffico, hanno garantito l’operatività dello scalo anche attraverso doppi turni e una forte flessibilità organizzativa.

“Servono organici adeguati”

“Quando c’è un’emergenza queste professionalità diventano indispensabili, poi, una volta superata la fase critica, si rischia di tornare a considerarle come una variabile da adattare alle esigenze del momento”, sottolinea Filippo Scollo. “Non si può costruire un sistema aeroportuale affidandosi ogni volta alla disponibilità e al sacrificio straordinario dei lavoratori. Servono organici adeguati, una programmazione stabile e condizioni di lavoro sostenibili”.

“Cambiare impostazione”

Per CGIL e Filt CGIL è quindi necessario cambiare impostazione. Comiso non può essere utilizzato soltanto come aeroporto di supporto quando l’Etna impone limitazioni operative allo scalo di Catania. “È arrivato il momento di costruire un vero piano strutturale e operativo integrato tra gli aeroporti di Catania e Comiso”, affermano Roccuzzo e Scollo. “Un piano che non venga rispolverato soltanto durante le emergenze, ma che definisca stabilmente ruoli, capacità operative, infrastrutture, collegamenti e dotazioni di personale dei due scali”.

“Non è accettabile che ogni emergenza venga affrontata come se fosse la prima”

Il potenziamento di Comiso, secondo il sindacato, deve quindi procedere su due binari paralleli: investimenti infrastrutturali e rafforzamento stabile dell’occupazione. “Comiso non può essere considerato l’aeroporto da utilizzare soltanto quando Catania è in difficoltà”, concludono Roccuzzo e Scollo. “Deve diventare una componente strutturale del sistema aeroportuale siciliano, con investimenti adeguati e una presenza stabile di lavoratori e lavoratrici. Le professionalità che già oggi garantiscono il funzionamento dello scalo devono essere valorizzate e messe nelle condizioni di lavorare con una programmazione certa. Non è accettabile che ogni emergenza venga affrontata come se fosse la prima“.

“Funzionare sempre, non solo in emergenza”

Per CGIL e Filt CGIL la questione riguarda quindi non soltanto la continuità dei voli, ma anche la qualità del lavoro, la sicurezza organizzativa e la credibilità complessiva di un sistema aeroportuale che deve essere programmato per funzionare sempre, non soltanto quando scatta l’emergenza.

La fondatrice di Next to Business: “Non si può dipendere da un solo scalo”

Sulla stessa scia si colloca l’intervento di Romina Roccasalvo, fondatrice di Next to Business e imprenditrice che opera nella logistica e nei servizi per l’agroalimentare.

“Fa male vedere ancora una volta la Sicilia finire sulle cronache nazionali per aeroporti bloccati, voli cancellati e collegamenti difficili. L’Etna fa parte del nostro territorio e continuerà a condizionare l’operatività di Catania. Proprio per questo non possiamo affrontare ogni episodio come se fosse imprevedibile“.

“La Sicilia orientale non può dipendere da un solo scalo. Comiso ha le condizioni per svolgere un ruolo più importante e non possiamo ricordarcene soltanto quando Fontanarossa si ferma. Servono voli stabili, servizi adeguati e una programmazione che gli consenta di crescere e offrire più possibilità a chi vive, lavora o deve raggiungere questa parte dell’Isola”.

Per Roccasalvo, però, aumentare l’offerta aeroportuale risolve soltanto una parte del problema. La possibilità di raggiungere gli scali in tempi prevedibili conta quanto la disponibilità dei voli.

“Da imprenditrice che lavora ogni giorno con la logistica, vedo quanto pesino tempi, distanze e affidabilità dei collegamenti. Possiamo avere più aeroporti, ma se spostarsi da una parte all’altra della Sicilia richiede tempi incerti, il problema rimane”.

Il punto, secondo Roccasalvo, riguarda direttamente anche le imprese siciliane. “Il business si nutre di certezze. Chi lavora con clienti e mercati fuori dalla Sicilia deve poter programmare una consegna, una trasferta, l’arrivo di un buyer o la partecipazione a una fiera sapendo su quali tempi può contare. Senza collegamenti veloci e affidabili aumentano i costi, si complica l’organizzazione e diventa più difficile competere sui mercati internazionali”.

Per questo la fondatrice di Next to Business chiede che la viabilità venga affrontata come una delle leve dello sviluppo economico dell’Isola.

“Dobbiamo smettere di pensare alle singole infrastrutture come opere isolate. È finito il tempo delle cattedrali nel deserto. Un aeroporto funziona se è collegato al territorio che deve servire. Lo stesso vale per un porto o per un’area produttiva. Aeroporti, porti, strade e autostrade devono formare una rete che permetta a persone e merci di muoversi senza che ogni spostamento diventi un’incognita”.

“Rilanciare la Sicilia passa anche da qui. Se vogliamo attirare investimenti, far crescere le imprese e rafforzare gli scambi con il resto d’Italia e con l’Europa, dobbiamo poter contare su infrastrutture e collegamenti all’altezza. Non aspettiamo che i problemi diventino irrisolvibili per affrontarli. Le criticità le conosciamo. È il momento di pensare alla mobilità dell’Isola con una strategia complessiva e di lungo periodo”.

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