L’Università e la Chiesa etnea uniscono le forze per offrire agli studenti un percorso di crescita che coniuga alta formazione e impegno civile
Si è svolto ieri mattina, nell’Aula Magna del Rettorato, l’incontro di presentazione per la firma della nuova convenzione triennale di stage tra l’Ateneo e l’Arcidiocesi. Al centro del progetto, intitolato “Tirocini curriculari, ponte tra carità e terza missione universitaria”, ci sono l’inserimento sul campo degli studenti e il contrasto alla dispersione scolastica.
L’Università e la Chiesa etnea uniscono le forze per offrire agli studenti un percorso di crescita che coniuga alta formazione e impegno civile. La nuova intesa di stage, siglata tramite un seminario e una conferenza stampa congiunta, è nata per attivare tirocini formativi orientati al supporto delle realtà più fragili del territorio. I lavori sono stati aperti dai saluti del Magnifico Rettore dell’Università di Catania, il professor Enrico Foti.
Il professor Giuseppe Speciale, delegato per la Didattica, ha illustrato il valore dell’iniziativa, sottolineando come questa esperienza permetta agli studenti di confrontarsi con contesti complessi, portando la “forza vitale della gioventù” ai destinatari delle attività. Speciale ha evidenziato la necessità di far concorrere l’approccio scientifico e l’azione sul campo per combattere l’abbandono scolastico, citando come esempio l’unione tra le analisi analitiche del professor Carlo Colloca e l’intervento “porta a porta” di padre Pietro Sapienza, storico parroco della Madonna del Divino Amore a Zia Lisa ed ex guida della comunità al Villaggio Santa Maria Goretti. Il delegato ha inoltre ringraziato il direttore del dipartimento di Giurisprudenza, professor Salvatore Zappalà, e il professor Angelo Zappulla per aver creduto subito nel progetto.
L’Arcivescovo metropolita, Sua Eccellenza Monsignor Luigi Renna, ha definito l’Ufficio Diocesano per il contrasto alla dispersione scolastica – unico in Italia nel suo genere – come il «frutto di una fantasia dello spirito». Richiamando i principi della Costituzione conciliare Gaudium et Spes, l’Arcivescovo ha spiegato che l’autonomia relazionale tra Chiesa e istituzioni si concentra sul «bene dell’umanità», contrastando la piaga della povertà educativa, vissuta sul territorio come una «triste eredità». L’Arcivescovo ha inoltre sottolineato il ruolo dei laici impegnati nei doposcuola, dove la presenza degli universitari innescherà una forte emulazione tra i più giovani: «Se un ragazzo di scuola media vede un universitario – ha ricordato Monsignor Renna -dice “anch’io ce la posso fare”».
La dottoressa Agata Pappalardo, direttrice del citato Ufficio Diocesano, ha condiviso i dati allarmanti dell’Osservatorio Metropolitano, coordinato insieme al professor Colloca: a Catania il 43,6% dei sedicenni è a rischio povertà ed esclusione sociale, e la dispersione scolastica tra i 18 e i 24 anni supera il 24%. Nonostante l’applicazione del Decreto Caivano abbia fatto registrare un trend di segnalazioni e sanzioni in discesa tra il 2025 e il 2026, la platea di minori presi in carico dai servizi sociali resta vasta.
«Il volontariato è una risorsa immensa – ha spiegato la direttrice – ma occorre strutturare l’intervento perché possa essere a 360 gradi». Per questa ragione, la nuova convenzione mette in rete otto dipartimenti dell’Ateneo (da Giurisprudenza ed Economia a Scienze Umanistiche, della Formazione e Medicina), offrendo competenze che spaziano dalla tutela legale dei minori all‘educazione finanziaria e al supporto medico. L’obiettivo profondo è «andare incontro ai giovani nelle periferie geografiche ed esistenziali della nostra città perché questo stage si trasformi in carità educativa».
A testimonianza della crescita del progetto, la dottoressa Pappalardo ha annunciato importanti novità logistiche, sottolineando che i centri diocesani si muovono costantemente come «autentici motori di responsabilità civile». Tra le azioni sul campo figurano:
I centri aggregativi della diocesi si confermano veri e propri «laboratori di vita» in cui la contaminazione tra studenti di culture diverse mostra l’apertura ecumenica delle strutture, fondate principalmente «sui valori umani e sul bene comune».
I lavori si sono conclusi con la presentazione dei tutor e le testimonianze degli operatori presenti, a conferma di un progetto fortemente condiviso.
