No alla scarcerazione, Dell’Utri scrive dal carcere: “Atto di crudeltà giudiziaria”

No alla scarcerazione, Dell’Utri scrive dal carcere: “Atto di crudeltà giudiziaria”

PALERMO – Il Tribunale di sorveglianza di Roma ha respinto la richiesta di scarcerazione per motivi di salute avanzata dai difensori dell’ex parlamentare Marcello Dell’Utri.

L’ex esponente di Forza Italia è attualmente detenuto nel carcere romano di Rebibbia dove sta scontando una pena a 7 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa emessa in secondo grado il  25 marzo 2013 dalla Corte d’Appello di Palermo e poi diventa definitiva. Dopo il verdetto era fuggito in Libano.

Una latitanza-lampo finita con l’arresto a Beirut. Secondo i giudici, Dell’Utri può stare in carcere perché le patologie di cui soffre non sono in stato avanzato e lui, che è in grado di deambulare, potrebbe anche scappare. L’ex parlamentare, inoltre, può essere curato nei reparti di Servizi ad assistenza intensificata previsti nelle carceri.

Nel luglio del 2017 , infatti, gli era stato diagnosticato un tumore alla prostata maligno. Da lì sono iniziate le richieste per la sospensione della pena, ma nel dicembre dell’anno scorso, il Tribunale di sorveglianza di Roma rigetta le sue richieste.

L’ex senatore per protesta, ha scritto una lettera dai toni accesi dove chiede giustizia e inizia uno sciopero della fame e delle cure.  Oggi ha aggiunto di essere amareggiato, più che sorpreso, per l’ennesimo atto di crudeltà giudiziaria compiuto dal Tribunale di Sorveglianza di Roma nei suoi confronti.

Nonostante il benestare dei medici che hanno giudicato la malattia incompatibile alla detenzione in carcere, i magistrati hanno deciso di non procedere alla liberazione di Dell’Utri. Dopo il no alla scarcerazione del marito, la moglie parla di “accanimento”.