L’Archivio di Stato di Catania, una miniera per conoscere l’evoluzione della città

L’Archivio di Stato di Catania, una miniera per conoscere l’evoluzione della città

CATANIA – Un luogo in cui prende forma, in un batter d’occhio, la storia di Catania, nei suoi minimi particolari, dall’età moderna fino ai giorni nostri. Un punto di riferimento per chi fa della ricerca storica la propria ragion di vita e non smette mai di andare più a fondo per scoprire i segreti di determinati e ben precisati fatti storici, che spesso sfuggono. L’Archivio di Stato della città etnea, in via Vittorio Emanuele, svolge ormai da anni un ruolo di primo piano per gli storici e per una continua informazione, in merito agli eventi, ai personaggi e all’evoluzione di Catania.

Famiglie di nobili che ci riportano alla mente, per esempio, il nome di una strada e che hanno svolto funzioni importanti per la città fino al periodo dell’unità di Italia trovano posto qui. Oltre a essi troviamo naturalmente i loro atti notarili, che riportano le loro faccende riguardanti le loro proprietà, i loro terreni, che spesso comprendevano una buona parte di città, ma anche i loro matrimoni, la loro professione e la loro eleggibilità in politica. Tutti elementi che fanno capire da vicino come essi abbiano, in qualche modo, fatto la storia del capoluogo etneo.

Una conferma della grande rilevanza di tutto ciò ce la da la dottoressa Maria Sofia Sicurezza, vicedirettrice dell’Archivio di Stato di Catania“La funzione principale di questa struttura è quella della ricerca storica, perché i documenti che sono presenti qui consentono di verificare la veridicità delle interpretazioni dei fatti storici. Un principio che teniamo a fare rispettare è quello di non spostare mai gli atti dal loro posto, perché così possiamo vedere se lo studioso ha interpretato bene gli avvenimenti storici. Questo vincolo in passato molti non lo accettavano. Qui vengono anche gli studenti per fare una tesi, oltre agli studiosi che voglio fare degli studi su una località”.

I tanti casati nobiliari che hanno, per certi aspetti, popolato Catania e la sua provincia nel corso dei secoli danno dimostrazione della loro importanza proprio qui. “Queste famiglie hanno fatto, per esempio – continua la dottoressa Sicurezza -, costruire palazzi e noi verifichiamo ciò attraverso il contratto di matrimonio del primogenito del nobile, che riceveva l’investitura dei feudi, contenuto negli archivi privati che ci sono stati versati. Mi riferisco ai San Martino, ai Maiorana, ai Biscari. Dai loro documenti si evince anche la storia del territorio, in cui avevano le loro proprietà. Al primogenito veniva data una parte importante del piano nobile, e così si risale alla storia famiglia. Tutto questo serve anche per ricerche di urbanistica, attraverso anche la data di costruzione di una chiesa, che apparteneva a un ordine religioso, e agli atti di costruzione di un edificio. Spesso il riconoscimento di un determinato lavoro a una persona avveniva non solo tramite moneta, ma anche attraverso generi alimentari. Grazie ai testamenti si riesce a capire come funzionava la vita qui da noi. I casati si dividevano, per esempio, tra chi appoggiava il governante dell’isola e chi invece lo contrastava”.

I documenti riportano anche il peso sociale di queste persone nell’ambito politico. “Qui abbiamo anche le liste degli eleggibili – conclude la dottoressa Sicurezza – che ci riportano, oltre al nominativo della persona, anche l’età, la professione e il luogo in cui abitava. L’elezione per un determinata carica avveniva tramite il censo, ma in essa influivano anche altri aspetti come, per esempio, la parentela”.