SANTA MARIA DI LICODIA – Interessante occasione per gli alunni delle classi terze del Liceo “M. Rapisardi” delle Scienze Umane di Santa Maria di Licodia – sede distaccata dell’Istituto di Istruzione Superiore di Paternò, guidato dalla Dirigente Scolastica Dott.ssa Maria Grazia D’Amico – di ampliare la conoscenza del grande drammaturgo William Shakespeare, attraverso l’esperienza del teatro e del cinema. I ragazzi, opportunamente preparati in classe dalla professoressa Claudia Finocchiaro, hanno avuto l’occasione di partecipare a due spettacoli sulle tragedie del grande bardo inglese e di assistere al Riccardo III presso il teatro Verga di Catania e al film Hamnet presso il cinema di Belpasso.
Nel primo incontro gli alunni, assistendo alla rappresentazione teatrale del Riccardo III di Shakespeare, hanno potuto mettere a confronto l’argomento studiato con la trasposizione teatrale dell’attrice Maria Paiato, in cui il personaggio shakespeariano affascinante, ironico, seducente ma spaventosamente lucido e crudele, viene presentato come personaggio anomalo, deforme nell’animo più che nel corpo, capace di ammaliare, di lusingare e di sedurre pur di arrivare al suo intento, quello di diventare re d’Inghilterra.
Gli alunni hanno potuto fare un confronto tra quanto appreso in classe e quanto messo in scena nella trasposizione teatrale della scrittura di Shakespeare che ha restituito loro un personaggio interessante, antico ma sempre attuale, in cui la natura ambigua del protagonista viene rivelata nella sua essenza solo attraverso i monologhi in cui spiega le sue intenzioni al pubblico mentre con gli altri personaggi egli si rivela crudele, opportunista e beffardo. La natura di Riccardo duca di Gloucester, spietato usurpatore della corona inglese, viene esaltata solo grazie all’unica abilità di cui è dotato, il linguaggio, ammaliante e travolgente, utilizzato sapientemente con frasi scolpite e taglienti in grado di anticipare al pubblico le sue intenzioni e di convincere i suoi avversari a cedere. Ed è attraverso le parole e l’analisi psicologica dell’ultimo re della casa di York che Shakespeare esplora l’animo umano e analizza quel mistero che è l’uomo e la sua sete di potere.
Il secondo incontro con Shakespeare si è tenuto presso il cinema The Space di Etnapolis per assistere alla visione di Hamnet, nel nome del figlio. La regista Chloé Zhao, partendo da un best seller dell’autrice irlandese Maggie O’Farrell, assume il punto di vista della moglie del Bardo Anne Hathaway e racconta uno degli episodi più tragici della vita della coppia, la morte del figlio Hamnet a soli undici anni.
I ragazzi hanno molto apprezzato il punto di vista della regista nel mettere in scena il dolore di Shakespeare e il modo di come il drammaturgo-uomo reagisce ad esso con una delle più grandi opere teatrali della storia, Hamlet.
Hamlet, considerata la tragedia più influente della letteratura inglese, tragedia familiare in cui nessun personaggio sopravvive e collegata direttamente al tema della morte e della perdita, esplora la profondità dell’esistenza umana nel famoso monologo To be or not to Be, punto cruciale dell’introspezione del protagonista. Qui Amleto affronta con sofferenza la meditazione sulla natura del dolore e sull’attrattiva del non-essere e prende in causa la possibilità della morte come fuga dalle sofferenze e dalle ingiustizie della vita. Ma il monologo To be or not to be non è affatto una contemplazione del fine vita, né Amleto può essere definito un eroe codardo che preferisce procrastinare piuttosto che agire. Esso rappresenta invece una vera presa di coscienza umana perché è attraverso il dubbio amletico e l’overthinking del protagonista che possiamo constatare che pensare e riflettere sono già azione.
I tempi odierni così veloci e avanzati, con la tecnologia che va a mille all’ora e l’uso dell’intelligenza artificiale che in tanti campi sostituisce l’uomo e minaccia di dominarlo, vengono così messi a confronto con l’intelligenza amletica e il dubbio umano in cui il pensiero, la riflessione e il controllo non sono sinonimi di debolezza o insicurezza ma diventano prerogativa essenziale del nostro restare umani.



