CATANIA – Un nuovo PUG Catania, che dovrà sostituire il vecchio piano urbanistico di Piccinato, del 1964.
I nuovi punti dell’Ordine etneo degli Ingegneri sono stati raccolti in un documento – redatto in collaborazione con il Centro Studi Urbanistici della provincia di Catania – presentato allo Sheraton del 20 marzo.
Un ulteriore passo nella redazione del PUG, rallentato per via delle varie normative, ma anche grazie ai contributi delle associazioni territoriali, degli ordini, dei tecnici e di un’amministrazione che ne ha fatto il suo principale obiettivo si sta definendo sempre di più questo PUG.
CONFRONTI E COLLABORAZIONI DEL PUG
Il documento presentato in occasione dell’incontro, «a testimonianza che il nostro Ordine con impegno mette a disposizione le proprie competenze, professionalità e capacità di visione – dichiara il presidente della categoria etnea Mauro Scaccianoce – Catania attende da oltre sessant’anni l’adozione di uno strumento urbanistico generale. Non solo un’anomalia amministrativa, ma anche una criticità strutturale nel governo del territorio. In assenza di una visione urbanistica moderna e condivisa, infatti, la città si è sviluppata nel tempo in modo spesso frammentario, con ripercussioni negative e rendendo più ardue le nuove sfide sociali e ambientali».
Questo ritardo diventa anche tema politico e istituzionale, come sottolineato dal presidente dell’ARS Gaetano Galvagno: «Uno svantaggio che può diventare punto di forza, se affrontato con responsabilità – commenta – serve una direzione chiara, orientata all’interesse della collettività. Perdere questo obiettivo significherebbe rallentare lo sviluppo».

Abbiamo già avviato progetti volti al cambiamento, soprattutto nel campo dei trasporti». Una visione condivisa che porta l’idea di città futura, come evidenziato dal presidente del Consiglio comunale Sebastiano Anastasi, che sottolinea l’esigenza di «una città centripeta, con più strutture pubbliche, maggiore attenzione alle periferie e al vasto patrimonio artistico. Ci assumiamo l’impegno di valutare con responsabilità il PUG, non appena arriverà in Consiglio».
In questa prospettiva si inserisce anche il contributo della Fondazione degli Ingegneri, come sottolinea il presidente Filippo Di Mauro: «Il PUG rappresenta un vero e proprio progetto di città, capace di integrare sostenibilità ambientale, rigenerazione, resilienza e innovazione». Questo impegno assume anche un valore simbolico, come evidenziato dal presidente del CePSU di Catania Carmelo Maria Grasso: «Un vero e proprio atto di fede. In tutti questi anni Catania ha subito tanti cambiamenti e una grave involuzione, diventando sempre meno attrattiva, non solo per i cittadini ma anche per gli investitori».
PIANO LAVORATIVO

Finita la fase delle verifiche; parte dei suggerimenti sono stati inseriti nel testo, ancora in fase di redazione, che dovrebbe essere completato entro la fine di settembre 2026. Per questo si potrà passare alla fase successiva, con la presentazione al Consiglio Comunale entro ottobre.
L’Amministrazione ha già predisposto il regolamento edilizio, attenendosi alle disposizioni vigenti, ma dovrà tenere conto delle possibili novità del nuovo testo unico dell’edilizia. Un insieme di norme che dovranno essere subito attuabili e di immediata comprensione per i tecnici. A completare il quadro, Alessandro Amaro (presidente Architetti PPC Catania) che ha definito il PUG “coraggioso” e Rosario Fresta (presidente Ance Catania) che ha puntato l’attenzione sulla classe di imprenditori che oggi vogliono essere protagonisti della rinascita della città.
COSA ASPETTARSI DAL PUG
Per gli ingegneri sono 4 i punti importanti, come illustrato da Riccardo Privitera e Viviana Pappalardo, del Centro Studi Urbanistici della provincia di Catania. Il primo è quello legato al dimensionamento, tenendo conto del progressivo spostamento della popolazione verso i comuni limitrofi e da un aumento del pendolare. Una realtà che pone di fronte a una scelta: limitarsi a registrare il calo demografico oppure adottare strategie attive per attrarre nuovi residenti.
Le azioni previste includono il riuso del patrimonio edilizio esistente, la rigenerazione mediante demolizione e ricostruzione degli edifici degradati e la creazione controllata di nuovi edifici. Altro aspetto cruciale è la sostenibilità, per fronteggiare le scarse risorse pubbliche per la realizzazione di infrastrutture e servizi. In questo quadro sarebbe determinante il coinvolgimento dei privati, coniugando redditività e produzione di benefici collettivi.
I primi due punti si collegano strettamente alla qualità urbana e alla mobilità sostenibile.



