Uno splendido sabato mattina ricco di incontri e spunti di riflessione (a cui, anticipo, seguirà a breve meraviglioso bis al liceo Spedalieri)!
Il 28 febbraio 2026 presso il liceo scientifico Boggio Lera di Catania si è svolto un incontro letterario con me, autrice di “Finisterrae” (Delos).

Al liceo Boggio Lera ho dialogato con ragazzi di secondo e terzo liceo, reattivi e curiosi. Già preparati da una sapiente lettura del mio romanzo dalla loro docente di italiano, la prof.ssa Angela La Guzza, hanno ascoltato partecipi una mia introduzione sulla fantascienza.
La letteratura di fantascienza si presenta molto sfaccettata anche partendo solo dall’analisi dei suoi contenuti.
In particolare, possiamo suddividerla nel modo seguente:
- dei viaggi spaziali e del rapporto uomo-macchina;
il massimo esponente è Isaac Asimov con la Trilogia della fondazione: la Terra inquinata è stata abbandonata dagli uomini che si sono trasferiti su nuovi pianeti; il tempo farà sì che i “coloni” perderanno del tutto il contatto con il pianeta delle origini, seguendo ciascuno un’evoluzione diversa dagli altri. Filone comune è il rapporto con gli androidi, temibili, ma ormai insostituibili.
Anche Philip Dick scrive racconti e romanzi di questo tipo, come Ma gli androidi sognano pecore elettriche? - cyberpunk;
il termine è stato tratto dai romanzi di William Gibson che nella sua trilogia (Neuromante, Giù nel cyberspazio e Monnalisa cyberpunk) disegna una realtà underground, cupa e corrotta, in cui uomo e macchina si sono integrati. Vi sono uomini con organi meccanici, ma anche con memorie artificiali inserite nel cervello. - le ucronìe;
basate su “se fossero state operate scelte diverse, come sarebbe stato il mondo attuale?”. Un esempio ne è 22-11-1963 di S. King: grazie a un luogo che consente un salto nel 1954, i protagonisti verificano cosa accadrebbe se venisse salvato J.F. Kennedy. E ancora una volta troviamo P. Dick con La svastica sul sole. - Sociologica;
questa fantascienza analizza la realtà dal punto di vista politico e sociale, portando alle sue estreme conseguenze le grandi problematiche del presente.
Un precursore ne è stato G. Orwell con 1984 che ribalta, rispecchiandola la realtà del 1948, in cui fu scritto. Uno dei suoi grandissimi autori è Philip Dick che nei suoi racconti e romanzi ha estremizzato le paure degli anni ’60, di una guerra atomica e di una vita nei bunker sotterranei (La penultima verità), della privazione delle libertà a causa di un eccessivo controllo di un “Grande Fratello” (Tempo fuor di sesto), di sperimentazioni sullo sviluppo di capacità mentalica (Minority report).
A questo genere appartengono anche Non lasciarmi di Ishiguro, sullo sviluppo della clonazione umana (la straziante condizione di cloni creati come “rimpiazzo” d’organi), I figli degli uomini della P.D. James, sulla fine dell’umanità per sterilità dovuta all’inquinamento.
La distopia
Proprio quella definita prima “sociologica” rappresenta di solito delle distopie, ovvero il ribaltamento di un’utopia. Se l’utopia, quindi è un sogno, un mondo ideale, il suo contrario è una realtà in cui l’uomo vive una condizione di infelicità, per lo più sotto regimi totalitari.
Ritorniamo, però, al genere con “1984” di G. Orwell: schiacciando l’occhio alle potenze dell’Asse (Germania, Italia e Giappone), la Terra è suddivisa in Oceania, Eurasia e Estasia. L’Oceania comprende Londra, dov’è ambientato il romanzo. Vi è un partito unico, un Grande Fratello che controlla la popolazione attraverso i teleschermi per la propaganda e l’apparato burocratico. Slogan significativi sono: “Il Grande Fratello ti guarda” (titolo originale), “la guerra è pace”, “la libertà è schiavitù”, “l’ignoranza è forza”. Il protagonista fa parte proprio di un ufficio che riscrive la storia e che finirà nelle maglie della “psicopolizia” macchiandosi del reato di pensiero non ortodosso, a causa di un amore vietato.
Altro caposaldo è “Il mondo nuovo” di Aldous Huxley: il modello T (produzione seriale) di Ford è alla base di questa nuova società, Ford è Dio; vi è la massima libertà sessuale, ma nessun vero legame, la riproduzione è garantita attraverso macchine e i bambini vengono cresciuti dalla società. Questa è suddivisa in caste: la alfa destinata a governare, la beta alla burocrazia fino a quelle dei lavoratori, ottenuti con un processo di assenza di ossigeno in fase embrionale. Sono tenuti sotto controllo da una droga, da un condizionamento mentale e da quest’organizzazione basata sul piacere. Esistono ancora civiltà “selvagge”, con usi “primordiali”, da cui scatta l’impossibile contatto e scontro, tra due membri diversi di questi mondi.
“Fahrenheit 451” di Ray Bradbury si basa sugli autodafé richiesti da ogni pensiero unico, pensiamo al rogo di libri imposto dalla censura ecclesiastica (col rogo anche dei liberi pensatori), fino a quello nazista con diverse terribili imitazioni moderne, per il controllo della cultura e delle idee. Il titolo, infatti, indica la temperatura a cui brucia la carta. Anche in questo caso la televisione funge da sistema per ottundere la mente, una sorta di condizionamento, e i vigili del fuoco non servono per spegnere gli incendi, bensì per appiccarli. Unico mezzo per ribellarsi è imparare a memoria i testi e tramandarli. Meravigliosa, ma un po’ ostica per i neofiti la prosa poetica.
LE CURIOSITÀ DEI RAGAZZI: DIETRO LE QUINTE DI FINISTERRAE
Il momento più vivo è stato il confronto con le domande degli studenti, che hanno scavato nel profondo della mia opera:
- sulla fatica di scrivere: mi hanno chiesto quale sia stata la parte più difficile. Senza dubbio le scene delle torture. Avendo un approccio cinematografico, vedo e sento tutto ciò che scrivo; descrivere la sofferenza di Thomas in prima persona mi ha causato un reale dolore fisico ed emotivo.
- Sul perché scrivo: per me scrivere è un’esigenza vitale, come respirare. È una forma di autoterapia che diventa arte nel momento in cui quelle emozioni vengono condivise e seminate negli altri.
- Sull’originalità e il metodo: come nasce un libro? Tutto parte da una fase istintuale (come l’amore per Bosch), ma poi subentra la struttura. Lavoro su un plot rigido, capitolo per capitolo, e solo dopo lascio libera la “scrittura creativa” dove nascono i dialoghi e le descrizioni più vive.
- Sui riferimenti letterari: è stato affascinante vedere come i ragazzi abbiano colto riferimenti a La fattoria degli animali o alla poesia Il lampo di Pascoli. Anche se non sempre inserisco questi simboli razionalmente, essi sono sedimentati nel mio inconscio e riemergono durante la scrittura.
- Sulla scena del bambino: abbiamo riflettuto sulla scena in cui Thomas salva un bambino durante un’esplosione. Volevo mostrare come un uomo comune, non eroico, possa compiere una scelta etica fondamentale di fronte alla fragilità estrema, superando il proprio egoismo
- Sull’ironia: molti hanno notato l’autoironia di Thomas. Credo moltissimo nell’ironia come arma di difesa per tollerare le tragedie. La mia scena preferita da scrivere? Quella in cui Thomas, drogato, parla di draghi in un momento di totale cortocircuito comunicativo.

UN MESSAGGIO DI SPERANZA
Nonostante la visione cupa di Finisterrae, ho voluto tracciare una via di salvezza individuale attraverso l’amore e la musica. Ai ragazzi ho lasciato un augurio: che le nuove generazioni possano smentire il mio pessimismo e costruire un cammino diverso da quello tracciato nelle mie pagine.
Poi mi hanno omaggiata di un mazzo di fiori. Insomma, deliziosi!

Grazie ancora ai prof. Angela La Guzza, Mirella Barone, Barbara Coppola, Silvana Gangi, Fabio Rindone, Rosanna Gulisano, alla DS Valeria Pappalardo e naturalmente ai ragazzi del liceo Boggio Lera.

Cinzia Di Mauro, autrice catanese di Pangolino mon amour!, tragicomiche avventure del periodo covid, All Around, di una fantascienza orwelliana Finisterrae Delos Digital, di una trilogia di fantascienza Genius (finalista Urania e Delos) Ledizioni, di un noir umoristico La storia vera di un killer nano (segnalato al Premio Calvino), di un thriller sull’alta finanza Paso doble, di I love Meteorite, romanzo grottesco su una famiglia e un mondo distopico.
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