Corsi per lustrascarpe. E perchè non per lavandaie, ricottari, ecc…

Corsi per lustrascarpe. E perchè non per lavandaie, ricottari, ecc…

PALERMO – La Confartigianto di Palermo avvia un corso di formazione per lustrascarpe. Proprio ieri è stata avviata una vera e propria selezione di giovani e meno giovani per poter entrare in una cooperativa specifica che il sodalizio sindacale degli artigiani intende costituire. E, all’offerta piuttosto singolare, non sono mancati all’appello studenti universitari ed anche prossimi alla laurea, visto che il lavoro in Sicilia è ormai una chimera.

Più che singolare è inusuale un lavoro del genere, ma non nell’Isola, caso mai al Nord; qui, purtroppo, qualsiasi attività è ben accetta e perché non fare il lustrascarpe? O ancora per meglio dire, non fa male cercare di rispolverare vecchi mestieri, ormai in disuso che potrebbero sollevare le sorti della comunità, di gente che ha perduto il lavoro, specie gli “esodati” che sono rimasti da anni nel limbo e lontani dall’Inps e dal lavoro che facevano prima. Considerato che lo Stato e la stessa Regione vietano categoricamente insediamenti industriali o investimenti turistici, con infrastrutture collegate, per via di tasse che hanno sforato qualsiasi record di rialzo, tanto da lasciare la nostra Isola fuori da qualsiasi circuito, specie da parte dell’imprenditoria straniera che, invece, si riversa in realtà territoriali come le Canarie, le Azzorre o come la vicina Malta, portando sviluppo economico, soldi e lavoro.

Allora veramente non ci resta che rimboccarci le maniche e portare avanti progetti come quello di Nunzio Reina, presidente della Confartigianato di Palermo, con la cooperativa dei sciuscià? Meglio che inventare nuovi lavori e che poi possono provocare nuove delusioni, pensiamo a rispolverare alcuni di quelli che da più mezzo secolo andati in soffitta. Ad esempio una cooperativa di Prèfiche… Prèfiche e che vuol dire? Semplice non vi spaventate! Le prèfiche erano quelle donne attrici che venivano chiamate dai parenti di un defunto, pronte a piangere e strapparsi i capelli nella camera ardente e durante i funerali, naturalmente pagate bene bene! Oppure le lavandaie che con la cesta di vimini piena di biancheria sporca sulla testa si recavano “annacandosi” ai lavatoi pubblici, o al fiume a lavare; oppure i venditori ambulanti di latte, che si accompagnavano con la capra, con la pecora o con la mucca, per le vie di paese; o i ricottari ambulanti con le vascelle e le cavagne piene e fumanti di squisita ricotta. Come siamo caduti in basso!!!

Giuseppe Firrincieli

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