QUESTO ARTICOLO FA PARTE DEL CONCORSO DIVENTA GIORNALISTA, RISERVATO AGLI STUDENTI DELLE SCUOLE SUPERIORI DELLA PROVINCIA DI CATANIA.
«Il principio etico e giuridico che regola la ripartizione di beni, onori, cariche o oneri tra i membri di una comunità». Questa è la definizione di “giustizia distributiva” secondo l’enciclopedia Treccani. Uno dei criteri utilizzati per la distribuzione di beni e onori è quello del merito.
Chi può dire se sia giusto o sbagliato?
E soprattutto chi stabilisce cosa ti porta a meritare di più di qualcun altro?
Mettiamo caso che essere più meritevoli equivalga ad essere più bravi o a lavorare meglio o più di qualcun altro. In questo scenario il criterio di distribuzione meritocratico potrebbe insegnare ai cittadini l’importanza dell’impegnarsi seriamente in qualcosa, portando ad una maggiore efficienza, cosa senza dubbio positiva. Sicuramente si verificherebbe più competitività in qualsiasi ambito, non solo in quello lavorativo. Questo aspetto potrebbe però avere un risvolto negativo: si arriverebbe a respirare un clima ostile, non ci sarebbe più solidarietà, se aiutassi oggi qualcuno, domani potrebbe superarmi e ricevere più di me, quindi perché aiutarlo?
Inoltre questo stesso metodo potrebbe portare a un ulteriore squilibrio, cosa accadrebbe se una persona non potesse essere meritevole? O se non lo fosse abbastanza da ricevere il necessario per vivere? La si dovrebbe lasciare morire? Chiaramente questo non sarebbe accettabile.
Sarebbe quindi più equo distribuire i beni secondo i bisogni di ciascuno, dunque ricevere solo quello di cui si ha bisogno per vivere. Anche questo sistema però ha dei difetti, potremmo infatti non fare nulla ma, siccome ne abbiamo bisogno, ricevere lo stesso qualcosa, cosa ci impedirebbe dunque di abusare di questa condizione e sfruttarla a nostro favore per oziare? Inoltre sostengo che nella società in cui viviamo il merito detiene una certa importanza, quindi se io sono oggettivamente più meritevole di qualcun altro, ricevere tanto quanto riceve lui, potrebbe farmi storcere il naso, potrei vederla come un’ingiustizia, soprattutto se l’altro non mostra impegno e non è interessato a ciò che fa o peggio non fa nulla.
Quindi se nessuno dei due metodi da solo può funzionare, che alternativa abbiamo?
L’ideale sarebbe una via di mezzo, cioè distribuire per meriti senza tralasciare i bisogni o viceversa distribuire secondo i bisogni prendendo in considerazione i meriti, in modo tale da garantire una vita dignitosa a tutti, premiando comunque i più meritevoli, e soprattutto garantire le stesse opportunità a tutti, così che diventi una scelta della persona “accontentarsi” o meno. Sarebbe però realizzabile? Potrebbero esserci ulteriori metodi? Il discorso è molto ampio e complicato e sicuramente non basterebbero 3000 caratteri per arrivare a una vera conclusione o meglio soluzione. Spero però con questo breve articolo di aver portato anche solo una persona a porsi le mie stesse domande per trovare il giusto compromesso.



