Ti è mai capitato di non sentirti abbastanza o all’altezza di qualcosa o di qualche situazione?
E di “auto-sabotarti” a causa della tua ansia?
I fenomeni più diffusi, tra i giovani e i “giovanissimi” (e non solo), sono proprio i disagi emotivi; circa l’80% della popolazione mondiale si è ritrovato a sperimentarne uno, spesso senza ,poi, chiedere aiuto. Tali problematicità sono ,talvolta, accantonate; inutile dire quanto ,oggi, ci si soffermi ,maggiormente, su uno “scandalo” generato da qualche influencer , piuttosto che su problematiche di attualità. In questi casi ,però, fare prevenzione, mostrando supporto e facendo sentire queste persone comprese, non sarebbe poco e aiuterebbe ,inevitabilmente, ad evitare spiacevoli conseguenze.
Cosa si intende per bassa autostima ?
La bassa autostima è un qualcosa di limitante per l’individuo in sé, essa può essere definita come una “percezione negativa della propria persona” e può rivelarsi attraverso molteplici modalità: pensieri autodistruttivi (“sono un fallimento”), senso di inadeguatezza (“non sono capace a fare nulla”), bisogno di isolarsi, paura di non essere all’altezza delle proprie o altrui aspettative, paura (di essere traditi, rifiutati o abbandonati).
Da ciò ne scaturisce una sorta di ansia da “prestazione” derivata dalla convinzione di “non essere in grado di…/non essere in grado per…”. D’altra parte, chi ,invece, soffre di ansia cronica, non riuscirà a fornire delle buone prestazioni, andando a confermare ,in questo modo, l’idea di partenza di non essere in grado e ,di conseguenza, di non valere nulla.
Chi soffre di bassa autostima presenta:
– problemi nell’esporre sentimenti o bisogni;
– preoccupazioni e dubbi costanti;
– difficoltà ad accettare i complimenti;
– mancanza di fiducia e di controllo;
– costante confronto con gli altri per svalutarsi;
– parlare di sé in modo negativo;
– paura del fallimento e auto sabotaggio;
– incapacità di porre limiti;
– costante ricerca di compiacere gli altri;
– sensibilità alle critiche;
– isolamento sociale;
-perfezionismo;
CAUSE
Tra le cause più comuni di bassa autostima si collocano:
-le esperienze di vita avverse, negative o traumi, che hanno poi sviluppato nella persona un sentimento di vergogna.
-comparazioni sociali che ,se utilizzate in un’ottica distruttiva, diventano altamente disfunzionali.
-perfezionismo eccessivo, spesso si commette “l’errore” di porsi aspettative troppo alte , prendendo in considerazione “modelli tipo” virtuali e irraggiungibili da seguire; questo ci induce a svilupparlo in maniera spropositata.
-problematiche mentali come ansia, depressione o disturbi mentali.
-mancanza si sostegno e supporto sociale.
-fallimenti recenti e non.
-aver subito abusi fisici e psicologici.
-aver subito atti denigratori o body shaming in relazione alla propria fisicità, che possono innescare un meccanismo di bassa autostima a causa del proprio corpo.
CONSEGUENZE
Una delle conseguenze maggiori ,che si presentano, è l’isolamento, in quanto si ha la tendenza ad evitare di esporsi agli altri per “proteggersi”. Questo crea delle ripercussioni nelle relazioni sociali del soggetto:
Nelle relazioni di coppia: si può iniziare a manifestare gelosia e paura dell’abbandono; mentre, nel caso in cui l’amore non sia corrisposto, il soggetto potrebbe tendere a sviluppare forti sentimenti di autosvalutazione, legati al fatto di non essere ricambiati. Tutto ciò potrebbe comportare a vivere male anche l’intimità con il proprio partner, magari legato al fatto di provare insicurezze, o appunto bassa autostima, nei confronti del proprio aspetto fisico.
Anche l’orientamento sessuale può indurre allo sviluppo di una bassa autostima, causate dal modo in cui vengono interpretati i giudizi altrui.
-bassa autostima e lavoro: nell’ambito lavorativo, autostima e ansia da prestazione sono strettamente collegate, di conseguenza, sviluppando una scarsa fiducia di sé stessi, si genereranno conflitti con i colleghi o i superiori.
SINDROME DELL’IMPOSTORE
La sindrome dell’impostore è un segno , non che conseguenza, di bassa autostima e considerazione di sé.
Si tratta di una condizione psicologica basata su un forte senso di inadeguatezza, accompagnato dalla convinzione di non meritare i risultati/successi che si sono ottenuti e ,al contrario, indurci a pensare di aver raggiunto determinati obiettivi e traguardi per pura casualità o per errore.
Tale disagio, è ,nella maggior parte dei casi, sviluppato a causa di famiglie nelle quali ,durante l’infanzia, non avviene scambio di idee, non si presti attenzione ai desideri e alle aspirazioni di ogni componente. Dove si verifichino conflittualità, assenza di supporto emotivo (e non), in cui la comunicazione scarseggia e i comportamenti vengano regolati da dure imposizioni.
Spesso vorremmo essere straordinari o unici in ciò che si sta facendo, nel ruolo che si sta ricoprendo o che ci è stato assegnato; d’altro canto, accade di riconoscere i nostri punti deboli e questo genera in noi ansia e stress che ,spesso, possono sfociare in iper controllo , con conseguenti problemi di salute mentale cronici e stati depressivi.
BASSA AUTOSTIMA E PERFEZIONISMO
Con il termine perfezionismo (che non deve essere confuso con l’idea di una persona perfettina) si fa riferimento ad un comportamento che spinge un soggetto, che sembra essere affetto da disturbo ossessivo compulsivo, a raggiungere un’ideale ,che è nella loro testa, giudicando i comportamenti altrui come migliori dei propri e ,di conseguenza, criticando duramente se stessi, timorosi che, se l’azione ripetuta, si possano verificare delle vere e proprie catastrofi.
C’è da dire ,però, che la società attuale in cui viviamo ci esorta continuamente a fare del nostro meglio per migliorare e raggiungere risultati sempre più efficaci ; dunque, si può affermare benissimo che la tendenza a fare sempre il massimo domina ogni campo del nostro vivere quotidiano: dalla scuola al lavoro.
Dall’esterno non sempre è possibile accorgersene, poiché i soggetti in questione ci appaiono ,semplicemente, come persone capaci e realizzate che cercano sempre di migliorare se stessi o quello che fanno. In realtà ciò che si cela dietro a tutto ciò riporta sempre ad una bassa autostima.
Chiaramente va fatta una distinzione tra “perfezionismo funzionale e perfezionismo patologico”. Quest’ultimo è caratterizzato da:
– aspettative elevate e ,talvolta, irrealistiche;
– eccessivo spreco di energia per raggiungere tali aspettative;
– danneggiamento del rendimento della persona stessa;
– errore vissuto in maniera tragica e negativa;
– sensazione di fallimento costante;
– autovalutazioni severe;
Al contrario, il “perfezionismo funzionale” viene comunemente definito come quella “ salutare ricerca di eccellenza ”, “ si tratta di un qualcosa che spinge una persona a migliorare le proprie capacità e di impegnarsi in progetti che lo portino a raggiungere mete sempre più ambiziose.
ISOLAMENTO DA BASSA AUTOSTIMA
Una delle ripercussioni spiacevoli della bassa autostima, è sicuramente la tendenza dell’individuo ad isolarsi. Questa percezione distorta di noi stessi, incide sulle attività del pensiero, ma anche sull’affettività e sulle relazioni con gli altri e il mondo circostante. Chi ne soffre, avverte un senso di “dissociazione” tra io e mondo, dove ,spesso, si finisce per negare l’esistenza del mondo esterno, chiudendosi dentro una vera e propria bolla dove si ha solo se stessi.
SOLITUDINE
Nei casi più gravi di isolamento, si può entrare all’interno di un circolo vizioso. La carenza di relazioni, a sua volta, può guidare verso lo sviluppo di tristezza e solitudine. Quest’ultima è una condizione talvolta utile per l’essere umano, perché senza la quale non saremmo in grado di capirci. Essa ,però, non sempre ha una valenza positiva, difatti quando si trasforma in uno stato abituale di “scollegamento” dagli altri, può essere causa di malessere e depressione.
DEPRESSIONE
Un’altra grave ripercussione di chi soffre di bassa autostima è proprio la depressione, in quanto ,se si è soggetti ad auto conferirsi continuamente giudizi negativi di noi stessi, automaticamente sarà più facile essere a rischio di disturbi come la depressione.
Che cos’è la depressione? Si tratta di una patologia psichiatrica ahimè piuttosto diffusa che coinvolge maggiormente gli adulti, ma anche giovani, anziani e bambini ormai non ne sono più esclusi.
Un individuo affetto da depressione presenterà facilità al pianto, eccessiva emotività, pensieri di autosvalutazione o ,addirittura, pensieri suicidi, spossatezza e perdita di attenzione, difficoltà a dormire, scarsa concentrazione, assenza/ diminuzione/aumento dell’appetito e disinteresse nei confronti di attività che prima erano piacevoli da svolgere. Chiaramente i sintomi possono variare da persona in persona.
Tale disturbo può svilupparsi per predisposizione genetica o in seguito ad avvenimenti stressanti o che hanno generato nel soggetto un vero e proprio trauma o a causa di crisi scatenate da lutti, perdite, fasi difficili o difficoltà della vita.
Chi soffre di bassa autostima tende ad essere un soggetto altamente vulnerabile e ,quindi, può facilmente cadere in questi “tranelli” della mente.
Come soluzione a tale disturbo psichico, le case farmaceutiche tendono a produrre e a proporre sempre nuove “ pillole della felicità “. Tale disagio può essere ,invece, affrontato, evitando di chiuderci e costruire intorno a noi una vera e propria prigione.
In queste situazioni, l’aiuto di specialisti come lo psichiatra o la figura dello psicologo è fondamentale; però, anche la famiglia, i cari ed eventuali partner della persona in questione devono indubbiamente contribuire (tranne nei casi in cui siano loro i fattori di innesco).
BASSA AUTOSTIMA E DISTURBI ALIMENTARI
La bassa autostima è uno dei fattori che ,spesso, causa i disturbi alimentari, dove la persona tenta ,attraverso il controllo dell’alimentazione, a non sentirsi più “sbagliata”, ad attenuare quel forte senso di vergogna o la convinzione di non meritare amore o approvazione da parte degli altri.
La maggior parte delle persone vede la propria forma fisica come fonte primaria di imbarazzo e insicurezze. Purtroppo , però, si sviluppa sempre di più il desiderio di uniformarsi a ideali (talvolta anche irrealistici e irraggiungibili) di magrezza e a confrontare il proprio corpo con quello altrui che può apparire agli occhi di tale persona “perfetto” e rispettoso degli standard sociali a confronto del proprio.
Ciò che ne consegue è un forte senso di inadeguatezza e un intenso atteggiamento autocritico e disprezzo di sé.
I disturbi alimentari generati da bassa autostima possono essere due: anoressia e bulimia. Nel primo caso l’effetto più evidente è sicurante la magrezza, protagonista di questo disturbo. Si tratta ,però, di una magrezza paradossale poiché appare evidente all’osservatore, ma non a chi ne soffre che ,al contrario, si giudica in sovrappeso o ,addirittura, vede il proprio corpo come “gigantesco”.
Le prime manifestazioni non sono subito visibili nel corpo, nascono ,invece, dalla mente sotto forma di fantasie in cui il soggetto inizia ad immaginarsi “magrissimo” e inizia a percepire il proprio corpo “ingombrante” e “inaccettabile”.
Questo disturbo si sviluppa prevalentemente nelle donne, anche se oggi una percentuale tra il 10% e il 15% della popolazione anoressica appartiene al genere maschile.
Invece, nel caso della bulimia tutto ha inizio da una irregolarità alimentare, caratterizzata dalle cosiddette abbuffate. Si tratta di assunzioni di cibo in maniera rapida e “clandestina”, senza curarsi né del senso di fame né del gusto di ciò che si sta mangiando.
In questi casi, i soggetti sono sempre a dieta, ma senza riuscire a mantenerla, poiché solitamente i primi mesi si riesce a seguirla tranquillamente e a perdere anche qualche chilo, per poi crollare inesorabilmente in queste abbuffate o in un’alimentazione incontrollata. A seguito di tutto ciò, la persona inizia a manifestare un accentuato senso di colpa di quanto fatto precedentemente.
A quel punto, si cerca di “riparare” imponendosi a saltare pasti, a digiunare per qualche giorno o inducendosi a vomitare o usando lassativi per avvertire la sensazione di sentirsi meno gonfi e per “compensare” tutte quelle calorie che sono state assunte nell’abbuffata antecedente.
Nel caso di entrambi i disturbi, il centro di interesse del soggetto diviene proprio il cibo, che diventa la principale e unica preoccupazione. Ciò che si pensa è quello di aver commesso un “peccato” che deve essere assolto, in questi casi utilizzando come strumento per farlo, il proprio corpo e l’alimentazione.
Intraprendere un percorso con degli specialisti è fondamentale per poter affrontare un procedimento che possa far riprendere il controllo del proprio corpo, della propria salute mentale e in un certo senso anche della propria vita. Chiaramente essendo un meccanismo che scaturisce dalla propria mente, il tutto deve partire anche dalla persona in sé che ,con coraggio, forza e determinazione, deve riuscire ad uscirne.
COME RICONOSCERE UN SOGGETTO CHE SOFFRE DI BASSA AUTOSTIMA
Come già detto precedentemente, prevenzione e supporto ,in tali casi, sono fondamentali. Per cui, ecco alcuni dei segnali che permettono di riconoscere tale problematica nel soggetto:
– propensione sistematica ad evitare sfide, nuove esperienze e tendenza all’isolamento.
– eccessiva auto criticità su di sé e tendenza ad evidenziare i propri difetti.
– esagerata sensibilità alle critiche, anche quelle costruttive verranno percepite dal soggetto non come input di miglioramento o di crescita, bensì come conferma della loro scarsa validità.
– paura di fallire.
– bisogno costante di approvazione da parte di chi gli sta intorno.
– difficoltà a manifestare opinioni, desideri e le proprie emozioni.
RIMEDI
I rimedi forniti dagli specialisti contro la bassa autostima sono i seguenti:
– Iniziare un percorso di psicoterapia;
–rinunciare all’ambizione della perfezione;
-Darsi il permesso di sbagliare;
–Riconoscere, accettare e imparare a gestire la paura della disapprovazione sociale;
-Mantenere una costanza di sé nonostante i fallimenti che possono bussare alla porta;
– Acquisire la consapevolezza che la propria autostima e la percezione che ognuno ha di se stesso, può cambiare poiché influenzata da numerose situazioni che si verificano nel corso della nostra vita;
– Imparare a premiarsi;
Ma ,soprattutto, la cosa più importante è quella di imparare ad AMARSI.
DISTURBO D’ANSIA
L’ansia ,dal punto di vista fisiologico, ha come obiettivo quello di prepararci ad affrontare un pericolo percepito e ad affrontarlo in maniera funzionale. A volte ,però, l’ansia può diventare difficile da gestire e causare un malessere profondo. Difatti quando questi stati d’ansia diventano persistenti ed intensi, rischiano di diventare disfunzionali e provocare delle vere e proprie crisi con conseguente difficoltà a gestirle.
Essa si manifesta ,oltre che in maniera psicologica, attraverso sintomi fisici come: tremori, nausea, respiro affannoso e molto altro ancora…
Mentre ,come principali sintomi psicologici, si riscontrano: panico, preoccupazioni, agitazione, paura e senso di angoscia, paura di perdita del controllo e difficoltà nel concentrarsi. Questi segni potrebbero sfociare in depressione o stati fobici causati da stress eccessivo.
Le cause dei soggetti affetti d’ansia, possono essere molteplici:
– da fattori genetici poiché ,magari, si è già vulnerabili;
– aspetti sociali o caratteriali (una persona con bassa autostima ad esempio);
– esperienze di vita: difatti ogni esperienza traumatica o negativa che si vive, potrebbe provocare forte ansia o delle vere e proprie crisi.
I disturbi d’ansia sono di vario tipo:
– disturbo d’ansia sociale: si tratta di forte ansia relativa ad una o più situazioni in cui l’individuo è esposto al possibile giudizio degli altri e teme di mostrarsi imbarazzato, ridicolo o incapace. – disturbo di panico: in questo caso si parla di veri e propri attacchi di panico che ,generalmente, si manifestano ,a differenza degli attacchi di ansia, senza che ci sia un reale pericolo.
– fobia: si tratta di ansia estrema per qualcosa che non rappresenta una reale minaccia, ma che la persona vive come tale; i soggetti sono consapevoli dell’irrazionalità della propria paura, ma non riescono a controllarla.
– disturbo d’ansia per la salute: viene comunamente detta anche “ipocondria”, ossia la presenza di forti preoccupazioni per la propria salute, in assenza di una patologia medica accertata.
– ansia generalizzata: si caratterizza per stati d’ansia costanti, che causano preoccupazioni sproporzionate in diversi ambiti di vita, difatti non è determinato da una situazione o uno stimolo specifico, ma è esteso a vari aspetti della propria vita.
Come curarla? Si può ricorrere a cure farmacologiche, chiaramente sotto il controllo di un medico oppure si possono effettuare dei percorsi di terapia, difatti figure come quelle dello psicologo o dello psicoterapeuta, possono aiutare la persona a capire cos’è l’ansia, a comprenderne le cause e le eventuali conseguenze, guarire o quanto meno riuscire a controllarle, difatti si possono adottare tecniche di rilassamento e di respirazione.
L’IMPORTANZA DELL’EMPATIA
L’empatia può essere definita in maniera molto semplice come “la capacità di mettersi nei panni degli altri”, il tutto per comprenderne il pensiero, le opinioni, le sensazioni e ,soprattutto, le loro emozioni.
Grazie ad essa è possibile entrare più facilmente in sintonia con la persona con la quale si interagisce e ,di conseguenza, permette di instaurare con l’altra persona una comunicazione efficace e gratificante.
Dunque, anche in casi di disagi psicologici ,come quelli trattati in questo articolo, l’empatia per questi soggetti rappresenta un vero e proprio “dono”. In questi casi si tratta di uno strumento importantissimo per rimuovere quei blocchi causati dai pregiudizi e incomprensioni e ,in tal modo, instaurare relazioni trasparenti e positive.
Spesso chi ne è in possesso riesce ad individuare quei soggetti che “necessitano” di un intervento terapeutico anche se si considerano “normali” (schizofrenici).
PERCHE’ NON VIENE FATTA LA GIUSTA DOSE DI PREVENZIONE?
La domanda che sicuramente in molti si chiedono, è il perché non venga fatta la giusta prevenzione. Su molti temi vale certamente l’impegno individuale e l’insegnamento in famiglia, ma le società e le sue strutture non possono essere assenti, devono intervenire e fare di più.
Lo scopo della prevenzione dovrebbe essere quello di ridurre la mortalità o effetti dovuti a determinati fattori di rischio o patologie.
Sicuramente vi sarà capitato almeno una volta nella vita di sentire la frase “meglio prevenire che curare”, questo perché grazie alla prevenzione, si possono risolvere molti problemi, prima ancora che diventino insuperabili.
E voi che ne pensate? Secondo voi, su alcune tematiche/problematiche viene fatta la giusta prevenzione?
QUANTO E’ IMPORTANTE CHIEDERE AIUTO? Sicuramente è evidente a tutti che una buona salute mentale consenta agli individui di realizzarsi come persone e di affrontare e superare le sfide della vita di tutti i giorni, di rispondere ai propri bisogni e di realizzarsi a livello sociale. Al contrario, un malessere psicologico influenzerà negativamente la persona e le sue relazioni.
Quante volte avete sentito la frase “solo i deboli possono cadere nel disagio psicologico” oppure “lo psicologo è per i matti?”. Quello che si dovrebbe capire è che scegliere di iniziare un percorso non rende deboli, ma consapevoli e determinati ad affrontare le difficoltà.
Un altro dei falsi miti che vengono detti in questo campo è “dalla malattia mentale non si può guarire”, la risposta è: “Cosa/chi stabilisce il confine tra malattia e salute mentale?”
Tra l’altro, a tal proposito, il 10 ottobre è la giornata dedicata alla sensibilizzazione della salute mentale.
Quanto trattato, può essere catalogato nella categoria delle “psico-trappole”, si tratta di sofferenze che ci costruiamo da soli. Tuttavia ciascuna di queste sofferenze ha una sua via d’uscita, infatti ,così come siamo bravi a costruirle, allo stesso modo possiamo esserlo a realizzarne le “psico-soluzioni”.
Inoltre, tutti possono generare queste trappole della psiche e non soltanto i fragili o gli “ignoranti”, così come si è soliti credere. Anzi ,spesso, sono proprio i soggetti con capacità superiori a cadere in tali disagi.
“Le emozioni inespresse non muoiono mai. Vengono sepolte vive e in seguito riemergono peggiorate.” –Sigmund Freud
Non abbiate paura di chiedere aiuto e ,soprattutto, “fatevi ascoltare, non sentire”.
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Fasone Alessandra 5 ASU, Istituto Magistrale Statale Regina Elena – Acireale (CT)
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