Il diabete è una patologia cronica che può essere tenuta sotto controllo e gestita grazie a terapie non eccessivamente invasive, mantenendo uno stile di vita e alimentare sano. Anche se non esiste una cura definitiva, chi ne soffre può vivere serenamente e con conseguenze ridotte al minimo semplicemente facendo attenzione a rispettare le regole e i consigli forniti dagli specialisti. Il diabete di tipo II compare soprattutto in soggetti sovrappeso. Tra i sintomi del diabete, i più comuni sono l’aumento della sensazione di sete e della produzione di urina, l’appetito eccessivo, astenia, dimagrimento eccessivo, problemi di vista e stati depressivi. Adesso vedremo insieme in cosa consiste questa patologia e come affrontarla.
Cos’è la glicemia basale? Quali sono le differenze fra i valori normali e quelli limite?
La glicemia basale sta ad indicare il valore del glucosio presente nel sangue a digiuno. L’esame deve essere eseguito al mattino, in quanto il soggetto deve essere a digiuno da 8-12 ore. Diventa indispensabile verificare lo stato di glicemia basale in caso di sospetta diagnosi di diabete o per verificarne l’andamento durante il trattamento farmacologico. Infatti esiste una stretta connessione fra aumento del glucosio e alimentazione. I livelli di iperglicemia risultano maggiormente elevati dopo la colazione e dopo i pasti principali in generale. Seppur intervengano varie cause (condizioni di stress, etc…), di certo il rapporto con il cibo svolge un ruolo determinante. I pazienti che sono sottoposti a trattamento con insulina, devono porre attenzione, in quanto, dopo lo sport, se l’insulina non è ben dosata, possono incorrere in picchi elevati di glicemia o in ipoglicemia. Uno studio americano ha scoperto che esiste un’associazione tra il diabete di tipo II e il microrganismo Helicobacter pylori. In particolar modo la presenza di tale batterio è stata connessa ad alterazioni dei livelli di emoglobina glicosilata (HbA1c), marker essenziale per l’ identificazione della quantità di glucosio nel circolo sanguigno e quindi legata al rischio di sviluppare la patologia. La ricerca ha portato ad affermare, soprattutto nei pazienti in sovrappeso, che la presenza del batterio in questione porti alterazione dei livelli di due ormoni presenti nello stomaco e che regoli i livelli di glucosio in circolo. Nel mondo negli ultimi 30 anni il numero dei soggetti affetti da diabete di tipo 2 è raddoppiato, passando da 153 milioni a 347 milioni. Dati evidenti soprattutto in Europa e negli Stati Uniti. Fenomeno che è in continuo aumento. Si calcola che nel 2030 i diabetici nel mondo potrebbero arrivare a 700 milioni.
Ma quali le cause che stanno alla base di questo aumento?
Gli esperti affermano che nel 70% dei casi l’aumento è determinato dall’invecchiamento della popolazione, mentre nell’altro 30% hanno un ruolo determinante le conseguenze di uno stile di vita errato. Sono soprattutto alimentazione non equilibrata e vita sedentaria a determinare una più frequente incidenza del diabete. Diventa quindi di fondamentale importanza non trascurare i campanelli d’allarme e i sintomi correlati. Il diabete quindi può essere considerato una forma di “epidemia” a diffusione mondiale e negli anni è destinata a diventare uno dei maggiori problemi sanitari. La prevenzione, per evitare di incorrere nel diabete mellito, assume un ruolo di fondamentale importanza, soprattutto nel caso di situazioni di pre-diabete.
Ma che cosa si intende per pre-diabete?
Situazione in cui i livelli di glucosio nel sangue iniziano a presentarsi in modo ricorrente più elevati del normale, anche se restano nei limiti dei valori che non indicano la presenza del diabete. In questo caso è necessario cercare di cambiare lo stile di vita, per effettuare una prevenzione adeguata. Si dovrebbero allontanare i fattori di rischio, come il sovrappeso, l’ipertensione, l’obesità l’ipercolesterolemia e il fumo. Il tutto associato ad un’alimentazione corretta e ad attività fisica. Inoltre cambiare abitudini di vita e dedicarsi al movimento, dal momento in cui si scopre di essere in una condizione di pre-diabete, è fondamentale anche per evitare il rischio cardiovascolare. E’ fondamentale per la salute seguire un piano alimentare povero di zuccheri semplici; infatti sempre più numerosi sono gli studi che dimostrano che eccedere con dolci e alimenti ricchi di edulcoranti aumenti il rischio di incorrere in numerose malattie, prima fra tutti il diabete. Inoltre si rischia di incorrere in patologie infiammatorie, che possono portare a malattie degenerative e tumori. Secondo recenti ricerche, il saccarosio (zucchero da cucina) è uno delle principali cause dell’invecchiamento del corpo e della pelle. Infatti un eccessivo consumo di questo alimento, oltre al diabete, può essere la causa di svariati tipi di tumore. Le cellule malate, infatti, sono avide e si “alimentano” grazie al glucosio presente nel sangue. I consigli consistono nel ridurre il consumo di pasta bianca e pane a favore dei cereali integrali, evitare prodotti industriali confezionati, come merendine e bibite ricche di dolcificanti artificiali. Di fondamentale importanza è anche ridurre il consumo di alcolici, assumere molta frutta e verdura fresca e preferire allo zucchero bianco il miele o lo sciroppo d’acero o il succo d’agave per dolcificare.
Il fumo può intervenire negativamente sulla patologia?
Il fumo, oltre a causare i problemi di salute di cui siamo a conoscenza, rappresenta anche un fattore di rischio per l’insorgenza del diabete di tipo 2. Problema legato anche al fumo passivo. Promosso a pieni voti il riso integrale rispetto a quello raffinato, in quanto contiene più fibre, sali minerali, vitamine e sostanze fitochimiche. Merito da attribuire alla fibra di cui è ricco il riso integrale, che è in grado di rallentare l’assorbimento del glucosio. Ad alti consumi di riso bianco corrisponde un altrettanto elevato rischio di diabete di tipo 2, mentre nei consumatori abituali di riso integrale il rischio si riduce. Quindi i cereali integrali dovrebbero essere scelti come fonte principale di carboidrati, per ridurre il rischio di diabete, e perché agiscono positivamente sulla forma fisica e sull’ipercolesterolemia. Oggi il diabete non è più considerato, una “allergia” allo zucchero. I carboidrati sono ammessi e consigliati, perché fondamentali per il buon funzionamento del sistema nervoso e dell’organismo.
Quale piano alimentare deve seguire il paziente con problemi di glicemia elevata?
Si può mangiare un po’ di tutto, è la dose che fa il veleno. Un calo di peso del 5-10% serve ad ottimizzare il controllo della malattia, ma anche per dimezzare il rischio di diventare diabetico in un soggetto sovrappeso o obeso. Il tutto va vissuto non come una privazione, ma come un cambiamento. Ma è consigliabile definire un piano alimentare personalizzato con uno specialista. Per un diabetico imparare a distinguere gli alimenti in base all’indice glicemico diventa necessario. Quest’ultimo parametro indica quanto velocemente il glucosio presente nei cibi viene assorbito dal sangue. Quando assumiamo un alimento ricco di carboidrati, i livelli di glucosio nel sangue si incrementano progressivamente, man mano che gli amidi e gli zuccheri vengono digeriti e assimilati. La velocità dei processi metabolici si modificano a seconda dell’alimento e dei nutrienti contenuti, dalla quantità e qualità della fibra presente e dalla composizione degli altri cibi presenti a livello dello stomaco e nel tratto intestinale. L’indice glicemico è connesso dunque ai cibi ad elevato contenuto di carboidrati, mentre quelli ricchi di grasso o di proteine non hanno un effetto immediato sui livelli di zucchero nel sangue, ma determinano un incremento prolungato e tardivo. Inoltre l’indice glicemico è influenzato non solo dalla composizione degli alimenti, ma anche dai metodi di cottura. Quest’ultimo viene ridotto dalla presenza fibre solubili, in grado di assorbire notevole quantità di acqua, che porta alla formazione di “gel” nell’intestino.
Ma cosa accade quando si ingeriscono alimenti ad alto indice glicemico?
Il rapido incremento dei livelli di glicemia nel sangue provoca secrezione da parte del pancreas di grandi quantità di insulina con conseguente utilizzo veloce del glucosio da parte dei tessuti, portando così dopo due-tre ore dal pasto alla determinazione di un’ipoglicemia e successiva sensazione di fame e malessere. Quando vengono assunti altri carboidrati si stimolerà nuovamente la secrezione di insulina e si entrerà in un circolo vizioso. Purtroppo non è l’unico pericolo infatti quando il corpo non usa tutto il glucosio, quest’ultimo viene trasformato in tessuto adiposo e le riserve di grasso non utilizzate si vanno ad accumulare portando ad altre possibili patologie, quali sovrappeso e obesità. L’alimentazione del paziente diabetico dovrebbe essere sana ed equilibrata. Per mantenere costanti i valori di glucosio durante la giornata, è efficace suddividere le calorie quotidiane in 5/7 pasti: colazione, pranzo, cena e spuntini. Inoltre si ritiene importante mantenere gli orari e l’introito calorico dei pasti giornalieri, nonché un’attività fisica regolare, in quanto l’esercizio fisico, aiuta a ridurre i livelli di glicemia. Trovare il giusto equilibrio è la regola principale, misurando la glicemia prima, dopo e talvolta anche durante l’attività fisica. Quindi la quota maggiore deve essere rappresentata dai carboidrati complessi (cereali e loro derivati), da assumere preferibilmente in forma integrale.
Riassumendo…cosa è opportuno mangiare?
Curiosità…
Con moderazione…
Anna Roccaro
