Caso Miccichè, dall’attacco a Musumeci al dietrofront: il “viceré” di Berlusconi sempre più solo?

Caso Miccichè, dall’attacco a Musumeci al dietrofront: il “viceré” di Berlusconi sempre più solo?

PALERMO – Come un fulmine a ciel sereno. Nelle ore in cui il Centrodestra siciliano avrebbe dovuto celebrare l’unità ritrovata a fatica grazie alla nomina di Roberto Lagalla come candidato unico per Palermo dopo settimane di faide interne, ecco scoppiare – per l’ennesima volta – il “caso” Miccichè.

Il coordinatore regionale di Forza Italia nell’Isola e presidente dell’Ars, attraverso un’intervista rilasciata al quotidiano torinese La Stampa, torna ad alimentare nuovamente un fuoco sopito scagliandosi contro la ricandidatura del governatore Nello Musumeci.


Musumeci “fascista catanese”

A distanza di settimane, Miccichè punge ancora il presidente della Regione Siciliana definendolo “un fascista catanese“. “Palermo è troppo nobile e intellettuale per il fascismo“, sottolinea ulteriormente il coordinatore di FI sulle colonne del giornale piemontese.

Ma Miccichè, nel suo intervento, non si ferma solo all’attacco nei confronti di Musumeci. L’uomo di fiducia di Silvio Berlusconi in Sicilia ne ha pure per Ignazio La Russa (“fascista siciliano come Musumeci“) e Giorgia Meloni (“lei vuole rompere con il Centrodestra“).

Parole di fuoco – quelle di un “leader” sempre più isolato – che hanno ovviamente suscitato la reazione dei forzisti ortodossi che, di recente, si erano già dimostrati ipercritici nei confronti della gestione del partito azzurro da parte di Miccichè.

La reazione di Falcone e Armao

Sbalorditi e increduli, a tal proposito, l’assessore regionale alle Infrastrutture Marco Falcone e l’assessore all’Economia Gaetano Armao, tra gli uomini di Forza Italia più vicini a Musumeci.

Miccichè appare incattivito, in preda allo squilibrio politico, circostanze che lo rendono sempre meno idoneo ai ruoli che ricopre“, ha dichiarato il primo. “Quel che accade oggi determina un punto di non ritorno“, è il parere del secondo.

E a nulla sembra essere servita la smentita dei contenuti dell’intervista da parte dello stesso Miccichè (“quei toni non mi appartengono“), così come la sua telefonata avuta con La Russa nel corso della giornata di ieri.

Secondo l’ex ministro della Difesa, malgrado la precisazione utile a risolvere “il problema dei rapporti umani“, rimane comunque urgente “un pronto chiarimento politico” anche alla luce dello stesso coinvolgimento di Berlusconi nelle dichiarazioni rilasciate al quotidiano.

Miceli: “Non ha saputo tenere il punto”

E a Sinistra, c’è chi tenta di approfittare del nuovo “strappo” nella Coalizione. Il candidato sindaco per Palermo, Franco Miceli, rimarca l’incoerenza di Miccichè in merito al sostegno a Lagalla attraverso un post pubblicato su Facebook.

È palese che non lo sta facendo volentieri, ma alla fine dei conti Miccichè non ha saputo tenere il punto e ha finito per sostenere il candidato imposto da chi lui stesso giudica fascisti“, si legge sul profilo social di Miceli.

Con un Centrodestra dall’unità fragile e una campagna elettorale che sta per entrare nel vivo, la posizione di Miccichè diventa ancora più complicata.