Esponenti della Lega avrebbero truccato manifesti elettorali: “attentato contro i diritti politici del cittadino”

Esponenti della Lega avrebbero truccato manifesti elettorali: “attentato contro i diritti politici del cittadino”

TERMINI IMERESE – Questa mattina, i carabinieri di Termini Imerese, in provincia di Palermo, hanno eseguito un’ordinanza di applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari, emessa dal Gip del Tribunale locale, su proposta della locale procura della Repubblica, nei confronti di Salvatore Caputo, detto Salvino, avvocato monrealese, già membro dell’Assemblea Regionale Siciliana durante la XVI Legislatura e commissario straordinario per i comuni della provincia di Palermo del movimento “Noi con Salvini” durante le elezioni amministrative tenutesi la scorsa primavera, il fratello Mario Caputo, avvocato, candidato non eletto durante le ultime elezioni dell’Ars sempre nelle liste della Lega, e Benito Vercio, 62 anni, “procacciatore di voti” termitano.

La misura cautelare è stata applicata agli indagati per il reato di attentato contro i diritti politici del cittadino, in quanto hanno determinato, con l’inganno, gli elettori all’esercizio del loro diritto politico in senso contrario alla loro volontà.

Con un articolato disegno criminoso avrebbero fatto in modo che, a fronte della candidatura all’Ars di Mario Caputo, il corpo elettorale fosse orientato a pensare che il proprio voto servisse a sostenere la candidatura dell’altro Caputo, il fratello Salvatore, incandidabile ai sensi della “Legge Severino” e secondo quando stabilito dal codice di autoregolamentazione dei partiti, deliberato dalla Commissione Parlamentare Antimafia.





A questo scopo, quindi, avrebbero attivato, durante la campagna elettorale, una serie di meccanismi volti a trarre in inganno l’elettorato. In particolare, sia i manifesti elettorali che i volantini distribuiti mostravano solo il cognome del candidato Caputo, omettendo qualsiasi effige fotografica, e, nella lista, Mario Caputo aveva fatto aggiungere al proprio nome il falso appellativo “detto Salvino”, con il quale era invece conosciuto l’incandidabile fratello Salvatore.

Inoltre, in numerosi comuni della provincia di Palermo Salvatore Caputo si è presentato al corpo elettorale come se fosse lui il reale candidato. Così gli elettori, lo scorso 5 novembre, si sarebbero recati alle urne convinti di avere espresso la propria preferenza per Salvatore.

Nel corso delle indagini, la procura della Repubblica avrebbe, inoltre, dimostrato dodici episodi di compravendita di voti in cambio di promesse di posti di lavoro o altre utilità da parte di Salvatore Caputo e Benito Vercio, assieme a ulteriori indagati.