Legge sull’aborto, anche in Italia potrebbe essere a rischio? In Sicilia sempre più obiettori di coscienza – I DATI

Legge sull’aborto, anche in Italia potrebbe essere a rischio? In Sicilia sempre più obiettori di coscienza – I DATI

MONDO – Una realtà drammatica e dolorosa quella vissuta negli ultimi giorni dalle donne americane, inevitabilmente sconvolte dalla decisione della Corte Suprema di abolire negli Stati Uniti il diritto costituzionale all’aborto.

Cosa sta succedendo in America e quali sono le conseguenze a cui si va incontro?

Lo scorso 24 giugno è stata abrogata la storica sentenza Roe vs. Wade con cui, nel 1973, proprio la Corte Suprema ha iniziato a garantire alle donne americane la possibilità di interrompere una gravidanza indesiderata.


È fondamentale precisare che l’aborto negli USA non è automaticamente diventato illegale, ma – in base a quanto deciso dai giudici statunitensi – d’ora in poi saranno i singoli Stati americani a stabilire in totale autonomia se l’interruzione volontaria della gravidanza sia un reato o un diritto.

“My body, my choice”

È questo uno degli slogan più diffusi sugli striscioni e sui cartelloni realizzati dagli americani che hanno scelto di scendere in piazza per mostrare il loro dissenso nei confronti di una decisione che considerano totalmente anacronistica.

What year is it?” scrivono, infatti, i manifestanti che ritengono di essere inspiegabilmente tornati indietro nel tempo, con la dolorosa consapevolezza che le battaglie sociali e giuridiche condotte in passato siano state dimenticate.

Disordini e proteste vedono protagoniste proprio le donne americane che non si arrendono all’idea di aver perso, da un momento all’altro, il diritto per cui da decenni lottano con decisione e fermezza.

La legge sull’aborto in Italia

In questi giorni si è inevitabilmente riacceso il dibattito anche tra gli italiani. Sono innumerevoli, infatti, gli interrogativi che sorgono spontanei in merito alla legge che sancisce il diritto all’aborto nel nostro Paese. È per questo che appare necessario fare chiarezza sulla situazione in Italia.

Nel territorio italiano chiedere l’interruzione volontaria della gravidanza è legale: a stabilirlo è la legge del 22 maggio 1978 n. 194, secondo la quale ogni donna può decidere di non proseguire una gravidanza indesiderata entro i primi 90 giorni di gestazione.

La richiesta di aborto dipende nella maggior parte dei casi da motivi economici, sociali e familiari.

In Italia il diritto all’aborto potrebbe essere a rischio?

È questa la domanda che gli italiani si pongono da giorni, alla luce dell’improvviso sconvolgimento della legge sull’aborto in America.

In Italia il sistema di diritto è incredibilmente diverso da quello americano. Se negli USA, infatti, non sono stati necessari tempi di attesa particolarmente lunghi per l’abolizione della sentenza Roe vs. Wade, in Italia non è possibile abolire o modificare una legge in così poco tempo.

Nell’ordinamento giuridico italiano le tempistiche sono solitamente più lunghe: se questo, da un lato, potrebbe essere uno svantaggio, dall’altro dovrebbe garantire scelte più ponderate.

Per far venire meno una legge è necessaria l’abrogazione della stessa, che può avvenire con l’emanazione di una norma che modifichi o annulli quanto stabilito in precedenza. Tuttavia è chiaro che si tratterebbe di un cambiamento tutt’altro che immediato.

Questo però non è l’unico modo per abolire una legge, infatti è possibile anche chiamare il popolo a votare attraverso un referendum abrogativo. A sancirlo è l’articolo 75 della Costituzione, secondo cui 500mila cittadini o 5 Consigli regionali possono proporre l’abolizione di una norma giuridica.

Affinché il referendum possa considerarsi valido è necessario raggiungere il quorum che consiste nella partecipazione della maggior parte di coloro che hanno diritto al voto. Per procedere con l’abrogazione, invece, deve essere raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.

In passato non sono mancati tentativi volti a modificare la legge sull’aborto in Italia. Il 17 maggio 1981, infatti, i cittadini italiani hanno respinto i due referendum abrogativi con cui si volevano attuare modifiche alla legge 194. Il popolo comunque ha deciso di lasciare invariata la legge che solo tre anni prima aveva cominciato a rappresentare una garanzia e una certezza per le donne italiane.

In Sicilia sempre più obiettori di coscienza

Sembra paradossale, eppure è tutto vero: in Sicilia la legge sull’aborto non sempre riesce a tutelare le esigenze delle donne che, scegliendo di porre fine a una gravidanza indesiderata, nella gran parte dei casi faticano a trovare un ginecologo disposto a effettuare l’aborto.

La Sicilia detiene, infatti, il più alto tasso di obiezione di coscienza in tutta Italia, dopo il Molise e la provincia autonoma di Bolzano, che vivrebbero una situazione ancora più critica.

È inevitabile quindi l’incremento di aborti clandestini da parte di coloro che, non essendo adeguatamente assistite, decidono di intraprendere strade illegali.

Vista l’evidente difficoltà di abortire nell’Isola, aumentano sempre più anche le donne che decidono di oltrepassare i confini regionali per non portare avanti la gravidanza.

Particolarmente emblematica la difficoltà di sapere quando e a chi rivolgersi per procedere con l’aborto.

In base a quanto emerso dall’esperienza di molte donne siciliane, sembra che diversi consultori e ospedali si tirano indietro, non rispondendo al telefono oppure ostinandosi a rimandare appuntamenti già pianificati.

Secondo i report del ministero e degli osservatori indipendenti, il tasso di obiezione di coscienza ammonta all’82,7 %. In alcune province sarebbe pari al 100 %, come per esempio a Marsala.

Incredibile come, nel 2019, l’Istat riportava 5.281 interruzioni volontarie di gravidanza in tutta la Sicilia, un numero inferiore a quello della sola città di Milano (5.326).

A crescere annualmente, insieme al numero di ginecologi obiettori di coscienza, è il tasso di anestesisti che si rifiutano di assistere le donne che optano per l’interruzione volontaria della gravidanza: anche in questo caso il tasso di obiezione è più alto a Sud, infatti in Sicilia il valore è del 79,2 %.

Fonte foto Facebook – Paola Bocci