La donna cannone e il bisogno d'amore: come De Gregori ha descritto le nostre vite - Newsicilia

La donna cannone e il bisogno d’amore: come De Gregori ha descritto le nostre vite

La donna cannone e il bisogno d’amore: come De Gregori ha descritto le nostre vite

Francesco De Gregori ha dichiarato veritiera una parafrasi del testo de “La donna cannone”, avanzata dai suoi ascoltatori, secondo la quale all’interno della canzone non vi era raccontata altro che la vera storia di una donna che insegue il suo amato e scappa con lui.

Questa lavorava in un circo che ha successivamente chiuso i battenti a causa della perdita della sua più grande attrazione: la donna cannone, scappata via poiché stanca di essere solo un fenomeno da baraccone.




Siamo o siamo stati tutti la donna cannone.

A chi non è mai capitato di non saper reggere certi sguardi indiscreti? Quanto è stato difficile farli scivolare addosso, mentre quelli invece restavano incollati, quasi violentemente, come se strappandoli il rischio fosse stato quello di farsi male, come se per un qualche scherzo del destino o dovere morale fossimo stati costretti a tenerceli addosso?

De Gregori questo lo sapeva mentre scriveva di un amore difficile come quello della donna cannone. Non impossibile, non sbagliato, non schernito, ma difficile.

Sapeva anche questo l’autore: non è mai impossibile un amore, ma è difficile se a ostacolarlo c’è un muro, è difficile se a innalzare il muro ci siamo noi, che aggiungiamo mattoni su mattoni, simboli di ogni nostro limite o debolezza.

Siamo tutti dei fenomeni da baraccone e lo capiamo fin troppo bene, esageriamo ogni nostro difetto e ne facciamo una coperta che, calda e grande com’è, non riusciamo più a togliere, per pigrizia o per quel continuo freddo che le risate e gli applausi del “pubblico pagante” alzano e dirigono sulla nostra nuca a ogni inchino.

De Gregori parla dell’importanza di avere qualcuno accanto a noi in grado di farci distogliere lo sguardo da ogni imperfezione che ci cammina sulla pelle.

“Non avrò paura se non sarò bella come dici tu”, dice la donna, perché quella coperta di risa è diventata uno scudo infrangibile. È diventata forte agli occhi di molti, ma la verità non è mai così rosea.

Quella donna è ormai così stanca, avvilita, da essere fin troppo sconsiderata, da voler addirittura “prendere l’ultimo treno” per scappare via da quella vita. Ed è così che, in un ultimo atto di follia, il coraggio non diventa che un velo nero steso sull’intera storia.

Come fa questa a essere una canzone che parla d’amore, nonostante il tragico finale della donna? De Gregori vi ha nascosto dentro tanti significati, tante altre mille storie sono state racchiuse in ogni sillaba e in ogni nota, ma tra tutti si erge il più importante: bisogna avere il coraggio di scappare.

Il coraggio di correre via, di abbattere ogni muro che ci ha impedito di abbandonare tutto.

Cosa ce lo permetterà? Avere accanto qualcuno che nasconda i mattoni.

Immagine di repertorio