Arancini a Bruxelles: dopo tre anni, termina il sogno di otto siciliani

Arancini a Bruxelles: dopo tre anni, termina il sogno di otto siciliani

Arancini a Bruxelles: dopo tre anni, termina il sogno di otto siciliani

CATANIA – Gustare un dolce tipicamente catanese o un arancino al ragù a Bruxelles, fino a qualche tempo fa, non era una richiesta stravagante e assurda. Il sogno di otto giovani catanesi di offrire questa stupenda possibilità, era diventato concreto nella capitale belga. Noto con il nome di Sicilierie, il progetto è stato per loro un tentativo di rinascita e di una nuova carriera all’estero, punto di ritrovo per abitanti e turisti che diffondeva dal centro d’Europa tutti gli odori, i colori e soprattutto i sapori dell’amata Sicilia.


Oggi, purtroppo, il brand Sicilierie ha chiuso definitivamente i battenti in Belgio, segnando un brutto colpo per l’immagine della cucina catanese, evidentemente non più apprezzata.


Nel 2014, era nata nelle menti del gruppo degli otto catanesi l’idea di investire all’estero, puntando sulla qualità delle eccellenze enogastronomiche dell’Isola. Il locale, all’epoca, ospitava e contribuiva a diffondere nei suoi 400 metri quadrati i colori, gli odori e soprattutto i sapori della Sicilia. Al suo interno, la tipica aria di un mercato siciliano: ogni stand offriva i prodotti più famosi e tipici della tradizione regionale, dalla cassata ai panzerotti, dagli arancini al pesce spada.

I piatti potevano essere acquistati già confezionati, oppure si poteva scegliere di essere serviti direttamente ai tavoli da uno staff esclusivamente italiano.

Alla Sicilerie venivano, inoltre, usati i sughi e le salse di “Squisilia”, un’azienda catanese diretta all’epoca dal giovane Niccolò Santocchini – oggi 25enne – che, dopo la laurea in Economia aziendale, aveva deciso di tuffarsi nel mondo dell’imprenditoria enogastronomica, aggiudicandosi all’Expo di Milano anche il premio per i Nuovi talenti imprenditoriali, ed ereditando la passione per la cucina dal padre che lavora come chef a Catania.

Oggi, nella strada del Sicilerie resta un vuoto, quello di un progetto tutto made in Sicily che forse non è stato capito…