Sicilia, tra boom di separazioni/divorzi e "Bonus matrimonio": le risposte dell'avvocato Chiara Catania

Sicilia, tra boom di separazioni/divorzi e “Bonus matrimonio”: le risposte dell’avvocato Chiara Catania

Sicilia, tra boom di separazioni/divorzi e “Bonus matrimonio”: le risposte dell’avvocato Chiara Catania

PALERMO – La Sicilia si apre a nuove strade e, sulla scia anche di altre Regioni, Nello Musumeci approva il “Bonus Matrimonio”, destinando ben 3 milioni e mezzo di euro per incentivare i matrimoni – sia celebrati con rito civile che religioso – e le unioni civili nell’Isola per coloro che scelgono di sposarsi entro il 31 luglio 2021.


Da un lato troviamo questo quadro quasi “idilliaco” per le coppie che vogliono coronare il loro sogno di giurarsi amore eterno ma, dall’altro lato, l’incentivo economico si inserisce in una cornice non troppo florida che deve far riflettere. Post lockdown, infatti, abbiamo assistito a un vero e proprio boom di separazioni e divorzi: la convivenza forzata ha giocato decisamente brutti scherzi.


Quindi, l’obiettivo primario è quello di dare un aiuto concreto e immediato alle coppie, facendo “riprendere” anche le imprese del settore messe a dura prova. Ma è davvero il momento giusto di concedere questo sussidio? Secondo le stime Istat, infatti, in Italia sono stati annullati ben 70mila matrimoni e ciò incide anche per coloro che organizzano catering, per quelli che si occupano della vendita di vestiti da sposa, fotografi e tanto altro. C’è da dire, però, che non è soltanto “colpa” della pandemia che ha paralizzato tutto, perché molti hanno deciso volontariamente di non convolare a nozze perché si sono resi conto, per i più disparati motivi, che non era la strada giusta da percorrere.

A far chiarezza sulla questione tanto delicata è intervenuta ai microfoni di NewSicilia Tindara Chiara Catania, avvocato del Foro Catanese, che si occupa – tra i tanti ambiti – anche della tutela dei diritti della persona e della famiglia, essendo formata in diritto di famiglia e dei minori. Rivolgendo specifica attenzione alla gestione delle controversie di separazione e divorzio, sia consensuali che giudiziali, e curando anche le fasi giudiziali e stragiudiziali, abbiamo ritenuto idoneo chiedere il suo parere.

“Boom” di separazioni/divorzi post lockdown, ma non solo

Innanzitutto, siamo partiti dall’origine e dal mutamento della situazione separazioni/divorzi post quarantena: “Occorre premettere che già negli ultimi anni si era registrato un aumento particolarmente significativo di separazioni e divorzi, ma con il lockdown numerosi equilibri familiari sono stati compromessi. È chiaro che la situazione di emergenza ci ha destabilizzati rompendo gli schemi delle nostre vite. Per questo siamo stati costretti a confrontarci con le nostre relazioni familiari. La paura, l’angoscia e l’incertezza si è trasformata in rabbia e ha determinato situazioni di conflittualità“.

La convivenza forzata durante il lockdown ha portato con sé una serie di conseguenze sulle coppie: da un lato vi sono coloro che erano già abituati a convivere per tante ore e, con una buona comunicazione, sono riusciti insieme a superare in maniera costruttiva e matura questa fase di pericoli e limitazioni senza alcun problema e quelle coppie che, in questa situazione, hanno ‘riscoperto’ e ‘solidificato’ il loro rapporto alla luce del tempo trascorso insieme, ripensandoci sul divorzio e rinunciando a richieste di separazione già presentate prima delle quarantena. Dall’altro lato, troviamo quelle coppie la cui stabilità è stata messa a dura prova dalla quarantena provocando notevoli danni a livello sentimentale e familiare. Per tal motivo, dopo il lockdown si è assistito ad un ‘boom’ di richieste di divorzi e separazioni“, ha spiegato l’avvocato.

E poi ha aggiunto: “Le coppie che ne hanno risentito di più sono quelle che avevano già dei problemi di comunicazione, altre coppie probabilmente non si conoscevano bene già da prima e non erano abituate alla convivenza giornaliera, scoprendo così di non essere fatti l’uno per l’altro. Prima non c’era un reale spazio per la convivenza, tra il lavoro, lo sport e gli impegni quotidiani i problemi non erano visibili. Fondamentalmente le coppie ‘sopravvissute’ sono quelle che funzionavano bene!“.

Il lockdown: molla scatenante la separazione?

Ma è stata davvero soltanto la quarantena la molla scatenante la separazione oppure c’è dell’altro? L’avvocato Chiara Catania ci ha illustrato la situazione: “La pandemia sicuramente è stata più dura per quelle coppie che non erano solide e già da prima manifestavano sintomi di crisi coniugale, rafforzandone l’idea di separarsi. Le richieste di avviare procedimenti di separazione che mi sono giunte dopo la fase di quarantena, provengono soprattutto da coppie la cui convivenza forzata con il partner che già si non amava più non ha retto, ed in concomitanza è stato proprio il lockdown a portare i coniugi alla decisione di prendere strade diverse. Basti pensare a quelle coppie che erano già in fase di separazione coniugale o di fatto e in attesa dell’udienza giudiziale per l’affidamento dei figli“.

Non dimentichiamo che le lunghe settimane di isolamento hanno costretto le famiglie a rimanere in casa e gli attriti si sono amplificati dando vita ad episodi di violenza domestica, con gravi ripercussioni oltre che sulla vittima anche sui figli minori. Accanto ad un aumento delle richieste di separazione e divorzio vi è stato un incremento considerevole delle denunce di violenza domestica“, specifica.

In tutto questo, un aspetto che merita particolare attenzione è rappresentato dalle conseguenze che si sono ripercosse sulle famiglie già disgregate a causa di separazioni o divorzi. Come ci ha spiegato l’avvocato Chiara Catania: “Notevoli sono le ricadute che l’attuale situazione di emergenza sanitaria porta anche sui rapporti dei genitori in crisi e il conseguente impatto sui figli. La pandemia è stata utilizzata come un pretesto per inasprire tensioni già esistenti nelle coppie conflittuali, come strumento per danneggiare il genitore con cui il figlio non convive, privandolo della frequentazione col figlio“.

E ancora: “Altrettante tensioni sono state determinate dai ritardi nel versamento dell’assegno di mantenimento dei figli, per quei genitori che hanno perso il lavoro, sono stati messi in cassa integrazione, o coloro che hanno dovuto sospendere la propria attività di impresa o per chi è stato costretto a chiudere a causa della crisi economica. Le condizioni economiche improvvisamente peggiorate hanno determinato un consistente aumento delle richieste di revisione dell’assegno“.

Riparte la giustizia, aumentano le istanze di separazione

Tra l’altro, ormai il lockdown sembra essere un “ricordo lontano”, sebbene vi siano ancora in corso misure restrittive e anti contagio, ma non vi è un analogo “recupero” per le coppie in crisi, anzi si registra addirittura un aumento delle separazioni e dei divorzi, proprio ora che, invece, in Sicilia è stato approvato il “Bonus Matrimonio”: “Le istanze di separazione sono in aumento alla luce della ripartenza della giustizia soprattutto se si considera che durante il lockdown le attività giudiziarie sono state notevolmente ridotte. È anche vero che il Consiglio nazionale forense aveva già consentito alle coppie che richiedevano la separazione consensuale di farlo anche tramite udienze virtuali, e nei casi in cui c’era già un accordo era sufficiente la dichiarazione sottoscritta dalle parti. Nel periodo immediatamente successivo alla quarantena ho ricevuto richieste di informazioni per procedere alla separazione o al divorzio, dettate da situazioni di intollerabilità del partner, ma alcune di queste si sono rivelate decisioni affrettate, seguite da ripensamenti“.

E la causa più comune è “la mancanza di valvole di sfogo fuori di casa, gli ambienti condivisi diventano generatori di tensione e di ansia, infatti, le coppie, private dei reciproci spazi hanno finito per litigare, così come l’aver vissuto periodi d’incertezza lavorativa, di cambiamento delle abitudini di vita ha generato profonde rotture, ha fatto emergere fragilità e dubbi esistenziali, altrettanto, condividere molto tempo in casa con il partner ha fatto maturare tensioni latenti“.

L’avvocato Chiara Catania, poi, ricorda: “Sicuramente la situazione di paura e di costrizione ha reso più instabili quelle coppie che già prima vivevano situazioni irrisolte. Non dimentichiamo, soprattutto, che per tante donne la chiusura in casa e la presenza costante dei loro aguzzini ha determinato l’aggravarsi del loro inferno quotidiano e la privazione di qualsiasi spazio di libertà“.

C’è una strada da percorrere, però, per evitare che le separazioni e i divorzi siano frutto di decisioni affrettate e irreversibili. Il consiglio della nostra intervistata è il seguente: “Per non prendere scelte dettate dallo stress della quarantena consiglio alle coppie di prendersi ancora del tempo prima di procedere legalmente a separarsi e riflettere innanzitutto sulle cause e i reali motivi della rottura, per capire se effettivamente si tratta una crisi momentanea o di un rapporto ormai irrecuperabile, anche dopo il ritorno alla normalità. In generale, a prescindere dall’emergenza vissuta consiglio sempre ai miei clienti di intraprendere un percorso di coppia presso degli specialisti“.

“Bonus Matrimonio” come segnale di ripartenza

Ed eccoci arrivati al nocciolo duro della nostra questione: come si inserisce in questo contesto incerto il “Bonus Matrimonio” che si muove in maniera opposta rispetto al trend in aumento di separazioni e divorzi? Diciamo subito che: “L’incentivo, inizialmente, era uno degli emendamenti previsti dal decreto rilancio che non è stato accolto, eppure la Sicilia, seguendo le orme della Puglia e della Sardegna, ha introdotto ugualmente questa forma di contributo di sostengo, attraverso un provvedimento che è un chiaro segnale di ripartenza“.

Da un lato è sicuramente una misura volta ad invogliare ed ‘aiutare’ le coppie messe alla prova dalla crisi a non rinunciare al grande passo e dunque a confermare le nozze, nonostante lo stress emotivo, le difficoltà economiche e organizzative incontrate. Ma l’obiettivo è duplice: si tratta anche di un vero e proprio incentivo per il settore wedding che nelle regioni del Sud costituisce un settore fondamentale e ha bisogno di ripartire“, ha sottolineato.

Infine l’avvocato: “Il ‘Bonus Matrimonio’ nello stato di emergenza in cui viviamo attualmente, caratterizzato da forti incertezze sul futuro, rappresenta il giusto strumento di incoraggiamento per un ritorno alla normalità. Se il lockdown ha messo a dura prova la stabilità delle coppie determinando un forte boom di richieste di separazioni e divorzi post quarantena, il bonus si può inserire in tale contesto come incentivo per ogni coppia a continuare a credere nel proprio sogno“.

Nel contempo il duplice obiettivo del provvedimento è quello di consentire alle imprese del settore una ripresa del fatturato, a fronte del mancato guadagno subìto. Non dimentichiamo che questa crisi ha ‘penalizzato’ e ‘paralizzato’ il settore dei banchetti e del catering, agenzie di viaggi, wedding planner, fotografi, parrucchieri, estetisti, fioristi, musicisti, noleggiatori di auto da cerimonia, atelier di abiti da cerimonia, negozi di bomboniere. Il bonus è un segnale di ripartenza, sentimentale ed economica!“, conclude.

Immagine di repertorio