CATANIA – Catania entra nel cuore delle celebrazioni agatine, giorni in cui la città si raccoglie attorno alla sua Patrona con una partecipazione che unisce devozione, identità e memoria collettiva. Le strade si preparano ad accogliere il giro esterno e quello interno, mentre migliaia di cittadini accompagneranno Sant’Agata in un abbraccio che si rinnova da secoli.
Per quasi un mese i quartieri hanno fatto da palcoscenico a feste popolari, musica, mostre, sfilate e momenti di comunità. E come ogni ricorrenza siciliana che si rispetti, anche il cibo diventa protagonista: torrone, ciciri, simenza e tutte quelle prelibatezze che accompagnano le feste sacre dell’isola. Ma la Festa di Sant’Agata custodisce alcune preparazioni uniche, legate a leggende, simboli e ritualità che appartengono solo a Catania.
Il racconto dello chef Andrea Finocchiaro
A guidare questo viaggio tra gusto e tradizione è il Cav. Andrea Finocchiaro, docente di Enogastronomia dell’Istituto Alberghiero “Pestalozzi” di Catania e docente presso l’Università Columbus di Roma. Da poco insignito dell’onorificenza al Merito della Repubblica Italiana dal Presidente Sergio Mattarella, Finocchiaro è da anni impegnato nello studio e nella promozione della tradizione enogastronomica italiana, anche all’estero, attraverso progetti che hanno coinvolto comunità italiane e sedi diplomatiche. Un riconoscimento che si inserisce nel solco del recente inserimento della cucina italiana nel Patrimonio UNESCO.
Oggi lo chef ci guida alla scoperta di tre preparazioni simboliche delle festività agatine: le olivette, le minnuzze di Sant’Agata e la zuppa di ceci, un piatto semplice ma ricco di storia.
Le Olivette: il dolce della leggenda
Le olivette sono piccoli bocconi di pasta di mandorle a forma di oliva, tradizionalmente colorati di verde e ricoperti di zucchero, anche se oggi non mancano versioni rivisitate con copertura al cioccolato. La loro forma richiama un episodio dell’agiografia agatina.
Secondo la leggenda, mentre Agata fuggiva dai soldati del proconsole Quinziano, si fermò per allacciarsi un sandalo. In quel punto germogliò miracolosamente un ulivo che la nascose alla vista dei suoi persecutori e le offrì riparo e nutrimento. Le olivette celebrano proprio quel gesto di protezione, diventando simbolo di salvezza e speranza.
Le Minnuzze di Sant’Agata: il dolce del martirio
Le celebri minnuzzi ri Sant’Ajita sono forse il dolce più iconico della festa. Piccole cupole di pan di Spagna ripiene di ricotta, ricoperte con pasta reale e una glassa bianca di zucchero fondente, sormontate da una ciliegia candita, richiamano il martirio subito da Agata, cui furono amputati i seni per costringerla a rinnegare la fede.
La loro forma, però, potrebbe affondare le radici in culti femminili più antichi, come quello della dea Iside, a testimonianza di come la tradizione religiosa cristiana abbia spesso dialogato con simboli preesistenti. Oggi le minnuzze rappresentano un dolce di devozione e un patrimonio culturale che racconta la storia della città.
Pasta e ciciri: il piatto della devozione popolare
Meno conosciuta dalle nuove generazioni ma profondamente radicata nella memoria dei catanesi è la tradizionale pasta e ciciri del borgo marinaro della Civita. I ceci, simbolo di abbondanza e forza, venivano offerti ai devoti che trascorrevano la notte tirando la vara della Santa, per riscaldarli e sostenerli durante il lungo percorso.
Preparata da generazioni, tramandata da nonne e bisnonne, la zuppa di ceci era così diffusa che un tempo, il giorno della festa, si mangiava persino a colazione. Una tradizione che oggi rischia di perdersi, ma che molti – come lo chef Finocchiaro – desiderano riportare agli antichi splendori, riconoscendone il valore identitario.
Un patrimonio da custodire
Le festività agatine non sono solo un evento religioso: sono un rito collettivo che intreccia storia, cultura, gastronomia e comunità. Le olivette, le minnuzze e la pasta e ciciri non sono semplici ricette, ma frammenti di un patrimonio che racconta chi siamo e da dove veniamo.
In un tempo in cui le tradizioni rischiano di sbiadire, la voce di chi le studia, le tramanda e le valorizza diventa fondamentale. E Catania, ancora una volta, si prepara a vivere la sua festa più grande con il cuore rivolto alla Santa e la tavola imbandita dei suoi sapori più autentici.



