Martina Patti, la richiesta dal carcere e le parole del G.I.P.: “Potrebbe uccidere ancora”, sangue nel bagno di casa

Martina Patti, la richiesta dal carcere e le parole del G.I.P.: “Potrebbe uccidere ancora”, sangue nel bagno di casa

CATANIA – La madre della piccola Elena Del Pozzo, Martina Patti, è sorvegliata dalla Polizia penitenziaria per paura che possa compiere qualche gesto autolesionistico o che altre detenute possano aggredirla. Il legale ha detto che “non è serena“, ma il G.I.P. ha convalidato l’arresto e disposto la custodia cautelare in carcere perché l’indagata potrebbe tornare a uccidere, inquinare le prove e fuggire.

Siamo di fronte a una ‘follia fredda‘. Ha agito in modo crudele per vendicarsi del marito, possiamo anche parlare di una ‘sindrome di Medea‘, una persona che uccide la prole per vendetta verso il marito“, spiega all’Adnkronos il criminologo Carmelo Lavorino.


Il primo pensiero della donna, una volta in carcere, è stato chiedere se può finire gli studi universitari. Avrebbe richiesto, infatti, agli agenti i libri dell’università per preparare gli esami, visto che le mancherebbero poche materie prima della laurea.

Nel frattempo, proseguono le indagini sul caso e, nel corso del sopralluogo durato circa 6 ore, i Ris hanno trovato tracce di sangue nel bagno dell’abitazione e su alcuni vestiti di Martina Patti. L’arma del delitto, però, non è ancora stata trovata.

“Le tracce di sangue rinvenute sono da riporto” e quindi “si può con certezza escludere che l’omicidio sia avvenuto a casa“: questo è quanto precisa la Procura di Catania dopo gli accertamenti.

Un capo d’abbigliamento della madre era stato sequestrato durante una perquisizione nell’abitazione della donna a Mascalucia.

Il ritrovamento coincide con la ricostruzione della donna che tra le dichiarazioni della sua confessione aveva detto di essere tornata a casa a cambiarsi d’abito e lavarsi.

Operazioni che avrebbe fatto dopo essere tornata dal fondo abbandonato dove è stato trovato il cadavere della bambina e prima di uscire per inscenare il falso sequestro della figlia a Tremestieri Etneo ad opera di un commando armato.

In salotto, invece, dove la bambina avrebbe mangiato il budino, è stato trovata parte della merendina sul tavolo ma nessuna traccia ematica.

Avanza l’ipotesi che la madre non stia dicendo tutta la verità, dato che il suo racconto è pieno di “non ricordo alternati a momenti di lucidità. Potrebbero esserci dei dettagli che per il momento sono ancora ignoti.