Catania, tra rimozioni e affissioni cartelloni abusivi in via Passo Gravina: il bue dice all’asino che ha le corna

Catania, tra rimozioni e affissioni cartelloni abusivi in via Passo Gravina: il bue dice all’asino che ha le corna

CATANIA – Verranno rimossi lunedì 28 giugno, in tutta Catania, i cartelloni abusivi che vanno in contrasto con il Codice della Strada, già verbalizzati dagli agenti della polizia municipale etnea, e che da sempre sono motivo di “battaglie” nella città metropolitana. Nello specifico parliamo dell’Art. 23Pubblicità sulle strade e sui veicoli“, che così cita (clicca qui per leggere l’art. completo): “Lungo le strade o in vista di esse è vietato collocare insegne, cartelli, manifesti, impianti di pubblicità o propaganda, segni orizzontali reclamistici, sorgenti luminose, visibili dai veicoli transitanti sulle strade, che per dimensioni, forma, colori, disegno e ubicazione possono ingenerare confusione con la segnaletica stradale, ovvero possono renderne difficile la comprensione o ridurne la visibilità o l’efficacia, ovvero arrecare disturbo visivo agli utenti della strada o distrarne l’attenzione con conseguente pericolo per la sicurezza della circolazione; in ogni caso, detti impianti non devono costituire ostacolo o, comunque, impedimento alla circolazione delle persone invalide. Sono, altresì, vietati i cartelli e gli altri mezzi pubblicitari rifrangenti, nonché le sorgenti e le pubblicità luminose che possono produrre abbagliamento. Sulle isole di traffico delle intersezioni canalizzate è vietata la posa di qualunque installazione diversa dalla prescritta segnaletica“.

A Catania, però, non si parla soltanto di cartelloni che vanno in contrasto con il Codice della Strada. Da sempre, infatti, esistono anche affissioni in diverse parti del territorio comunale che sono abusive e che, dunque, al più presto – si spera – verranno rimosse.


Ma perché, vi chiederete, stiamo toccando la questione cartellonistica, abusivismo e illegalità?

Quando il bue dice all’asino che è cornuto

Semplice: lo scorso 22 giugno, in via Passo Gravina, il Comune di Catania ha fatto rimuovere un grande tabellone abusivo che alcune notti addietro era stato installato nel punto in cui lo scorso 30 maggio è morto investito da un’auto pirata il 29enne Joshua La Rosa. Nello stesso luogo i rappresentanti dell’associazione Salvaciclisti e la moglie Veronica, pochi giorni dopo l’accaduto, hanno posizionato una bicicletta bianca in ricordo del tragico incidente.

Proprio dall’amministrazione comunale è giunto ai vari organi di stampa – e presente anche nel sito del Comune di Catania (clicca qui per visionare la nota stampa ufficiale) – un comunicato in cui si dava atto della rimozione del cartellone. Nello specifico così veniva scritto: “A seguito della segnalazione dell’ingombrante tabellone che occultava la simbolica bici bianca, da parte dell’associazione dei ciclisti e di alcuni organi di stampa, la polizia municipale ha fatto una rapida verifica e constatando l’abusiva installazione dello spazio pubblicitario, ha immediatamente provveduto a farlo rimuovere dagli operatori delle Multiservizi“.

Il termine “abusivo” viene più volte ripetuto nel comunicato dell’amministrazione etnea, come se a Catania, di affissioni abusive, c’era soltanto quello sito proprio vicino alla bici ricordo di Joshua La Rosa. Eppure, c’è chi, sempre nella stessa linea d’aria ove era affisso il precedente cartellone, ha deciso di installarne un altro. Sempre abusivo, lo sottolineiamo.

Stiamo parlando del cartellone “Verità per Denise“, che da alcuni giorni è ben visibile per chi percorre quel tratto di via Passo Gravina. Quel cartellone porta la “firmaAgm Pubblicità, con a capo Fabio Bono (che più volte abbiamo provato a rintracciare senza ricevere risposta e per cui restiamo a completa disposizione) e che sarebbe il protagonista di diverse affissioni a scopo “solidale”, passateci il termine. Non solo questo per Denise Pipitone, la bambina scomparsa da Mazara Del Vallo nel settembre 2014, ma anche cartelloni per i 18 pescatori del Trapanese sequestrati in Libia furono affissi – dalla stessa agenzia – nella zona dell’ospedale Garibaldi di Catania e che, addirittura, alcuni organi di stampa citano come “propri arredi urbani“. Propri, si intende, dell’Agm Pubblicità.

Ma propri, di chi esattamente? Che a Catania chiunque si faccia “padrone” di cose non sue, lo sappiamo bene, ma spacciare spazi abusivipur pagando – per propri, forse, non è il modo più idoneo di esprimere solidarietà e vicinanza a chi, come Piera Maggio (madre di Denise Pipitone), spera nella giustizia e ci convive da troppi anni ormai.

Certo è che nella città del Liotru nulla va come dovrebbe e che si attende ancora una gara – che pare sia in corso – che metta fine ai cartelloni abusivi. Che poi, diciamocela tutta, fossero soltanto i cartelloni ad esserlo. Ma vabbè, questo è un altro discorso. E magari, chissà, ne riparleremo un’altra volta.