Catania, è la notte degli imprenditori: dalle grida di dolore alle bombe carta

Catania, è la notte degli imprenditori: dalle grida di dolore alle bombe carta

CATANIA – La notte dei commercianti e delle partite Iva è appena trascorsa. Prima la protesta pacifica, tra grida di dolore disperate di chi si ritrova, per la seconda volta, a dover abbassare le saracinesche delle proprie attività commerciali, e poi le bombe carta, il fuggi fuggi, i fumogeni e il caos.


Sono le 22:30 di domenica 25 ottobre 2020, un anno che difficilmente verrà dimenticato dalla storia italiana e mondiale. Sui social, alcune ore prima, era partito un tamtam mediatico con diffusione del seguente messaggio: “A Catania mobilitazione generale. Questa sera alle ore 22 ogni attività costretta a chiudere, titolari e dipendenti, cittadini comuni, famiglie esasperate, convergeremo tutti verso la Prefettura di Catania – via Etnea – in modo pacifico ma concreto e deciso. Siete pregati di essere tutti con noi. Basta prese in giro e ordinanze inutili, basta capri espiatori. Siamo alla fame. Vi aspettiamo in massa“.

La fame

Prima Napoli, poi Roma, adesso Catania e anche Vittoria (RG): l’Italia, tutta, ha fame. È la stessa di sempre, quella che i padri di famiglia conoscono bene, quella che le madri dicono di non avere mai, pur di dare un pasto ai propri figli. In Italia si muore di fame, quanto il Covid o più? E non bastano le promesse del premier Conte, di quelle tutti ne hanno le orecchie sature.


Era marzo scorso quando vi abbiamo parlato della netta differenza tra l’Olanda e l’Italia: il racconto di Valerio, un ristoratore catanese che vive ad Amsterdam ci aveva lasciati senza parole (clicca qui per leggere la storia completa). Aiuti da ogni dove, un lockdwon da “pascià”. Mesi e mesi interamente pagati ai commercianti, dipendenti con Cassa Integrazione in Deroga puntuale e al 100%. Prestiti a fondo perduto e a tasso zero. Tutto quello che in Italia i commercianti e i possessori di partita Iva non hanno avuto.

I bonus falliti

Basta andare indietro nel tempo di alcune settimane fa, quando il 5 ottobre il tanto atteso Click Day va k.o.; un bonus siciliano per sostenere le microimprese che non è mai partito a causa del mancato funzionamento del portale SiciliaPei sul quale dovevano essere registrate le richieste.

Eppure una cosa gli italiani l’hanno ricevuta: il bonus vacanze. Quello che ha permesso di incrementare i contagi, di creare assembramenti, di trascorrere tra relax e cocktail in mano diversi giorni spensierati a chi aveva deciso di accedere al servizio. Denaro sicuramente andato in aiuto (o forse) ai grandi imprenditori e proprietari di strutture ricettive ma che, certamente, poteva essere suddiviso allo stesso modo e con situazioni diverse. Chi lavora in nero, rischiando la propria vita, chi non ha un lavoro ma percepisce soltanto un minimo di quanto dovrebbe attraverso il Reddito di Cittadinanza – che tra l’altro adesso si ritroveranno sospeso per tre mesi circa – cosa farà? Per non dimenticarci di chi per mesi e mesi ha atteso la Cid senza ricevere un euro.

Il nuovo Dpcm del premier Conte sconsiglia gli spostamenti da un comune all’altro, obbliga piscine e palestre a chiudere del tutto fino al 24 novembre, e “uccide” gli esercizi pubblici: saracinesche abbassate alle 18, escluso chi effettua trasporti a domicilio che invece potrà lavorare fino alle 24.

Ieri sera i catanesi sono scesi in strada, ve l’abbiamo già detto, alla fine delle urla dietro megafoni e spostamenti di massa, non sono mancati però, dopo il “coprifuocoimposto dal governatore Musumeci – a cui diversi striscioni sono stati dedicati – gli incappucciati: bombe carta, risse e fumogeni.

Volanti della Polizia di Stato e Digos avrebbero già identificato alcuni volti.

Andrà tutto bene?“.