“L’emergenza Covid è finita”, ma è davvero così? La situazione in Sicilia, intervista a Pino Liberti

“L’emergenza Covid è finita”, ma è davvero così? La situazione in Sicilia, intervista a Pino Liberti

SICILIA –L’emergenza Covid è finita“, con queste parole l’Oms ha comunicato al mondo intero che “il pericolo è scampato“, seppur con alcuni “se” e tanti “ma”. Quel vortice infinito tra contagi, mascherine, restrizioni, zone rosse e quant’altro è ufficialmente destinato a essere messo nel dimenticatoio.

Sensazioni strane e insolite

Un mix di sensazioni, strane e insolite allo stesso tempo. C’è la soddisfazione di poter pronunciare la parola “fine“, un pizzico di emozione dopo 3 anni in cui il virus ha stravolto completamente gli equilibri di tutti, il rammarico di non aver “vissuto” intensamente e di aver “bruciato” questo tempo – che non torna più – tra progetti e sogni che, per forza di cose, si sono dovuti mettere da parte, posticipare o, nei casi peggiori, eliminare.

Ma c’è anche il dolore per i 20 milioni di vittime, un bollettino di guerra che veniva diffuso quotidianamente e che ha sancito la distruzione di intere famiglie, causando lacrime e infinita tristezza. Resta, inoltre, la paura – seppur in forma ridotta – perché la fine dell’emergenza non vuol dire che il Covid non rappresenta più una minaccia.

La speranza c’è sempre

Dall’altro lato della medaglia, si affaccia la speranza di ricominciare a 360 gradi e la voglia di dimenticare, insieme alla promessa alle future generazioni di non compiere gli stessi errori.

Il direttore dell’Oms li riconosce tutti: “Una delle maggiori tragedie è che il Covid non doveva andare in questo modo, ma a livello globale una mancanza di coordinamento, di equità e solidarietà ha significato che gli strumenti a disposizione non siano stati utilizzati efficacemente come avrebbero potuto e sono state perse vite che non dovevano essere perse“.

Quindi un impegno solenne: “Ci obblighiamo verso le generazioni future a non tornare indietro al vecchio schema di panico e trascuratezza che ha lasciato il mondo vulnerabile, ma andremo avanti con un impegno comune a fare fronte a minacce comuni con una risposta comune“.

L’incubo Covid: 1.221 giorni

Era il 30 gennaio 2020 quando iniziò – nel Mondo – l’incubo Covid. Una minaccia solo annunciata che sembrava non toccare da vicino noi italiani.

E poi i contagi, a macchia d’olio, ovunque, Bel Paese incluso. Il 21 febbraio viene identificato quello che erroneamente sarà il paziente zero, un 38enne di Codogno.

Da lì l’11 marzo si sancisce l’inizio della pandemia, e a seguire si contano le prime vittime, si inizia anche a vacillare, parte una gestione confusa dell’emergenza, che comporta scelte tempestive e difficili a suon di “Ce la faremo.

Dopo ben 1.221 giorni arriva l’annuncio che l’emergenza sanitaria è finita. E adesso cosa resta? Numeri agghiaccianti, se ci pensiamo, e che portano a riflettere: quasi 800 milioni di casi confermati dall’inizio e ufficialmente circa 7 milioni di decessi, anche se la stima è pari ad almeno 20 milioni di morti.

Molto più che una “semplice” crisi sanitaria, il Covid ha cancellato abbracci, strette di mano, baci, ha portato distanza tra gli uomini, ma ha causato anche sconvolgimenti economici, cancellando trilioni dal Pil e ha spinto milioni di persone nella povertà.



E adesso si può abbassare la guardia?

Sorge – a questo punto – spontanea una domanda: adesso che la pandemia è finita, è realmente il momento di abbassare la guardia? Il Covid non preoccupa più?

Eppure ancora c’è chi lotta nelle Terapie Intensive, potrebbero emergere nuove varianti, che ci farebbero ripiombare nel baratro. E nessuno lo vuole. Non più.

Il virus è qui per rimanere, sta ancora uccidendo e sta ancora cambiando“, avverte Tedros Ghebreyesus, direttore generale dell’Oms per ricordarci di mantenere i piedi ben saldi per terra.

Il commento di Pino Liberti, Commissario Covid Asp Catania

Spostiamoci in Sicilia, terra martoriata dall’emergenza sanitaria e che ha visto momenti neri dove lo sconforto – a tratti – superava ogni cosa.

Allo stato attuale, possiamo stare tranquilli? Gli ospedali in che condizioni sono? Per rispondere a queste e molte altre domande, ai nostri microfoni è intervenuto Pino Liberti, Commissario Covid dell’Asp di Catania.

A proposito della decisione dell’Oms di sancire la fine della pandemia, ha commentato: “Mi sembra una scelta opportuna perché ormai il Covid – per quanto riguarda la capacità di creare malattia – si è ridotto, a un virus tutto sommato banale“.

Non dimentichiamo, però, che è stata un’esperienza terribile: si contano oltre 20 milioni di morti nel Mondo, quindi è come se il Coronavirus avesse cancellato un’intera Nazione. In Italia i decessi sono stati 190mila, dei quali 12.700 in Sicilia. Quasi metà della popolazione italiana è stata contagiata dal virus. Non eravamo abituati ad avere epidemie del genere almeno da quando ci fu la spagnola“, aggiunge.

Adesso decretare la fine dell’emergenza è giusto anche se la stessa Oms ci invita a non abbassare la guardia, perché c’è sempre il rischio di nuove varianti, che non sono prevedibili, ma soprattutto se le Nazioni non tenessero presente quello che è successo per arrivare preparate ad altre eventuali epidemie o pandemie, sarebbe l’errore più grosso che l’umanità potrebbe fare“, specifica Pino Liberti.

E ancora: “Fin quando non sapevamo che poteva accadere, la non preparazione era giustificabile. Oggi, invece, dobbiamo essere pronti a utilizzare l’esperienza del Covid per tenerci comunque preparati. Speriamo che il Mondo non dimentichi questa tragedia e che si comporti come se potesse accadere. Un po’ come si fa con i terremoti“.

La situazione a Catania

Pino Liberti fa un quadro chiaro dell’attuale situazione Covid a Catania: “A Catania, ma credo anche in tutta Italia, siamo assolutamente sereni, non ci sono sovraccarichi nei reparti d’ospedale, in Terapia Intensiva non ci sono pazienti se non qualcuno che casualmente risulta positivo. Cioè sono pazienti che arrivano in ospedale per altri motivi e si scopre poi che hanno contratto il virus perché fanno il tampone“.

Negli ultimi 15 giorni c’è stato solo un caso di una paziente affetta da Covid che ha sviluppato la malattia tipica del virus, con i sintomi classici quale polmonite bilaterale, insufficienza respiratoria e quant’altro, ma si è registrato solo questo caso. Nulla di preoccupante, insomma“, conclude.