Da Google un microscopio a realtà aumentata per riconoscere i tumori

Da Google un microscopio a realtà aumentata per riconoscere i tumori

Individuare e combattere i tumori è indubbiamente una delle sfide più importanti condotte dalla medicina negli ultimi decenni. Grazie all’innovazione tecnologica applicata in ambito medico, gli esperti riescono anno dopo anno a compiere passi da gigante nel riconoscimento delle cellule tumorali.

A breve, grazie al contributo di Google sul campo, sarà possibile riconoscere immediatamente la presenza di cellule cancerogene su tessuti umani. Lo strumento utilizzato per la formulazione di diagnosi del genere sarà un microscopio, concepito a tale scopo proprio dall’azienda di Mountain View.

L’interessante progetto è stato presentato recentemente in occasione dell’incontro annuale dell’associazione americana per la ricerca sul Cancro che si è svolto a Chicago dal 14 al 18 aprile. Apparentemente, il microscopio di Google si presenta come un normale strumento di osservazione utilizzato comunemente in ambito medico per diagnosticare una malattia, ma al suo interno è costituito da una struttura leggermente differente.





Il progetto pensato dal colosso statunitense sarà infatti in grado di fornire una rappresentazione digitale del tessuto umano analizzato. In parole povere, il microscopio ottico, denominato Augmented Reality Microscope (ARM), impiegherà la tecnologia della realtà aumentata per analizzare in tempo reale il campione osservato direttamente all’interno dell’oculare.

Una scansione veloce consentirà dunque di abbattere i tempi previsti per le analisi, riuscendo a fornire di conseguenza un risultato immediato. Importante poi è una caratteristica della tecnologia messa a punto da Google: essa, infatti, può essere riadattata a supporto degli attuali microscopi impiegando componenti a basso costo.

Per testare l’efficacia dell’innovativo microscopio, attualmente considerato un prototipo, gli esperti di Google hanno analizzato dei campioni con l’intento di identificare tumori alla mammella e alla prostata. Tuttavia, lo strumento potrebbe presto essere impiegato per l’individuazione di malattie infettive, specialmente nei Paesi in via di sviluppo.