CATANIA – L’operazione “Garbage affair”, riguardante la raccolta e lo smaltimento di rifiuti a Catania, che ieri ha portato all’arresto di Stefano Fazio, braccio destro del sindaco Enzo Bianco, di Massimo Rosso, direttore della ragioneria generale provveditorato ed economato del Comune di Catania, e di Antonio Deodati, imprenditore romano, ha scatenato l’indiganzione dell’associazione Cittàinsieme, da sempre in primo linea nel denunciare i fenomeni di corruzione che avvengono nella nostra isola.
“Il virus di un sistema malato fino al midollo è esploso anche a Catania – dichiara l’associazione –. Oggi la Procura e la Dia hanno raccontato un ennesimo, gravissimo, quadro di corruzione che vedrebbe stavolta coinvolti dirigenti e funzionari del Comune etneo, unitamente a esponenti delle ditte che dal 2017 gestiscono, in forza di un “appalto ponte”, lo spazzamento, la raccolta e il trasporto dei rifiuti prodotti dalla nostra città. E proprio questo “appalto temporaneo” è al centro dell’inchiesta che punta il dito contro una rete di connivenze, favori, abusi e forzature, dentro e fuori Palazzo degli Elefanti, finalizzate all’affidamento a beneficio di un raggruppamento temporaneo di imprese che – secondo le accuse – sarebbero state carenti dei requisiti per partecipare.”
Il settore dei rifiuti, dato quello che si è visto anche al di fuori della Sicilia, è sempre molto marcio e le inchieste precedenti ne sono una conferma. Se non si affronta in modo adeguato, la connivenza tra gli amministratori e le organizzazioni criminali non potrà far altro che crescere.
“Le accuse, che vanno dalla turbativa d’asta alla corruzione – continua l’associazione -, sono pesantissime e confermano quanto da sempre ripetiamo: quello dei rifiuti è un mostro, un sistema malato che, se non adeguatamente affrontato, rischia di non lasciare immune nessuna Amministrazione. Le inchieste a ripetizione (penultima, in ordine di tempo, la “Gorgòni” di soli quattro mesi orsono!) che la magistratura pone alla nostra attenzione impone, ormai improrogabilmente, ed è già tardi, una seria riflessione e interventi normativi urgenti, di profondo sconvolgimento del settore, attraverso iniziative legislative e amministrative che spazzino via una volta per tutte procedure oscure, sistemi burocratici macchinosissimi che non hanno fatto altro che spianare la strada ad amministratori e funzionari compiacenti con corruttori e organizzazioni criminali.”
Infine, l’augurio è che tutto ciò termini il prima possibile e che si arrivi a una soluzione, anche se le esigenze dei cittadini onesti spesso non combaciano con i tempi dei processi.
“Come sempre, ci auguriamo che la Magistratura faccia il suo corso e accerti il prima possibile le responsabilità di ciascuno dei soggetti coinvolti – conclude l’associazione –. Ma sappiamo già che i tempi della giustizia nei Tribunali non sono compatibili con le richieste di giustizia che i cittadini comuni, gli ultimi, gli esclusi da qualunque tavolo che conta, devono iniziare a pretendere a gran voce. Non c’è più tempo.”



