“Sono quello che ha sparato, cercati un amico”, intimidazioni e minacce ai danni di un imprenditore: due arresti

“Sono quello che ha sparato, cercati un amico”, intimidazioni e minacce ai danni di un imprenditore: due arresti

SIRACUSA – I carabinieri di Noto hanno eseguito un’ordinanza di misura cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Catania nei confronti di due persone accusate dei reati di tentata estorsione in concorso e detenzione e porto illegale di arma.

Si tratta di Paolo Zuppardo, 41enne, e Giuseppe Capozio, di 31anni, entrambi già noti alle forze dell’ordine per i loro numerosi precedenti penali.

I due uomini sono stati identificati come autori di un tentativo di estorsione ai danni di un imprenditore siracusano incaricato della costruzione di uno stabile da adibire a clinica privata nella prima periferia di Avola.

  Paolo Zuppardo, 41enne   Giuseppe Capozio, di 31ann  

L’attività d’indagine ha avuto inizio a febbraio 2017, quando i carabinieri della compagnia di Noto hanno notato dei colpi di fucile vicino un container, utilizzato come deposito per gli attrezzi all’interno di un cantiere edile.

In seguito, i militari si sarebbero recati sul posto constatando il fatto e pochi giorni dopo, il titolare dell’impresa avrebbe ricevuto una telefonata da una cabina telefonica. Dall’altro capo del telefono un uomo, presentatosi come “colui il quale aveva sparato contro il container”, avrebbe intimato il titolare di cercarsi un “amico”.





L’attività investigativa ha consentito in breve tempo di identificare l’autore della telefonata: l’uomo sarebbe Giuseppe Capozio.

Pochi giorni dopo la telefonata, si sarebbe verificato un secondo episodio ai danni del cantiere: la notte tra il 12 ed il 13 marzo, infatti, dopo essersi introdotti nel cantiere, alcuni soggetti avrebbero dato alle fiamme le porte del deposito attrezzi.

Il 20 aprile un uomo si sarebbe presentato all’interno del cantiere e, avvicinatosi ad un operaio  gli avrebbe riferito di essere al corrente di quanto stava accadendo, e che il titolare lo avrebbe dovuto contattare al più presto.

L’uomo aveva lasciato un numero di cellulare appartenente a Paolo Zuppardo, il secondo arrestato. All’inizio di maggio, i carabinieri hanno intercettato una telefonata che svelava l’intento dei malviventi: commettere un ulteriore atto intimidatorio per costringere l’imprenditore a pagare una grossa somma di denaro o, in alternativa, a sottostare alle indicazioni sul personale da assumere.

Al momento, i due indiziati si trovano alla casa circondariale di Cavadonna di Siracusa. Sono in corso ulteriori indagini al fine di accertare eventuali collegamenti tra gli odierni arrestati e associazioni criminali di stampo mafioso operanti nella zona sud della provincia di Siracusa.