Il papavero rosso e la resistenza: 25 aprile fra simbologia e commemorazione

Il papavero rosso e la resistenza: 25 aprile fra simbologia e commemorazione

ITALIA- Il 25 aprile, come ogni anno, ricorre la festa della liberazione, commemorazione finalizzata a celebrare la fine dell’occupazione fascista in Italia nel 1945. Il simbolo floreale identificativo della festa è il papavero rosso, fiore che rinasce ogni anno proprio nel periodo in cui la resistenza vinse.

La storia della festa

Il 25 aprile 1945 segna un momento cruciale nella storia dell’Italia intera, ovvero la fine della guerra e del dominio fascista ma anche il ritorno agli ideali democratici tanto agognati. La festa della liberazione, viene definita tale perché è stata e continua ad essere un momento gioioso in cui ricordare gli ideali liberali e di pace che hanno contribuito a rendere la nostra nazione libera. La verità però è che quegli stessi valori, che fortunatamente hanno avuto la meglio, hanno “preteso” tanta forza e tanto dolore per essere riconquistati.

Per tale motivazione, il termine che sarebbe più opportuno utilizzare è “commemorazione“. Ogni 25 aprile dovrebbe commemorare la forza di uomini e donne, comuni cittadini, ed il coraggio dei partigiani che hanno reso possibile ricordare questo giorno per la felicità della libertà riconquistata.

Il papavero simbolo di speranza e ad oggi di memoria

Le battaglie combattute con onore dalla resistenza italiana hanno contribuito a rendere questa uno dei più celebri esempi, nell’immaginario collettivo, di lotta per i propri principi e la propria libertà.

Fra le macerie e il terreno arido lasciato indietro dalla guerra e dai passi dei soldati continuavano a crescere dei fiori: i papaveri rossi. Quel germoglio tanto delicato quanto ostile alle avversità si è reso il simbolo perfetto di una resistenza bisognosa di speranza e rinascita verso un mondo difficile soprattutto per chi alla guerra è sopravvissuto.





Data la sua forza e la sua eleganza il papavero ha iniziato ad essere correlato alle tombe dei caduti, divenendo, per chi continua ad  invocarne il ricordo, emblema di memoria e cordoglio. Ad oggi, quando si nominano le vittime che hanno donato la loro vita in cambio della libertà si tengono fra le braccia dei papaveri rossi, quasi come a rappresentarne la presenza. Nei luoghi in cui la morte ha colto molte esistenze i papaveri rifioriscono, come sempre, ogni primavera, osservatori silenziosi prima del dolore ed ora della quiete.

 

Rossi come il sangue versato dai soldati, coraggiosi come coloro che nonostante il terrore hanno continuato a rimanere vivi su una terra priva d’amore i papaveri, continuano ad affiancare i caduti anche dopo la loro dipartita fiorendo ogni anno nel periodo in cui hanno perso la vita per ridonarla ad un’intera nazione.

E come disse De André in una delle sue più belle poesie “La guerra di Piero“, rivolgendosi al soldato caduto in guerra:

Dormi sepolto in un campo di grano, non è la rosa, non è il tulipano che ti fan veglia dall’ombra dei fossi ma sono mille papaveri rossi“.