Miliardi di fatturato, ma poca innovazione. Gap agricoltura in Sicilia

Miliardi di fatturato, ma poca innovazione. Gap agricoltura in Sicilia

ROMA – L’agricoltura in Sicilia è un comparto da 537 miliardi (dati Eurostat) sostenuto da un sistema produttivo che – però – fatica a compiere il salto verso innovazione e produzione sostenibili. Un’analisi validata dalle ultime statistiche Istat, secondo cui nelle Isole – Sicilia e Sardegna – solo l’8,1% delle aziende agricole ha investito negli ultimi cinque anni in interventi innovativi su tecniche di produzione o gestione aziendale. Una quota inferiore alla media nazionale del 12%.

Un doppio freno a rallentare l’innovazione in agricoltura

Le ragioni sono soprattutto strutturali. Secondo l’Istituto nazionale di Statistica il 35,7% tra le aziende che non hanno innovato indica la mancanza di risorse economiche e il 18,6% segnala carenze di competenze tecniche adeguate. Un doppio freno, finanziario e professionale, che rallenta la transizione verso modelli più moderni e competitivi e che spiega perché, nonostante il peso economico del settore, il sistema agricolo insulare resti ancora distante dagli standard di innovazione delle aree più dinamiche del Paese.

Acqua per l’agricoltura banco di prova in fatto di innovazione

Eppure, quando le aziende delle Isole scelgono di investire, lo fanno in ambiti tutt’altro che marginali. Il 77,4% delle imprese innovatrici punta ad aumentare le rese produttive, ma accanto alla produttività emerge con forza la dimensione ambientale: il 38,5% ha introdotto misure contro l’erosione del suolo, il 42% ha investito in sicurezza alimentare e tracciabilità e il 55,7% ha concentrato gli interventi sulla gestione delle risorse idriche. In territori sempre più esposti a siccità e stress climatico, l’acqua diventa il vero banco di prova dell’innovazione.

Anche sul fronte organizzativo il quadro è chiaro. L’83,8% delle decisioni innovative nasce all’interno dell’azienda, mentre il 31,3% è influenzato dalle associazioni di categoria. Quasi otto imprese su dieci si autofinanziano, ma oltre la metà ricorre ai fondi della Politica agricola comune (PAC), segno che il sostegno pubblico resta decisivo per sostenere il cambiamento.

Biologico asso nella manica

La sostenibilità rappresenta uno dei punti di forza. Nelle Isole il 23% della superficie agricola utilizzata è coltivato con metodo biologico, una quota superiore alla media nazionale. La scelta è guidata soprattutto dalla ricerca di qualità, indicata dall’88,3% delle aziende del comparto, e dalla crescita della domanda finale, segnalata dal 66%. Anche la lavorazione conservativa del terreno è più diffusa rispetto alla media italiana, e il 60,6% delle aziende considera l’erosione del suolo un problema rilevante. Più della metà, il 55,4%, ha introdotto pratiche di agricoltura circolare, intervenendo soprattutto sulla riduzione di pesticidi e fertilizzanti.

Produzione da fonti rinnovabili ferma al 2,5 per cento

Resta invece ampio il divario sul fronte energetico e tecnologico. Solo il 2,5% delle aziende insulari utilizza impianti per produrre energia da fonti rinnovabili, contro una media nazionale del 5,2%, e sull’Agricoltura 4.0 pesa ancora il nodo economico; il 41,9% delle aziende segnala ostacoli finanziari, mentre il 30% richiama la carenza di personale qualificato. Il 7% prevede – però – di adottare tecnologie digitali entro il 2027. Uno spiraglio che lascia intravedere una possibile accelerazione nei prossimi anni.