MONDO – Gli Usa, nella loro breve storia di espansione con conquiste belliche di territori e persino di acquisti di territori, sono diventati una potenza mondiale. Se pensiamo che fino al 18mo secolo, l’America contava tredici colonie sulla costa atlantica e, soltanto dopo il trattato di Parigi del 1783, agli Stati Uniti venne concessa un’espansione territoriale significativa, riconoscendo la loro indipendenza e fissando i confini fino al fiume Mississippi, includendo anche ampi territori a ovest del fiume, oltre a garantire diritti di pesca, aprendo la strada all’espansione territoriale americana. Ancora con acquisti e trattati venne annesso il Texas che si era reso autonomo dal Messico e poi ancora un altro grande acquisto della Louisiana, di proprietà della Francia di Napoleone, per ben 15 milioni di dollari, che consentì lo sbocco americano verso il pacifico. In termini più chiari, oggi, il Tycoon non vuole fare nulla di nuovo per rendere ancora più grande la potenza americana, anzi vuole dimostrare agli occhi del Mondo che lui è sempre un magnate più che un politico.
E allora, molti si chiedono, Putin fa la guerra all’Ucraina per la ricostruzione dell’URSS, Xi Jinping attacca Taiwan, per consolidare la forza economica cinese, ma Trump vuole acquistare la Groenlandia per i suoi tesori o, sotto sotto, c’è dell’altro? Per saperne di più, lo chiediamo al Generale di Corpo d’Armata Giovanni Ridinò, esperto in Strategie belliche, per la sua vasta esperienza professionale e quale già Direttore della Cellula Strategico Militare dedicata ad “UNIFIL” presso le Nazioni Unite in New York.
Generale Buongiorno, il vortice degli accadimenti internazionali, fra guerre a macchia d’olio nel pianeta, la cattura e l’arresto di Maduro in Venezuela, la rivoluzione giovanile in Iran contro la dittatura di Khamenei, e adesso che ancora Trump ci sorprende con le sue “Uscite” quotidiane, rievocando avvenimenti del passato, prima con la voglia di annessione del Canada agli Usa, adesso con il Sud America ed anche con la proposta di acquisto della Groenlandia.
Buongiorno a lei e porgo sempre un grazie alla Direzione e allo Staff di Redazione di NewSicilia, per l’ attenzione rivolta alle mie interviste. Mettere i pozzi di petrolio venezuelani sotto il controllo degli Stati Uniti è, tra l’altro, un modo per ridurre la disponibilità dei flussi energetici a favore della Cina. Anche il rilancio del concetto della Groenlandia come futuro Stato americano fa parte di una strategia di largo respiro che mira alla difesa degli interessi degli USA nell’emisfero occidentale e per contrastare l’espansionismo russo e cinese nell’artico ed avere il controllo delle rotte che il cambiamento climatico ha oggi reso disponibili attorno al polo Nord.
La Groenlandia è anche un territorio ricco di materie prime molte delle quali sono necessarie per lo sviluppo delle nuove tecnologie.
Si, è vero e ci troviamo, quindi, a dover confermare che il mondo bipolare della guerra fredda è oggi tripolare e potrebbe nel futuro far nascere altre zone di interesse specifico dei nuovi emergenti , India e Sud Africa. La Cina, dal canto suo, cerca di contrastare la presenza degli Stati Uniti nel sud est asiatico dove vuole esprimere il suo dominio commerciale ed economico e rilancia, a sua volta, la naturale dipendenza di Taiwan al territorio cinese. L’attivismo di Trump, al momento non molto contrastato da parte di Russia e Cina, potrebbe far pensare ad accordi sotterranei tra i grandi attori per una ridefinizione degli ambiti di diretto interesse. Il Donbass ucraino alla Russia, Taiwan e sud est asiatico alla Cina, Groenlandia e sud America sotto la diretta influenza degli USA. Può sembrare fantascienza? Il tempo ci dirà la verità!
Nuovi appetiti geostrategici mettono in primo piano la Groenlandia. Dopo l’azione in Venezuela, che ha portato alla cattura del presidente-dittatore Maduro, Donald Trump é ritornato a parlare di Groenlandia e della necessità, per gli Stati Uniti, di acquisire quell’isola per una questione di sicurezza. In realtà la capacità d’intervento è uno degli aspetti che interessano gli USA, ma ci sono anche appetiti di natura economica che oggi attirano le grandi potenze verso questa parte del mondo, Artico compreso.
Le conoscenze storiche ci portano alle migrazioni dall’Alaska di popolazioni Inuit (popoli indigeni delle regioni artiche e subartiche di Nord America (Alaska, Canada, Groenlandia) e Siberia) come primi abitanti, seguite poi, intorno all’anno 1000 , da colonizzazioni vichinghe che chiamarono queste terre Gronland (terre verdi). Intorno al XV secolo queste colonie scompaiono e il territorio passa sotto la dominazione danese(1380), diventando parte integrante del regno nel 1953. Nel XX secolo la Groenlandia ottiene una prima forma di autogoverno (1979) estesa poi nel 2009 con il trasferimento di poteri di controllo su giustizia, risorse naturali e finanza.
Attualmente la Groenlandia si configura come territorio autonomo sotto la corona danese, con ampia autonomia, lasciando a Copenaghen solo le decisioni su politica estera, monetaria e di sicurezza, mentre all’isola rimane la possibilità di uscire dalla Danimarca a seguito di referendum.
Con un’estensione oltre sei volte quella dell’Italia, la Groenlandia è l’isola più grande del mondo . Una distesa di ghiacci, pari a 2,1 milioni di chilometri quadrati di superficie. E’ abitata da appena 56mila persone, custodisce ricchi giacimenti di terre rare e minerali critici decisivi nella transizione energetica e l’industria high-tech.
E proprio l’aspetto economico è ciò che fa gola.
La Groenlandia è tra gli ambienti più minacciati dal riscaldamento globale. Da diversi anni, molti segnali indicano che i ghiacci si stanno sciogliendo in modo più veloce rispetto al passato, coinvolgendo anche il Mar Glaciale Artico, che bagna la Groenlandia. Questa riduzione dei ghiacci potrebbe rendere il Mar Glaciale Artico navigabile e di conseguenza strategico dal punto di vista commerciale. Si ritiene, infatti, che la riduzione dei ghiacci possa rendere sempre più facile il passaggio del traffico delle grandi navi, con rotte significativamente più brevi rispetto al passaggio dal canale di Suez. Lo scioglimento dei ghiacci, oltre ad influenzare l’innalzamento degli oceani genera il disvelamento delle risorse presenti nel sottosuolo, che presto potrebbero essere facilmente estraibili Si ritiene, infatti, che la Groenlandia custodisca grandi riserve di risorse preziose, come zinco e uranio, il 13% circa delle risorse mondiali di petrolio e il 30% di quelle di gas. Inoltre, alcune ricerche stimano la presenza di significative quantità di nichel e cobalto, elementi essenziali per la transizione energetica verde.
Ma la mega isola della Groenlandia, per la sua posizione artica, offre certezza anche nell’agibilità territoriale?
La Groenlandia è circondata da passaggi marittimi chiave che si modificano con lo scioglimento dei ghiacci: a nord, il Passaggio a Nord-Ovest(NWP) (attraverso l’arcipelago canadese) e il Passaggio a Nord-Est (Northeast Passage/Northern Sea Route) (lungo la costa russa) – a sud il Passaggio a Sud-Ovest (Southwest Passage) o il Passaggio di Davis (tra Groenlandia e Canada) e lo Stretto di Danimarca (tra Groenlandia e Islanda)
Come garanzie di sicurezza, quindi, l’Azione di acquisizione Trumpiana non dovrebbe mostrare pecche.
Attualmente, Stati Uniti e Canada collaborano nella difesa aerea attraverso un sistema congiunto il North American Aerospace Defense Command (NORAD). Durante il recente vertice della Nato, gli USA hanno ufficializzato un importante progetto legato alla Difesa e denominato “Golden Dome Shield” che si ispira al modello israeliano “Iron Dome”, con una rete integrata di intercettori, satelliti e sensori ad alta tecnologia in grado di neutralizzare minacce missilistiche. Un progetto che ci riporta indietro nel tempo, ovvero al presidente Reagan che aveva previsto un simile strumento difensivo, allora avveniristico, che portò alla sfida finale con l’URSS di Gorbaciov. Il progetto ,poi, abbandonato con il dissolvimento dell’URSS, torna in auge per l’accresciuta minaccia proveniente dalla Russia che sta implementando un nuovo sistema missilistico ipersonico. Il più recente missile Oreshnik unisce capacità balistiche ipersoniche con un sistema di guida avanzato che tende a superare le difese missilistiche esistenti grazie alla loro altissima velocità (oltre Mach 5, circa 1,7 km al secondo) e manovrabilità. Questa esigenza si sta complicando per l’uscita politica del presidente Trump che invita il Canada a partecipare al progetto “Golden Dome” gratuitamente a condizione che accetti di diventare il 51° Stato degli Stati Uniti.
Generale, il quadro è abbastanza chiaro, come lei ha anzi detto, può sembrare fantascienza? Può anche succedere che il presidente Trump desti preoccupazione per l’accrescimento della propria tracotanza, ad altri, ed anche per il suo interesse manifesto anche in altre parti del Globo. Effettivamente, il tempo ci dirà la verità, sperando che non esplodano conflitti ancora più tragici di quelli vissuti ed ancora attuali. Grazie e alla prossima.




