Un anno di politica “di fuoco”: tra elezioni e questione Ponte, le inchieste non fermano la maggioranza

Un anno di politica “di fuoco”: tra elezioni e questione Ponte, le inchieste non fermano la maggioranza

SICILIA – È stato un anno vissuto intensamente dalla politica siciliana. Un cammino di dodici mesi fatto di ambizioni, con il Ponte sullo Stretto in prima linea, new entry all’Ars ed elezioni che, nell’ultimo periodo, si sono scontrate con il violento terremoto giudiziario che ha fatto tremare Palazzo d’Orléans, facendo sprofondare l’ex governatore Totò Cuffaro e altri nel “baratro” della corruzione.

Record contabili e nuovi volti

L’anno amministrativo è iniziato con un segnale di stabilità finanziaria proveniente dagli enti locali: a gennaio il Consiglio comunale di Catania approva il bilancio di previsione 2025-2027, un atto definito un “record storico” per le tempistiche e la programmazione della città etnea. Parallelamente, il governo regionale avvia un progressivo riassetto della squadra amministrativa e burocratica.

A gennaio Daniela Faraoni assume l’incarico di nuova Assessora regionale alla salute. In primavera, la riorganizzazione tocca i vertici dipartimentali con la nomina di Cusumano a nuovo dirigente del dipartimento Istruzione, Università e diritto allo studio , mentre a maggio la giunta si arricchisce con l’ingresso di Colianni come nuovo assessore all’Energia.

Infrastrutture e sviluppo: Ponte sullo Stretto rinviato al 2033

Protagonista assoluto il Ponte sullo Stretto, che ha vissuto un ann di alti e bassi, passando da annunci trionfali a freni contabili e giudiziari. L’anno si è aperto con una forte dichiarazione di intenti, il Vicepremier Salvini aspicava che i lavori iniziassero quest’anno con l’ambizioso obiettivo di concluderli nel 2027.

La “doccia” fredda per la maggioranza è arrivata in autunno, quando la Corte dei Conti ha bocciato il progetto sollevando dubbi sulla procedura amministrativa seguita. Nonostante gli ostacoli, Salvini non molla: “Non è un capriccio, si farà“, ha dichiarato. Ma la manovra economica smentisce in parte l’ottimismo immediato: il governo rinvia una parte dei fondi – 780 milioni – al 2033. E certamente questo definanziamento non ha lasciato indifferenti i deputati siciliani che chiedono che queste risorse vengano ridestinate alla nostra Isola.

Uno sguardo alle elezioni: dal Referendum al “trionfo” di FdI a Catania

Il capitolo dedicato a elezioni, referendum e riforme istituzionali ha segnato uno dei momenti più rilevanti della partecipazione democratica nel corso dell’anno.

Gli scorsi 25 e 26 maggio si sono svolte le elezioni amministrative in nove comuni siciliana (Realmonte, Montemaggiore BelsitoPrizziFavignanaCastiglione di SiciliaRaddusaRamacca e Palagonia). Hanno votato il 57,01% degli elettori, cioè 33.347 su 58.495.

Uno sguardo attento va al referendum abrogativo dello scorso giugno. Cinque i quesiti sui quali gli italiani sono stati chiamati a votare:

  • abrogazione di norme sulla disciplina dei licenziamenti illegittimi;
  • abrogazione parziale riguardante i licenziamenti e le relative indennità;
  • eliminazione parziale di norme su durata, causali e rinnovi dei contratti a tempo determinato;
  • abrogazione della norma che esclude la responsabilità solidale di committente, appaltatore e subappaltatore per infortuni sul lavoro;
  • dimezzamento dei tempi di residenza legale da 10 a 5 anni per gli stranieri extracomunitari maggiorenni che richiedono la cittadinanza.

La partecipazione alle urne è risultata contenuta, confermando una tendenza ormai strutturale alla disaffezione elettorale. Il mancato raggiungimento del quorum ha riaperto la riflessione sull’efficacia dello strumento referendario e sulla necessità di riformare i meccanismi di coinvolgimento dei cittadini.

Significativo, invece, il voto per le elezioni provincialiA Catania si è affermata Fratelli d’Italia, consolidando il proprio peso politico nell’area etnea; a Messina ha prevalso il movimento Sud Chiama Nord, che ha eletto consiglieri comunali anche a Siracusa e Trapani.

Sul piano delle riforme istituzionali, spicca infine quella definita come storica per la città di Catania: l’introduzione dell’elezione diretta del sindaco. Un cambiamento destinato a rafforzare la legittimazione democratica del primo cittadino e ridefinendo gli equilibri istituzionali all’interno del governo locale.

Il ritorno di Sammartino

Settembre segna il ritorno della leadership di Luca Sammartino che, dopo una pausa dovuta alla vicenda giudiziaria Pandora, ha prestato il suo “giuramento bis“.

Confermato non solo come assessore all’Agricoltura, ma assume anche la carica di Vice Presidente della Regione Siciliana.

Un autunno “infuocato”: Cuffaro nel mirino, l’opposizione vuole cacciare Schifani

L’equilibrio si è rotto a novembre. In particolare, i riflettori della corruzione hanno puntato l’ex presidente della Regione Siciliana Totò Cuffaro e altri indagati. L’inchiesta vede illecita gestione illecita di concorsi, nomine e appalti nella sanità siciliana. Situazione che ha fatto scattare il cartellino rosso alla Dc, portando alla sospensione da parte di Schifani degli assessori Andrea Messina e Nuccia Albano. Secondo quanto si apprende, Cuffaro resta ai domiciliari.

La tensione è salita alle stelle quando le opposizioni hanno depositato ufficialmente una mozione di sfiducia nei confronti del governatore Renato Schifani. Il documento di accusa si articola in ben 15 punti specifici, che mettono nel mirino le criticità dell’azione di governo. Schifani ostenta sicurezza, dichiarando: “Stanno raccogliendo le firme ma io sono sereno”. La resa dei conti avviene a dicembre in un’aulainfuocata” dalla furia delle opposizioni: al termine del dibattito l’Ars respinge la mozione, blindando di fatto il presidente e la sua maggioranza.

Superata la sfiducia, il governo chiude i conti

Superato lo scoglio della sfiducia, il governo si concentra sulle misure di fine anno per ricucire i rapporti e chiudere i conti. Dopo le polemiche estive per la bocciatura di una norma a sostegno dell’informazione, l’Ars dà il via libera definitivo a uno stanziamento di 3 milioni destinati all’editoria siciliana.

Sul fronte del precariato storico, Schifani si impegna nella “caccia” alle risorse necessarie per garantire agli ex Pip il passaggio alle 24 ore settimanali, un obiettivo cruciale per la stabilizzazione lavorativa di questa categoria.

L’anno si conclude con l’approvazione della manovra finanziaria generale. Il voto finale spacca l’Aula: la maggioranza esulta, sottolineando le misure sociali e di sviluppo, mentre le opposizioni attaccano duramente, parlando di “disastro politico”.

Uno sguardo al futuro: la sfida di “Ti Amo Sicilia”

L’anno politico 2025 si chiude, oltre ai numeri delle finanziarie, con un riposizionamento strategico dell’opposizione che lancia la sua sfida per il futuro. Protagonista Cateno De Luca che, dopo aver alzato il livello dello scontro a novembre regalando al presidente Schifani una pompa diserbante perdisinfettare la Regione“, ha ridisegnato la geografia politica del suo movimento.

Da Sud Chiama Nord nasce il nuovo fronte riformatore battezzato Ti Amo Sicilia. Una scelta “chiara, politica, programmatica” che ha l’obiettivo di colmare il vuoto di iniziativa riformatrice che, secondo il sindaco di Taormina, caratterizza l’attuale fase dell’azione di governo. Il debutto è previsto per il prossimo 18 gennaio a Caltagirone.