TRAPANI – Rinviato a giudizio l’avvocato e tesoriere di Matteo Messina Denaro. Il legale, 80 anni, si chiama Antonio Messina ed è stato arrestato nello scorso aprile con l’accusa di associazione mafiosa.
Sarebbe lui il “Solimano” di cui il capomafia di Castelvetrano e l’amante Laura Bonafede parlavano nei pizzini trovati dagli inquirenti. Ad ammetterlo è stata proprio la donna nel corso delle dichiarazioni spontanee rese agli investigatori.
Sulle sue spalle gravano precedenti per mafia e narcotraffico. Tra le accuse, quella di aver gestito i soldi della famiglia mafiosa del boss, garantendo a quest’ultimo il sostentamento economico durante gli anni di latitanza. Il processo a suo carico comincerà il prossimo 25 marzo.
I “pizzini” sull’avvocato Messina
Nei “pizzini” su cui gli inquirenti hanno messo mano non erano rare le critiche rivolte al “Solimano“, giudicato dai due interlocutori per non aver tenuto fede agli accordi stabiliti. “Ci ha distrutto”, scriveva Laura Bonafede.
L’accusa sostiene che il legale Messina sia stato formalmente affiliato a Cosa nostra: informazione da lui stesso confermata in un’intercettazione. E proprio con l’obiettivo di favorire il sostentamento del latitate Matteo Messina Denaro, avrebbe fatto affari con esponenti di spicco nel panorama mafioso trapanese. Tra loro trovano spazio i nomi di Domenico Scimonelli, Giovanni Vassallo, Franco Luppino e Jonn Calogero Luppino.
Pare però che a un certo punto il “Solimano” si sia tirato indietro, venendo meno alla parola data. Decisione che ha scatenato l’ira della Bonafede che scriveva così al boss: “Che Solimano tenesse tanto al denaro l’ho sempre capito, gli piace spendere e fare soldi facili ma mai avrei potuto pensare che arrivasse a tanto. Quando dici tu gliela farai pagare“.



