Videogiochi tra reboot, remake e remastered: nostalgia, carenza di nuove idee o operazioni commerciali?

Videogiochi tra reboot, remake e remastered: nostalgia, carenza di nuove idee o operazioni commerciali?

Da diversi anni nel mercato videoludico si sta affermando una certa tendenza: quella dei reboot, remake e remastered, ma cosa si è soliti indicare con questi termini? Perché molti utenti fanno ancora confusione a riguardo? Procediamo per gradi.


Innanzitutto, per tutti e tre i casi vale il concetto di “riedizione”. Con esso, in genere, s’intende la riproposizione di un titolo sotto una diversa luce. Perché si riedita? Ecco il primo quesito, a cui risponderemo nel seguente modo: da un lato le software house vorrebbero continuare a “lucrare” su un titolo divenuto particolarmente “famoso”; dall’altro i fan desiderano rivivere le avventure dei propri beniamini prediletti in chiave next-gen. Tuttavia, cosa giustifica realmente reboot, remake e remastered? Per rispondere in modo appropriato, cerchiamo dapprima di definire le categorie di cui sopra.


  • Reboot: è un vero e proprio restart della serie; molti elementi, compreso il gameplay, vengono cambiati. Restano, forse, solo il protagonista e i comprimari. Il reboot, inoltre, si esegue su serie “esaurite”, che cioè sono giunte al punto di massima espansione.
  • Remake: con il vocabolo “remake” s’intende la riproposizione di un titolo del passato attualizzato ai giorni nostri. La trama e il gameplay solitamente (a volte qualche aggiunta c’è) non risultano alterate, mentre la grafica è rifatta da zero utlizzando le tecnologie più recenti.
  • Remastered: qui siamo di fronte al gioco originale migliorato tecnicamente per gli standard odierni. Il più delle volte, si ha a che fare con giochi usciti per le generazioni precedenti di console, poi riadattati alle successive. Più in dettaglio, nelle edizioni remastered il codice del gioco non subisce (se non raramente) alcun mutamento; a cambiare sono la risoluzione, il frame rate, le texture e i modelli poligonali.

Giunti fin qui è lecito chiedersi se l’ultima generazione di console non sia stata eccessivamente caratterizzata da pratiche di reboot, ramake e remastered. Può essere… anche se, pur trovandoci di fronte ad operazioni di tipo di “commerciale”, non si può ignorare il fatto che, tramite le suddette pratiche, venga garantita la possibilità, a chi non ha avuto la fortuna di giocarci in passato, di recuperare perle del panorama videoludico.


La questione, dunque, resta aperta: non sarà forse che certi giochi, appartenenti al passato, siano oggetto di un “revival” per una non diagnostica forma di nostalgia agli hardcore gamer o è più logico ritenere che gli sceneggiatori siano afflitti da una preoccupante carenza di nuove idee? A voi la risposta.