Stupro, se il confine tra “gioco” e realtà rischia di svanire: il caso “Rape Day”

Stupro, se il confine tra “gioco” e realtà rischia di svanire: il caso “Rape Day”

Durante la festa delle donne si ricordano le vittime di femminicidi e abusi, in occasione della giornata mondiale della pace ogni anno si postano immagini e video di guerre e atti cruenti accompagnati da pesanti critiche, ma vengono socialmente accettati videogiochi violenti, che ammettono crudeltà quali l’omicidio e lo stupro: è una delle più grandi contraddizioni del nostro secolo, costantemente alimentata da episodi sconcertanti.

L’ultimo caso risale proprio a pochi giorni fa: dopo l’annuncio dell’uscita di un titolo chiamato “Rape Day” (letteralmente “giorno dello stupro”) su Steam, piattaforma sviluppata dalla software house statunitense Valve Corporation, migliaia di persone si sono scagliate contro la compagnia produttrice del gioco e il sito web destinato a ospitarlo per chiederne l’immediata rimozione a causa dei contenuti inadatti e disturbanti.



Si tratta di un visual novel ambientato durante un’apocalisse zombie che consente di picchiare, stuprare e perfino uccidere donne.

Fonte immagine: Rapeday.com

Il titolo e i contenuti del videogioco hanno dato vita a una vera bufera mediatica, descritto così sul sito ufficiale: “’Rape Day’ è un visual novel nel quale hai la possibilità controllare le scelte di un terrificante sociopatico durante un’apocalisse zombie. Le tue scelte condizionano la successione degli eventi della storia. Il gioco si può classificare come una dark comedy per adulti con elementi pornografici che potrebbero turbare fortemente il pubblico più sensibile”.


La scelta di un protagonista sociopatico nell’immaginario degli sviluppatori avrebbe potuto “mitigare” l’ispirazione violenta del gioco, destinato quindi quasi esclusivamente al 4% della popolazione mondiale affetta da questo grave disturbo della personalità. La domanda è: si può sostenere che proiettare fantasie cruente in un videogioco possa prevenire la loro esternazione?

La reazione generale del pubblico sembra suggerire che la risposta sia un “no” deciso: per molti, infatti, riprodurre atti di violenza inaudita su uno schermo non può impedire la loro imitazione nella realtà e, anzi, rischia di assuefare le menti umane all’abuso, all’indifferenza e alla brutalità.

Uno screenshot del gioco. Fonte: Business Insider

Tale pericolo ha aizzato un numero significativo di proteste da parte di cittadini, community di giocatori e perfino autorità politiche (specialmente nel Regno Unito).

Il risultato è stato quello sperato: Steam ha rimosso il gioco in quanto “presenta costi e rischi sconosciuti, presi in considerazione in particolare dopo la presentazione di una petizione popolare su Charge.org con più di 8mila firme per l’inserimento del videogame nella “black list”.

Nonostante il provvedimento, i riflettori non si sono ancora spenti sul terribile gioco: dopo la notizia della proibizione di“Rape Day” (ora etichettato, quasi con orgoglio, dagli sviluppatori come “il famoso visual novel messo al bando”), adesso si parla di “censura”.

In merito a questa questione, Steam, che ha sempre avuto una politica relativamente permissiva sui videogiochi pubblicati, ha rivelato: “Apprezziamo il desiderio degli sviluppatori di esprimersi e l’obiettivo di Steam è aiutare gli sviluppatori a trovare un pubblico, ma questo sviluppatore ha scelto un contenuto e un modo di rappresentarlo che ci rende molto difficile farlo”.

Fonte immagine: Steamcommunity.com

In risposta a una domanda sul gioco, lo sviluppatore di “Rape Day” ha replicato: “L’idea che ci siano persone lì fuori che vogliano far tacere chiunque o qualunque cosa li metta a disagio, necessario a ogni costo per includere la violenza, è assolutamente riluttante per me”.

Di fronte all’ennesimo dibattito, la domanda diventa: vale di più la libertà di espressione o il buon senso dato dal rispetto incondizionato di tutte le creature viventi? E quando il confine tra gioco e realtà diventa così sottile da mettere a rischio la sopravvivenza della società civile e della salute mentale e fisica dei suoi componenti?

Nelle repliche a numerosi altri quesiti, l’autore di “Rape Day” nega ogni giustificazione dello stupro nella vita reale e ogni possibile associazione tra quello che succede nel gioco e quanto invece accade, purtroppo, quotidianamente a donne in carne e ossa nel mondo, sostenendo che il gioco è per chi ama guardare film con contenuti violenti ma “non vorrebbe vedere nessuno ferito nella vita reale”.

Nonostante l’opinione, giudicata da molti controversa, dello sviluppatore di Desk Plant, è importante ricordare che sono in corso decine di studi per verificare i possibili effetti negativi dei giochi sulle attività umane e che, quindi, un visual novel che permette di abusare di qualcuno non può essere considerato a priori privo di rischi, a prescindere dalle intenzioni del suo creatore.

I dibattiti morali e sociali stanno invadendo il web, ma queste questioni non possono essere risolte nell’ambito della polemica su un singolo caso, solo l’ultimo di una serie che appare infinita. Ogni episodio simile, però, deve permettere di riflettere al fine di controllare i contenuti fruibili sul Internet e valutarne la pericolosità.