L’ascesa di Treccani.it - Newsicilia

L’ascesa di Treccani.it

L’ascesa di Treccani.it

«Il mondo digitale ancora non rende come il cartaceo, ma per noi è molto importante» afferma il direttore editoriale di Treccani.it, Massimo Bray, in un’intervista a Business Insider Italia a firma di Nicola Scevola. Sì, perché Treccani, a partire dal 1996, anno dello sbarco in Rete, non si è mai fermata, aggiornandosi di continuo. Riconosciuta come modello editoriale di prestigio, l’enciclopedia, un tempo vanto nelle librerie di nonni e genitori, oggi, nella sua versione digitale, può contare su un repertorio di voci vastissimo (oltre 1 milione e 15 mila tra lemmi e vocaboli).

Superata la crisi del 2008, oggi il portale dell’istituto fondato nel 1926 dall’imprenditore tessile Giovanni Treccani conta 600 mila visitatori unici al giorno, circa il 25% in più rispetto a 2 anni fa. La crisi dell’editoria ha spinto inoltre Treccani ad allargare il proprio catalogo: sono nate così le riproduzioni di manoscritti medievali e rinascimentali, le ristampe di opere di artisti italiani in tiratura limitata, le edizioni tematiche (cinema, sport, moda, scienze, gastronomia) dell’enciclopedia, una piattaforma digitale dedicata alla scuola, corsi di scrittura creativa e due web-magazine: Il Tascabile di giornalismo long form e l’Atlante di geopolitica. In cifre, la Treccani investe 2,7 milioni di euro all’anno nello sviluppo di contenuti online e archivi digitali, anche se la versione cartacea e i relativi prodotti annessi restano i capisaldi dell’azienda.



«Abbiamo una rete di 250 addetti alla vendita – continua Bray nell’intervista a Business Insider Italiama non amiamo quel genere di attività. Investiamo circa 6 milioni di euro all’anno nel marketing, puntando su meccanismi di fidelizzazione del cliente, simili a quelli adottati dalle aziende di moda. Usiamo il Web per presentare i nostri prodotti, fissando appuntamenti solo con chi mostra interesse. Il nostro obiettivo è tutelare il valore del marchio». Gli investimenti, i prodotti e le parole di Bray si traducono in un ritorno annuo di circa 80 milioni di euro. «Il fatto è che vendiamo ancora 10-12 mila vocabolari ogni 365 giorni» sottolinea il direttore. Cionondimeno, il portale resta una delle principali fonti di guadagno per Treccani. Imparagonabile alla giovane sorella Wikipedia in quanto for profit e non neutrale, Treccani si afferma come fonte autoriale e autorevole del sapere (anche digitale).

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