Il ruolo dell’insegnante (dal punto di vista di un alunno)

Il ruolo dell’insegnante (dal punto di vista di un alunno)

 

QUESTO ARTICOLO FA PARTE DEL CONCORSO DIVENTA GIORNALISTA, RISERVATO AGLI STUDENTI DELLE SCUOLE SUPERIORI DELLA PROVINCIA DI CATANIA.

Al giorno d’oggi, noi ragazzi siamo circondati dalla conoscenza, ormai diventata a portata di click. Con le dovute ricerche abbiamo infatti la possibilità di conoscere e approfondire letteralmente qualunque cosa. Ma allora  viene spontaneo chiedersi: “che ruolo occupano nel XXI gli insegnanti?”


Andando a ritroso nella storia dell’insegnamento, non possiamo che imbatterci in colui che è stato il primo vero “professore”, con stipendio statale, ovvero Marco Fabio Quintiliano. L’importanza di questo personaggio nel panorama letterario latino risiede nella stesura dell’ “Institutio Oratoria”, pubblicata nel 96 d.C., un vero e proprio manuale didattico nel quale, oltre a delineare tecnicamente i metodi di insegnamento, descrive le caratteristiche e gli atteggiamenti dell’insegnante ideale.

Per Quintiliano il perfetto oratore non è colui che sa ed è abile nell’arte oratoria, ma colui che riesce a penetrare sia nell’intelletto sia nell’animo dei propri allievi, non limitandosi quindi alla ripetitiva azione di riempire tante scatole di altrettanti concetti, ma curando i propri allievi come “individui” e guidandoli nella crescita personale, piuttosto che dispensando tecnicismi, educandoli nel senso più nobile del termine, traendo fuori ció che ancora non sono capaci di manifestare da sé.


Dopo 2000 anni, nonostante siano cambiati i metodi e gli  strumenti di insegnamento,  cosí da adattarsi  sempre alle nuove tecnologie, quel ruolo descritto nel trattato latino è rimasto invariato, come la sua importanza nella vita degli studenti. Se fosse necessario soltanto sapere, allora anche il ruolo del “maestro” stesso verrebbe meno, lasciando il posto agli automi. Ma ció che, appunto, ci differenzia a fondo da questi è quella che viene chiamata “intelligenza emotiva” definita così  nel 1990 dai professori Peter Salovey e John D.Mayer, ovvero la capacitá che ha un individuo di essere consapevole di se stesso e delle proprie capacitá al fine di sfruttarle al meglio nel contesto sociale.

Ed è proprio su questa che agiscono in maniera inequivocabile gli insegnanti, in quanto capaci di motivare gli alunni allo studio, di accrescere la loro autostima quando non sono consapevoli delle proprie potenzialitá e di entrare in empatia con loro, riuscendo a porsi come modello da imitare. Ma come un professore puó contribuire a formare la personalitá di un alunno, puó anche distruggerla, minandone l’autostima,  al punto da fargli credere di valere molto meno di quanto in realtà valga ed eliminando, in molti casi, la sua propensione verso la materia insegnata, venendo quindi meno a quello che è il fondamento stesso del suo “mestiere”.

Il conclusione, il  ruolo degli insegnati dal 100 d.C. a oggi è lo stesso e rimarrá tale perché, per quanto possano cambiare metodi e strumenti, la figura dell’educatore rimane l’ago della bilancia nella formazione intellettuale ed  emotiva degli allievi e fondamento della futura classe dirigente.

Antonella Vaccaro VC – I.I.S.S. “Ettore Majorana” – Scordia (CT)