Stenosi aortica severa e sostituzione valvolare percutanea: TAVI

Stenosi aortica severa e sostituzione valvolare percutanea: TAVI

Corrado-Tamburino

La stenosi aortica calcifica è la più frequente valvulopatia in Occidente, presente nel 2-7% degli adulti >65 anni e, con l’allungarsi dell’aspettativa di vita media è probabile che la sua prevalenza vada aumentando. Il peggioramento della stenosi è di solito lenta, può durare anche decenni con manifestazione tardiva dei sintomi (dispnea, angina pectoris e sincope) che spesso però peggiorano rapidamente una volta presentatisi. La prognosi, dall’insorgenza dei sintomi, è solitamente ≤2 anni.

La sostituzione valvolare chirurgica ad oggi è la terapia per la stenosi aortica severa; fino a qualche anno fa, i pazienti ad alto o proibitivo rischio chirurgico venivano trattati solo con terapia medica o con valvuloplastica aortica percutanea, caratterizzata però da deterioramento clinico entro 6-12 mesi con mediocri risultati a medio e lungo tempo. Per questo sottogruppo di pazienti (identificati da un ‘heart team’ che include cardiologi, cardiochirurghi, anestesisti e altri specialisti, se necessario), da circa 10 anni è disponibile una nuova terapia, inserita nelle ultime linee guida Europee nel 2012: la transcatheter aortic valve implantation (TAVI).

I risultati della TAVI sono stati finora promettenti (successo procedurale >90%), ed è diventata l’unica terapia in grado di prolungare la sopravvivenza in pazienti ad alto rischio o inoperabili con stenosi aortica. Il rischio operatorio per singolo paziente si può calcolare utilizzando l’Euroscore II (www.euroscore.org) e STS score (http://riskcalc.sts.org).
Tra le tante protesi disponibili, due sono state più studiate: Edwards Sapien XT e Medtronic CoreValve system e, sulla base delle caratteristiche cliniche e di alcuni aspetti anatomici dei singoli pazienti, si seleziona la protesi più idonea, spesso con l’aiuto di un’angio-TAC cardiaca e delle arterie iliache e femorali.

E’ fondamentale la presenza di un’equipe cardiochirurgica per la gestione di eventuali complicanze che richiedano la conversione ad intervento a cuore aperto.
Gli ultimi dati scientifici sui risultati della TAVI a 5 anni, confermano quanto vincente sia la strategia percutanea nel trattamento della stenosi aortica severa. Inoltre, vista la consolidata esperienza con la procedura TAVI, è possibile, in pazienti selezionati, la dimissione precoce (es. in prima o seconda giornata post-operatoria), riducendo così le giornate di degenza ospedaliera e consentendo un ritorno alle consuete abitudini e ad una vita normale in tempi molto brevi.

Concludendo, la TAVI è una terapia ben consolidata, con prospettive di un crescente utilizzo e
potenziale estensione non solo a pazienti ad alto rischio operatorio ma anche a quelli a rischio intermedio o basso, grazie agli affinamenti tecnici e allo sviluppo di nuove protesi che permetteranno di ridurre i rischi di complicanze.