Il forame ovale pervio (PFO), erroneamente definito un’anomalia cardiaca, è in realtà una semplice variante anatomica che si presenta in circa il 30% della popolazione. La sua esistenza è stata sconosciuta per lungo tempo e solo negli ultimi 5-10 anni il PFO ha iniziato a ricevere attenzione, prima troppo poca e adesso, forse, troppa.
Da cosa deriva il PFO? Esso nasce dalla mancata chiusura del passaggio tra atrio destro e sinistro che è una fondamentale parte della circolazione sanguigna durante la vita intrauterina dei bambini. Alla nascita il PFO, in 2/3 dei casi si chiude (la chiusura si completa durante le prime settimane di vita) mentre, in 1/3 degli individui esso rimane pervio.
Si può facilmente creare confusione tra PFO e difetto interatriale (DIA) poiché entrambi mettono in comunicazione i due atri; la differenza sta nel fatto che nel DIA vi è la mancanza di una porzione di tessuto del setto interatriale (figura) che consente un continuo passaggio di sangue (shunt) tra gli atri, mentre nel PFO (figura) il setto interatriale appare integro e soltanto durante alcune manovre (es. manovra di Valsalva) si scolla rendendo evidente un passaggio di sangue tra gli atri.
Il PFO è stato spesso associato all’emicrania e alle cefalee, e sebbene la chiusura del forame sia stata a sua volta associata ad una riduzione degli episodi di emicrania o cefalea, è bene specificare che la sua chiusura non elimina del tutto il problema.
Quand’è indicato chiudere il PFO? Sulla base di diversi studi scientifici internazionali, è emerso che la chiusura del PFO va praticata solo in quei soggetti così detti “sintomatici” e cioè in coloro i quali, sulla base della risonanza magnetica encefalica basale, si evidenziano focolai ischemici (encefalopatia multinfartuale, attacco ischemico transitorio o ictus ischemico).
Per poter chiudere il PFO in sicurezza, è buona norma far precedere un’ecocardiogramma transesofageo all’intervento di chiusura. Questo si effettua in sala operatoria emodinamica, la procedura prevede un cateterismo cardiaco destro (attraverso le vene femorali sinistra e destra si introducono gli strumenti necessari all’intervento, tra cui si annovera una sonda ecocardiografica intracardiaca) e l’impianto di un dispositivo di chiusura (ve ne sono diverse marche e dimensioni).
In conclusione, il PFO ha creato confusione prima (talvolta è stata posta diagnosi di sclerosi multipla in pazienti con focolai gliotici encefalici causati dal PFO) e paura dopo, inducendo tanti pazienti a richiederne la chiusura, talvolta non indicata. Quindi, effettuando un buono screening è possibile identificare in maniera precisa i pazienti realmente candidati a questo intervento.
Con la collaborazione della dottoressa Piera Tamburino