Alfabetizzazione, oltre il saper leggere e scrivere: le sfide tra Covid e digitalizzazione

Alfabetizzazione, oltre il saper leggere e scrivere: le sfide tra Covid e digitalizzazione

Alfabetizzazione: una parola, un mistero. Uno dei vocaboli più utilizzati per parlare di istruzione è in realtà sconosciuto ai più, pur essendo indirettamente al centro di ogni conversazione. L’8 settembre, giornata internazionale dell’alfabetizzazione, è il momento più adatto per porsi domande e cercare risposte sull’argomento.


Nel 2020 i problemi da considerare si sono moltiplicati a causa dell’emergenza Coronavirus e all’ormai famigerata didattica online, una risorsa non sempre sfruttata al massimo delle sue potenzialità.

Alfabetizzazione, tra Covid e digitalizzazione: le sfide al centro del dibattito nel 2020

Gli ultimi mesi sono stati una sfida senza precedenti per docenti e allievi di tutto il mondo. Proprio ai temi “caldi” di inizio decennio, la pandemia e la didattica attraverso gli strumenti digitali, è dedicata la giornata internazionale dell’alfabetizzazione dell’8 settembre 2020.


Nella pagina ufficiale dell’Unesco, promotrice dell’iniziativa, si legge: “L’International Literacy Day 2020 offrirà un’opportunità per riflettere e discutere su come le pedagogie e i metodi didattici innovativi ed efficaci posso essere utilizzati nei programmi di alfabetizzazione per affrontare il periodo della pandemia e oltre”.

“La Giornata internazionale darà anche l’opportunità di analizzare il ruolo degli educatori, come delle politiche efficaci, dei sistemi, dei governi e delle misure che possono andare a supporto degli educatori e dell’apprendimento”.

Unesco, i temi del dibattito per l’International Literacy Day 2020

L’Unesco organizzerà una conferenza online con l’obiettivo di stimolare un dibattito globale sulle nuove possibilità per l’alfabetizzazione di giovani e adulti nell’era post-Covid.

Ecco alcune tra le domande in programma:

  • Qual è stato l’impatto della pandemia sul gap, già esistente da tempo, tra politica scolastica e realtà effettiva? Il caso italiano, non isolato, è indubbiamente indice di quanto l’emergenza sanitaria abbia fatto luce sui rischi di un sistema non adeguatamente organizzato.
  • Le risorse sono sufficienti? Nella maggior parte del mondo, la scuola ha continuato a resistere grazie al mondo digitale o alla risistemazione degli spazi. Una risposta che ha scongiurato il rischio di uno stop totale all’educazione, ma con quali limiti? Tra il trauma di abbandonare temporaneamente i banchi, il materiale scolastico, il divario tecnologico e la crisi economica, la domanda è legittima.
  • Quali progetti possono essere adottati a livello nazionale e internazionale per incentivare l’alfabetizzazione?
  • Quali sono le novità in termini di approcci relativi alla didattica digitale per allievi ed educatori?

Alfabetizzazione, questa grande sconosciuta

I dibattiti sulla scuola sono ben noti. L’alfabetizzazione, però, non si riduce a questo, né alla semplice abilità di leggere e scrivere.

Si tratta di qualcosa che sta alla base della formazione individuale, della vita comunitaria e del successo sociale. Ogni aspetto del dibattito sociale, dalla politica all’interpretazione delle notizie, è indissolubilmente legato a questo tema. Una popolazione incapace di scegliere adeguatamente o di interpretare gli eventi è frutto di qualcosa che non funziona nel processo di alfabetizzazione.

Tutto ciò ha creato la necessità di dedicare annualmente uno spazio alla delicata tematica: “L’8 settembre è stato scelto come Giornata Internazionale dell’Alfabetizzazione dall’Unesco nel 1966 per ricordare alla comunità internazionale l’importanza dell’alfabetizzazione per gli individui, le comunità e le società, nonché il bisogno di sforzi intensi per la creazione di società più istruite.

In una società poco alfabetizzata, la gente è incapace di svolgere attività che richiedono abilità basilari di lettura, scrittura e calcolo. E, cosa peggiore, spesso non è neanche consapevole della situazione.

Cosa vuol dire essere alfabetizzati? 

Di fronte a questa domanda, molti risponderebbero: “Basta andare in prima elementare, saper leggere e scrivere”. Un pregiudizio alla base di un problema sociale e di una popolazione che si chiede sempre meno se sia il caso di rivedere le basi della propria istruzione.

Nel dibattito sull’alfabetizzazione raramente si considera la tormentosa questione dell’analfabetismo funzionale.  Un’espressione che va di moda, ma che pochi sanno definire. Si tratta di avere gli strumenti e non saperli usare, di conoscere senza avere la capacità di sfruttarle adeguatamente nelle situazioni della vita quotidiana.

A cosa serve saper leggere se poi non si comprende il valore di una domanda o l’affidabilità di un articolo di giornale o di un materiale informativo? E ancora, è utile poter dichiarare di essere alfabetizzati se si vive di stereotipi e non si possiede senso critico per interpretare la realtà?

Al contrario di quanto si crede, si tratta di un pericolo soprattutto per i più giovani, schiavi dei ritmi frenetici della quotidianità e di una tecnologia di cui spesso si insabbiano le grandi potenzialità e si sfruttano solo i “trucchetti”.

I dati

Ormai l’analfabetismo è sconfitto? Nel 2020 il mondo è ancora troppo lontano da questo risultato, non solo nelle aree remote del mondo, ma anche e soprattutto nei Paesi “sviluppati”.

Ben 773 milioni di adulti e giovani non possiedono abilità legate all’alfabetizzazione di base, 617 milioni di bambini e adolescenti non possiedono livelli di competenza minimi nella lettura e in matematica.

Inoltre, con l’inizio della pandemia, il 62,3% degli studenti del mondo ha dovuto sospendere la propria formazione a causa delle scuole chiuse. Un dramma passato sotto silenzio e alimentato dal passaggio obbligato alla didattica a distanza, che si accompagna alle difficoltà mostrate da un’altra grande fetta degli studenti di ogni età, in difficoltà per la carenza di risorse e i problemi economici.

Conclusione

Un quadro tutt’altro che positivo, che suggerisce la necessità di continuare a ragionare sulle possibilità della formazione e della pedagogia e sul ruolo degli educatori, ma anche sul bisogno di rivalutare l’importanza dell’istruzione e della sua utilità personale e sociale.

Per questo educatori e professionisti di tutto il mondo non abbandonano il dibattito neanche in un momento difficile, affinché l’emergenza sanitaria non alimenti anche quella educativa.

Le grandi sfide saranno trovare un modo per estendere gli aspetti positivi della digitalizzazione, mettendo i nuovi strumenti a servizio della didattica, e permettere la rivalutazione della formazione per una società migliore. Un progetto che richiederà sforzi intensi, ma anche una rivoluzione culturale.

Fonte immagine: Pixabay – Gerd Altmann