Giancarlo Giannini: “Ho imparato il catanese grazie a Turi Ferro” - Newsicilia

Giancarlo Giannini: “Ho imparato il catanese grazie a Turi Ferro”

Giancarlo Giannini: “Ho imparato il catanese grazie a Turi Ferro”

CATANIA – “Il catanese non è un dialetto, ma una lingua e l’ho imparato grazie a Turi Ferro, un amico e un grande professionista”. Inizia così l’intervista con Giancarlo Giannini, premiato sul palco del Bellini in occasione della XII edizione del Vernissage Premio Bellini G.A.R per la brillante carriera. È un vero fiume in piena. Simpatico, cordiale e dalla battuta pronta. Si concede senza remore e finti sorrisi ai tanti fan che chiedono selfie, autografi e strette di mano scambiando qualche parola con uno dei volti storici del nostro cinema, teatro e televisione. La Sicilia, come raccontato durante il nostro incontro, ha avuto un ruolo fondamentale nella sua carriera che vanta oltre 170 film, una nomination all’Oscar per “Pasqualino sette bellezze”, 6 David di Donatello, 5 Nastri d’argento, 5 globi d’oro e una stella nella “walk of fame” di Toronto”.



“Amo il sud– racconta Giancarlo Giannini, la voce italiana di Al Pacino – ho vissuto per nove anni a Napoli che insieme a Catania, terra di grandi tradizioni teatrali e cinematografiche, mi ha dato tanto professionalmente e umanamente. Torno spesso in Sicilia non solo per lavoro ma anche per piacere. A Catania non si smette mai di imparare e le vie della città con i suoi abitanti sono dei veri laboratori d’arte. Devo molto alla Sicilia e a Mimì Metallurgico che mi ha fatto conoscere ed apprezzare”.

Tanti i ruoli interpretati come il focoso Gennarino di “Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto” con Mariangela Melato, Paolo Borsellino, il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, Renè Mathis in Casinò Royal della saga di James Bond con Daniel Craig a cui Giancarlo Giannini ha prestato il volto donando ad ognuno una fisicità e un carattere completamente diverso.  


“Sicuramente per rendere bene un personaggio – continua l’attore spezzino – per farlo arrivare al cuore della gente è necessario non solo imparare le battute ma viverlo, studiando la sua lingua, le sue espressioni e il suo modo di muoversi per questo tutti i siciliani che ho interpretato mi sono venuti bene al punto che per anni si è pensato che io fossi nato in Sicilia mentre in realtà sono di La Spezia”. Ed ancora aggiunge: “Nella mia attività ho dovuto diversificare facendo ogni tipo di genere dalla tragedia alla commedia, dalla farsa al cinema fino alla televisione, perché l’attore, secondo me, è un’arancia con tanti spicchi succosi da cui poter trarre nutrimento e piacere”.

Sulla capacità di cambiare facilmente ruolo e di non essere identificato con una particolare caratteristica afferma: “Non è vero che l’attore che passa facilmente da un ruolo all’altro sia più bravo, perché basti pensare a Charlie Chaplin, il più grande tra i grandi, che con quello stile e quell’immagine ha conquistato platee internazionali”.

Prossimamente protagonista al fianco di George Clooney nella miniserie “Catch 22” tratta dal romanzo di Joseph Heller, ricorda i suoi inizi all’Accademia d’arte drammatica Silvo D’Amico paragonando la sua professione a quella di un inventore partendo dal suo diploma di perito elettronico industriale. “Mi sono ritrovato per caso a studiare recitazione, dovevo andare a lavorare in Brasile nei sistemi artificiali, ma in entrambi i casi sia nell’elettronica che nella preparazione di un personaggio è necessaria la fantasia, perché non si sa quale sarà il risultato ed inventando mi piace pensare a quello che non c’è”.