“Chiamatemi Mimì”, l’emozionante omaggio teatrale all’indimenticata Mia Martini

“Chiamatemi Mimì”, l’emozionante omaggio teatrale all’indimenticata Mia Martini

CATANIA – Scrivere un testo teatrale, che racconti la storia di una delle cantanti più raffinate della musica italiana, come Mia Martini, cercando di non farsi travolgere dall’amore per la sua musica e la sua tormentata vita di donna fragile e dalla profonda umanità, non è semplice.

Elisa Franco autrice, regista e protagonista dello spettacolo “Chiamatemi Mimì”, con il fondamentale contributo musicale di Letizia Contadino, sul palco della Sala Chaplin, realizza una messa in scena intima ed emotivamente coinvolgente capace di conquistare anche chi non è un appassionato della musica di Domenica Rita Adriana Bertè o semplicemente non conosce la travagliata storia dell’artista di Bagnara Calabra.

Il rischio di far prevalere la fan nel raccontare alcuni momenti salienti della vita privata e pubblica di una cantante ingiustamente maltrattata da cattiverie gratuite e assurde superstizioni senza coinvolgimenti personali è alto, ma in una scena essenziale in cui Mimì Bertè (Elisa Franco) racconta la sua vita intervallata da brani storici della sua carriera come “Quante volte”, “Donna”, “E non finisce mica il cielo” o “Gli uomini non cambiano”, interpretati dal vivo da una grintosa Letizia Contadino, si dà spazio solo alla verità dei fatti, compreso il tragico epilogo del 12 maggio 1995 in cui la cantante fu trovata morta nella sua casa.

La storia di una voce che l’Italia dopo la sua scomparsa non ha smesso di amare, in quasi due ore di rappresentazione, rivive tra foto, cappelli, ricordi e racconti anche dolorosi come  il tormentato amore con Ivano Fossati, la separazione dei genitori che la segnerà per sempre, il difficile rapporto con il padre e la ricerca disperata di un affetto che colmi tutto il vuoto che la opprime come un macigno che non le permetterà di vivere la sua condizione di donna ed artista vengono sapientemente dosati tra recitazione e musica per rendere giustizia ad un’anima delicata ed offesa ingiustificatamente da chi non ha saputo o voluto dare il giusto peso alle parole.


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