Stop alle importazioni di petrolio dalla Russia: l’Isab di Priolo a rischio chiusura

Stop alle importazioni di petrolio dalla Russia: l’Isab di Priolo a rischio chiusura

SICILIA –La scorsa notte i leader dell’Unione europea hanno trovato un accordo per mettere al bando le importazioni di petrolio dalla Russia, in modo da privare il regime del presidente Vladimir Putin di una fonte di entrate cruciale anche per il finanziamento della guerra in Ucraina.

L’embargo, deciso dopo settimane di negoziati molto complessi, riguarda sia il greggio che i prodotti petroliferi, ma per il momento non verrà applicato alle forniture trasportate via tubature. Questa esenzione è stata necessaria per superare l’opposizione dell’Ungheria, della Repubblica Ceca e della Slovacchia, tutti paesi dipendenti dai flussi passanti per l’oleodotto Druzhba e privi di sbocchi sul mare, che avrebbero avuto, come conseguenza, difficoltà a rifornirsi altrove.


Tutta questa situazione andrà ad intaccare l’economia italiana e siciliana per intendersi. Negli ultimi mesi l’export di petrolio russo verso l’Italia aveva subito un’impennata quadruplicandosi rispetto allo scorso anno. E due terzi di questo flusso arrivavano nel porto siciliano di Augusta, dove giungono le petroliere che riforniscono l’impianto di raffinazione dell’Isab di Priolo, società controllata dalla società russa Lukoil.

La raffineria Isab di Priolo e il suo indotto sono la principale fonte di occupazione nell’area, oltre a dare un importante contributo al Pil della Sicilia. Per salvaguardare i posti di lavoro, il governo dovrebbe quindi commissariare e nazionalizzare la raffineria controllata dai russi.

Il prezzo che pagherà la Sicilia, però, rischia di essere doppio. Il danno maggiore è quello che ha subito questa intera porzione di Sicilia occidentale per fare spazio all’industria della chimica e del petrolio: da una e dall’altra parte del polo, più ce ne si allontana più il mare e la bellezza del litorale sono diventati fonte di reddito.

Ad Augusta, Priolo Gargallo e Melilli, invece, i residenti fanno i conti con l’inquinamento ambientale e le ciminiere che puntellano l’orizzonte sul mare solcato dalle petroliere.

L’embargo metterebbe alla prova il sistema di approvvigionamento italiano e i mille lavoratori della raffineria, a cui si aggiungono gli impiegati dell’indotto.

Fonte foto Facebook – Cristian Fontana