SICILIA – Dopo il divieto del ministro Crosetto sull’utilizzo della base di Sigonella da parte degli Stati Uniti, il governo è pronto a “mettere i puntini sulle i”. La prossima settimana – presumibilmente martedì 7 aprile – il ministro della Difesa riferirà in Parlamento l’utilizzo delle basi militari italiane da parte degli USA.
Caso Sigonella, Crosetto si esprimerà sull’uso delle basi militari
Per quanto riguarda l’aspetto diplomatico, Palazzo Chigi ha assicurato che i rapporti con Washington non sono cambiati. Come ha ribadito in queste ore un portavoce del Diparimento della Guerra USA all’Ansa, “gli accordi di cooperazione tra le forze armate italiane e statunitensi rimangono solidi”.
“Il comando europeo degli Stati Uniti ospita regolarmente velivoli militari statunitensi in transito (e il relativo personale) in conformità con gli accordi di accesso, stazionamento e sorvolo stipulati con gli alleati e i partner, tra cui l’Italia“.
Lo stesso ministro per gli Affari europei, Tommaso Foti, sempre parlando dell’episodio della scorsa settimana, sottolinea che non c’è stata alcuna anomalìa: “Si è fatto quanto detto nel corso dell’ultimo Consiglio europeo”.
Dall’Italia nessun velivolo armato: l’accordo
Per un tacito via libera è necessario che i velivoli non decollino dalla base in Italia per condurre azioni offensive in teatri di guerra. Se il bombardiere dello scorso venerdì fosse decollato da Sigonella senza essere armato, si sarebbe trattato di un utilizzo logistico della base, ragion per cui non sarebbe stato necessario affidarsi a un’autorizzazione delle autorità italiane.
Questa opzione permetterebbe, comunque, una triangolazione dei velivoli in altri Paesi Nato (e non) dove valgono altre regole e dove invece sarebbe magari possibile armare i mezzi e utilizzare specifici strumenti di attacco.
Il caso della guerra in Iraq
Esiste già un precedente simile. Al 2003 risale un caso sui paracadutisti americani della 173esima Brigata Aviotrasportata della caserma di Ederle, che svolsero un ruolo centrale e operativo nelle prime fasi della guerra in Iraq.
“Secondo i trattati non potevano partire dalla base Usa di Aviano per andare direttamente in Iraq, che all’epoca era teatro di guerra. Decollarono dalla base di Aviano ma non furono direttamente paracadutati per il combattimento in quel Paese. Infatti, atterrarono prima in un altro Stato non convolto dalla guerra”, ricorda l’ex capo di Stato maggiore della Difesa, Vincenzo Camporini.
Fonte foto Ansa Sicilia




