Giudizio universale: incontro tra “Benedetto Radice” e Accademia Balletto Siciliano

Giudizio universale: incontro tra “Benedetto Radice” e Accademia Balletto Siciliano

BRONTE – Arriva per tutti il momento in cui ci si domanda quale possa essere il fine ultimo dei nostri giorni, ponendosi l’annosa domanda dell’esistenza di Dio, risolvendola con la Fede o con mille altre domande. La tradizione religiosa ebraico-cristiana pone nella valle di Giosafat il luogo dove Dio giudicherà le anime dei buoni o dei cattivi, degli eletti o no, ponendo così termine alla Storia.  È forse anche il tema più trattato dagli artisti di tutti i tempi che da Coppo di Marcovaldo, a Giotto, alle sculture gotiche dei portali francesi a Michelangelo, giunge fine a noi. Ed è in questo ricco filone iconografico che si inserisce, senza timori, il lavoro di Antonio Lombardo (coadiuvato nella regia da Vittorio Zozzo), che ha messo in scena con gli allievi dell‘I.I.S.S. “Benedetto Radice” di Bronte e l’Accademia Balletto Siciliano l’omonimo spettacolo di teatro e danza.

La rappresentazione, in due tempi, gremita di immagini, luci e suoni (andata in scena nel Teatro comunale cittadino lo scorso 28 giugno), prende le mosse dall’opera creatrice di Dio, che per tappe progressive conduce all’Uomo. Ed è proprio nel compimento finale che si consuma il dissidio interiore tra bene e male, il rapporto tra sentire soggettivo e ruolo sociale. La coscienza, che rimane sospesa tra tentazione e volontà, si fa quindi attesa del giudizio che ne decreterà la sua salvezza.

Un testo “apocrifo” e d’impatto che riesce a mettere in dialogo, per ruoli inversi, coralità e individualismo. Giocato più sul piano psicologico che dogmatico-fideistico, più sull’espressione artistica libera che sulla rigida prosa di scena.

I tredici alunni partecipanti al laboratorio teatrale, voluto dal dirigente del “Radice” Maria Pia Calanna e coordinato con passione da Pina Lipari, hanno potuto così offrire alla cittadinanza la “prima” di un’immagine scritturale, che nella sua tensione viva e radicale continua ad essere al centro di caliginose e illuminanti ricerche di senso.

L’attività condotta durante l’anno, a integrazione dell’offerta formativa e del curriculum particolare, ha inteso contribuire alla formazione e sviluppo nei ragazzi di una personalità armonica aperta a relazioni ed emozioni, competenze scenico – linguistiche, potenziamento ed esplorazione della triade gesto – parola – suono.

Linguaggio, sperimentazione, trasposizione scenica paiono essere, quindi, le parole chiave di questo Dies irae postmoderno, che ha offerto un’opportunità di incontro tra giovani artisti che si avviano a operare per il progresso culturale del territorio e hanno atteso a lungo l’ultimo giorno, di scuola… s’intende! 

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